Scarto, aggio e disaggio di emissione: cosa sono

InvestireA cura della Redazione🔄 Aggiornato il 13 ottobre 2026⏱ 5 min di lettura

Lo scarto di emissione (o disaggio) è la differenza positiva tra il valore di rimborso di un'obbligazione e il prezzo a cui viene emessa: se un titolo da 100 euro di valore nominale viene collocato a 96, lo scarto è di 4 euro. Quando accade il contrario, cioè il prezzo di emissione supera il valore di rimborso, si parla di aggio di emissione.

In pratica sono due facce della stessa medaglia: indicano se l'obbligazione è stata sottoscritta "sotto la pari" (disaggio) o "sopra la pari" (aggio). Capire la differenza serve per calcolare correttamente il rendimento effettivo di un titolo, perché la cedola racconta solo una parte della storia.

Come funzionano scarto e aggio di emissione

Quando un emittente colloca un'obbligazione, fissa tre elementi: il valore nominale, la cedola e il prezzo di emissione. Se il prezzo coincide con il nominale si dice che il titolo è emesso alla pari. Se è diverso, nasce uno scarto o un aggio.

  • Emissione sotto la pari: prezzo di emissione inferiore al valore di rimborso. La differenza è lo scarto (disaggio) e rappresenta un guadagno aggiuntivo per chi sottoscrive, perché a scadenza incassa più di quanto ha pagato.
  • Emissione alla pari: prezzo uguale al rimborso. Nessuno scarto, nessun aggio.
  • Emissione sopra la pari: prezzo superiore al rimborso. La differenza è l'aggio e riduce il rendimento di chi sottoscrive, perché a scadenza recupera meno di quanto ha versato.

Il motivo per cui si emette sotto o sopra la pari è quasi sempre l'allineamento al mercato: se la cedola proposta è più bassa dei rendimenti richiesti dagli investitori, il prezzo scende per compensare; se è più alta, il prezzo può salire.

Disaggio di emissione: esempio svolto

Ecco un esempio ipotetico, con numeri inventati solo per illustrare il meccanismo.

  1. Un'obbligazione ha valore nominale di 1.000 euro, durata 3 anni e cedola annua del 2% (20 euro l'anno).
  2. Viene emessa a 97, cioè a 970 euro per ogni titolo.
  3. A scadenza rimborsa 1.000 euro: lo scarto di emissione è 1.000 − 970 = 30 euro.
  4. Il guadagno totale per il sottoscrittore che tiene il titolo fino a scadenza è: cedole 3 × 20 = 60 euro, più lo scarto 30 euro, quindi 90 euro su 970 investiti.

Il rendimento complessivo sull'intera durata è dunque 90 / 970, circa il 9,28% in tre anni, ben diverso dal "2%" che si legge in cedola. Per un calcolo preciso del rendimento annuo serve il tasso di rendimento effettivo a scadenza: puoi provare con il calcolatore YTM delle obbligazioni.

Aggio di emissione: l'effetto opposto

Con lo stesso titolo emesso a 102, cioè a 1.020 euro, la situazione si ribalta. A scadenza vengono rimborsati 1.000 euro, quindi c'è un aggio di 20 euro che l'investitore "perde" in conto capitale.

  • Cedole incassate in 3 anni: 60 euro.
  • Differenza tra rimborso e prezzo pagato: 1.000 − 1.020 = −20 euro.
  • Risultato complessivo: 60 − 20 = 40 euro su 1.020 investiti.

Verifica: 40 / 1.020 è circa il 3,92% sull'intero periodo, molto meno del caso con disaggio. A parità di cedola, quindi, il prezzo di emissione cambia in modo sostanziale il rendimento.

Il caso delle obbligazioni zero coupon

Lo scarto di emissione è l'unica fonte di guadagno nelle obbligazioni zero coupon, che non pagano cedole. Si comprano a un prezzo inferiore al nominale e si incassa il nominale a scadenza.

Esempio ipotetico: un titolo zero coupon da 100 euro di nominale, scadenza due anni, viene emesso a 90. Lo scarto è 10 euro. Il rendimento annuo composto si ricava da (100 / 90)^(1/2) − 1, che dà circa il 5,41% annuo. Controprova: 90 × 1,0541 × 1,0541 è circa 100.

Scarto, aggio e tassazione

Lo scarto di emissione fa parte del rendimento finanziario del titolo e, in generale, è trattato fiscalmente come reddito di capitale insieme alle cedole. Per i titoli di Stato l'aliquota è il 12,5%, per gli altri redditi finanziari il 26%. Le modalità precise di calcolo e di applicazione dell'imposta dipendono però dal tipo di titolo e dal regime di custodia: verifica le regole aggiornate o consulta un professionista. Per un quadro più ampio sulle imposte puoi leggere come funziona un conto titoli.

Come usare questi concetti nella pratica

  • Non fermarti alla cedola: confronta sempre il rendimento a scadenza, che include prezzo di acquisto e rimborso.
  • Se compri sul mercato secondario, il tuo "scarto" non è quello dell'emissione, ma la differenza tra prezzo che paghi e valore di rimborso. Sul tema vedi valore nominale, prezzo di carico e prezzo di riscatto.
  • Ricorda che un prezzo sotto la pari può riflettere un rischio maggiore, non solo un'occasione: controlla il rating dell'emittente.

Un errore frequente: leggere solo la cedola

Molti risparmiatori valutano un'obbligazione guardando esclusivamente la cedola nominale. Così facendo si ignora la componente di guadagno o di perdita che nasce dal prezzo di emissione. Due titoli con la stessa cedola e la stessa scadenza possono avere rendimenti molto diversi se uno è emesso sotto la pari e l'altro sopra. Prima di confrontare, conviene sempre riportare tutto a un unico indicatore, il rendimento effettivo annuo, che combina cedole, prezzo pagato e valore di rimborso. È lo stesso ragionamento che si applica quando si acquista un titolo sul mercato secondario, dove il prezzo cambia ogni giorno e lo scarto o l'aggio si calcolano rispetto al prezzo di acquisto.

Domande frequenti

Cosa significa disaggio di emissione?

Significa che un'obbligazione viene emessa a un prezzo inferiore al valore con cui sarà rimborsata. La differenza, detta anche scarto di emissione, è un guadagno in conto capitale per chi sottoscrive e tiene il titolo fino alla scadenza.

Qual è la differenza tra aggio e disaggio?

Il disaggio è la differenza tra rimborso e prezzo di emissione quando il prezzo è inferiore al rimborso. L'aggio è la differenza opposta, quando si paga più di quanto verrà rimborsato. Il primo aumenta il rendimento, il secondo lo riduce.

Le obbligazioni emesse sotto la pari rendono sempre di più?

Non necessariamente. Un prezzo di emissione basso può compensare una cedola ridotta oppure riflettere un rischio di credito più alto. Per confrontare titoli diversi conviene guardare il rendimento effettivo a scadenza, non il solo prezzo.

Lo scarto di emissione viene tassato?

In generale rientra tra i redditi finanziari, con le aliquote che dipendono dal tipo di emittente. Le regole di dettaglio possono variare: verifica le regole aggiornate o rivolgiti a un professionista.

Contenuto a scopo informativo: non costituisce consulenza finanziaria.

📚 Fonti ufficiali

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