"Regime Forfettario vs Regime Ordinario: confronto 2026"

A cura della Redazione · Aggiornato il 24 agosto 2026 · 10 min di lettura

Aprire una partita IVA significa fare subito una scelta che condizionerà le tasse che pagherai per anni: regime forfettario o regime ordinario? Si tratta di due sistemi fiscali profondamente diversi, con vantaggi e svantaggi ben precisi a seconda del fatturato, della tipologia di spese sostenute e degli obiettivi di crescita del tuo business. Nel 2026 le regole restano consolidate — limite di 85.000 euro per il forfettario, aliquote IRPEF aggiornate con la riforma L.199/2025 per l'ordinario — ma la scelta non è mai banale. Questo articolo ti guida nel confronto in modo chiaro, con dati aggiornati e scenari pratici, per aiutarti a capire quale regime fa al caso tuo.

In sintesi: 3 differenze chiave
  • Aliquota flat vs progressiva: il forfettario applica un'unica aliquota del 15% (5% per i primi 5 anni di attività); l'ordinario usa le aliquote IRPEF progressive dal 23% al 43%.
  • Spese deducibili: nel forfettario le spese non si deducono analiticamente — si applica un coefficiente di redditività prestabilito per categoria; nell'ordinario tutte le spese inerenti all'attività sono deducibili al 100% (o nelle percentuali di legge).
  • IVA e adempimenti: il forfettario è esonerato da IVA, fatturazione elettronica verso privati e la maggior parte degli adempimenti contabili; l'ordinario prevede gestione IVA completa, liquidazioni periodiche e contabilità ordinaria o semplificata.

Cos'è il Regime Forfettario

Il regime forfettario è il regime agevolato introdotto dalla Legge 190/2014 e progressivamente rafforzato. Nel 2026 può accedervi chi ha conseguito nell'anno precedente ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro (soglia unica per tutte le categorie di attività). Superata questa soglia — oppure se durante l'anno si supera la soglia di 100.000 euro — si fuoriesce immediatamente dal regime.

Il meccanismo di calcolo è semplice: al fatturato lordo si applica un coefficiente di redditività variabile per categoria (ad esempio 78% per i professionisti, 40% per il commercio al dettaglio, 67% per gli artigiani). Il risultato è il reddito imponibile forfettizzato, su cui si applicano le aliquote:

  • 15% per i contribuenti già avviati
  • 5% per i primi 5 anni di attività (se si rispettano le condizioni di "start-up")

Su questo imponibile si calcolano anche i contributi previdenziali INPS, che a loro volta riducono il reddito imponibile. Non c'è IRAP, non c'è obbligo di registrazione contabile analitica, e — salvo eccezioni (es. operazioni con soggetti esteri) — non si applica l'IVA sulle fatture emesse né si detrae l'IVA sugli acquisti.

Dal 2024 vige l'obbligo di fatturazione elettronica anche per i forfettari (salvo poche eccezioni residue), quindi l'esonero dagli adempimenti si è parzialmente ridotto, ma la semplicità gestionale rimane nettamente superiore rispetto all'ordinario.

Pro del regime forfettario:

  • Aliquota flat bassa (15%, o 5% start-up): tassazione certa e prevedibile
  • Nessuna IVA da applicare: prezzi più competitivi verso i consumatori finali (B2C)
  • Adempimenti contabili ridotti: meno costi di commercialista
  • Nessuna IRAP
  • Contributi INPS ridotti del 35% per artigiani e commercianti (regime contributivo agevolato)

Contro del regime forfettario:

  • Nessuna deduzione analitica delle spese: se hai costi elevati, potresti pagare più tasse del dovuto
  • Limite di 85.000 euro: la crescita è frenata o richiede il passaggio all'ordinario
  • IVA non detraibile sugli acquisti: penalizza chi ha molte spese IVA (attrezzature, forniture)
  • Impossibilità di applicare detrazioni IRPEF (mutuo, spese mediche, ecc.) sul reddito d'impresa
  • Non adatto a chi lavora prevalentemente in B2B con grandi aziende soggette a split payment

Cos'è il Regime Ordinario

Il regime ordinario (detto anche "regime normale") si suddivide in contabilità ordinaria e contabilità semplificata. Quest'ultima è accessibile alle imprese individuali e ai professionisti con ricavi annui fino a 500.000 euro (prestazioni di servizi) o 800.000 euro (altre attività). Sopra tali soglie scatta l'obbligo della contabilità ordinaria.

In entrambi i casi, la tassazione sul reddito avviene tramite IRPEF progressiva, con le aliquote 2026 stabilite dalla Legge 199/2025:

  • 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
  • 33% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro

A questi si aggiungono le addizionali regionali e comunali (variabili da comune a comune, mediamente 1,5–3,5%), l'IRAP (per le imprese con autonoma organizzazione, aliquota ordinaria 3,9%, salvo riduzioni regionali) e i contributi INPS calcolati sul reddito effettivo.

Il punto di forza del regime ordinario è la deducibilità analitica delle spese: affitti, stipendi di dipendenti, acquisto di beni strumentali (con ammortamento), consulenze, spese di marketing, interessi passivi, automezzi (nei limiti di legge) e qualunque costo inerente all'attività. Si porta in deduzione anche il compenso dell'amministratore per le società, gli oneri previdenziali, e così via. Chi ha spese elevate può ridurre drasticamente la base imponibile.

L'IVA nel regime ordinario è un elemento neutro per il soggetto passivo: si addebita ai clienti e si detrae sugli acquisti, versando all'Erario solo la differenza. Tuttavia genera adempimenti mensili o trimestrali (liquidazioni, spesometro, comunicazioni Lipe) e richiede una gestione contabile strutturata.

Pro del regime ordinario:

  • Deducibilità piena delle spese analitiche: conveniente con costi aziendali elevati
  • Nessun limite di fatturato: adatto alla crescita illimitata del business
  • IVA detraibile sugli acquisti: vantaggio per chi acquista beni/servizi con IVA
  • Accesso a detrazioni e deduzioni IRPEF personali
  • Possibilità di assumere dipendenti con struttura contabile adeguata

Contro del regime ordinario:

  • Aliquote IRPEF più elevate (fino al 43% + addizionali) per redditi medio-alti
  • Adempimenti contabili e fiscali complessi: costi del commercialista più alti
  • Gestione IVA con liquidazioni periodiche e versamenti
  • IRAP aggiuntiva per soggetti con autonoma organizzazione
  • Tassazione meno prevedibile: dipende dal reddito effettivo anno per anno

Confronto diretto: Regime Forfettario vs Regime Ordinario

Criterio Regime Forfettario Regime Ordinario
Aliquota sul reddito 15% flat (5% primi 5 anni) 23% / 33% / 43% (IRPEF progressiva)
Limite di accesso 85.000 EUR di ricavi/compensi Nessun limite di fatturato
Deduzione spese Forfettaria (coefficiente per categoria) Analitica al 100% (nei limiti di legge)
IVA Esonerato (non si applica né si detrae) Applicazione e gestione IVA completa
IRAP Non dovuta Dovuta (se presente autonoma organizzazione), aliquota 3,9% ordinaria
Adempimenti contabili Ridotti (registro incassi/pagamenti, fatture elettroniche) Completi: libro giornale, registro IVA, liquidazioni, Lipe
Contributi INPS Riduzione del 35% per artigiani/commercianti (regime agevolato) Aliquota ordinaria sul reddito effettivo
Detrazioni IRPEF personali Non applicabili al reddito da forfettario Applicabili (mutuo, spese mediche, figli a carico, ecc.)

Quando scegliere il Regime Forfettario

1. Sei un freelance o professionista con poche spese deducibili. Se lavori principalmente con la tua testa — consulente, copywriter, traduttore, sviluppatore software, coach — e hai spese di esercizio contenute (laptop, abbonamenti software, qualche corso di formazione), il forfettario è quasi sempre conveniente. Il coefficiente del 78% applicato ai compensi dei professionisti compensa bene le spese reali medie della categoria, e l'aliquota al 15% batte nettamente la progressione IRPEF su redditi fino a 50.000-60.000 euro.

2. Sei all'inizio dell'attività (start-up). I primi 5 anni con l'aliquota al 5% rappresentano un vantaggio fiscale straordinario. Su un reddito imponibile di 30.000 euro, pagheresti circa 1.400 euro di IRPEF forfettaria contro circa 7.300 euro di IRPEF ordinaria. Il risparmio si traduce in liquidità disponibile per investire nella crescita del business.

3. Lavori prevalentemente con clienti privati (B2C). Non applicare l'IVA ti permette di offrire prezzi finali più bassi rispetto alla concorrenza in regime ordinario, o di mantenere la stessa marginalità. Questo è un vantaggio competitivo diretto nel B2C.

4. Vuoi semplificare la gestione fiscale e abbattere i costi del commercialista. Se il tuo obiettivo è un'attività snella con bassi costi fissi, il forfettario riduce sensibilmente la complessità amministrativa e il tempo dedicato agli adempimenti, permettendoti di concentrarti sul core business.

Quando scegliere il Regime Ordinario

1. Hai spese aziendali elevate e documentabili. Se la tua attività richiede l'acquisto di attrezzature, merci, il pagamento di collaboratori, l'affitto di locali commerciali o spese di marketing significative, la deduzione analitica può abbattere il reddito imponibile in modo molto più efficace del forfettario. In alcuni settori (es. commercio, edilizia) le spese superano il 60-70% del fatturato: la deduzione reale supera ampiamente quella forfettaria, rendendo l'ordinario conveniente anche con aliquote più alte.

2. Il tuo fatturato supera i 85.000 euro o prevedi di superarlo a breve. Il limite del forfettario non è negoziabile. Se sei in una fase di crescita accelerata, pianificare fin da subito la transizione all'ordinario evita brutte sorprese fiscali. Superare la soglia di 100.000 euro in corso d'anno comporta l'uscita immediata dal regime con obbligo di applicare l'IVA da subito.

3. Lavori in B2B con grandi aziende soggette a split payment o reverse charge. In questi contesti, l'assenza di IVA del forfettario può complicare i rapporti commerciali o ridurre il vantaggio competitivo, poiché molte aziende preferiscono fornitori in regime ordinario per la gestione fluida dell'IVA.

4. Hai redditi personali elevati con molte detrazioni IRPEF. Se hai un mutuo importante, carichi di famiglia numerosi o spese sanitarie significative, nel regime ordinario puoi portare in detrazione questi oneri riducendo l'IRPEF complessiva. Nel forfettario queste detrazioni non si applicano al reddito d'impresa, azzerando di fatto il beneficio fiscale personale.

Verdetto finale

Non esiste un regime "migliore" in assoluto: la scelta dipende dalla tua situazione specifica. Come regola empirica:

  • Se il tuo fatturato è sotto i 50.000-60.000 euro e hai spese contenute, il forfettario conviene quasi sempre, specialmente nei primi anni al 5%.
  • Se sei vicino alla soglia degli 85.000 euro o hai spese deducibili che superano il coefficiente forfettario della tua categoria, vale la pena fare un'analisi numerica precisa con il tuo commercialista.
  • Se punti a crescere oltre gli 85.000 euro o hai una struttura di costi rilevante, l'ordinario diventa inevitabile e spesso più vantaggioso.

In ogni caso, il confronto va fatto con dati reali — i tuoi ricavi, le tue spese effettive, la tua situazione familiare — e aggiornato ogni anno. Le norme fiscali cambiano, i comportamenti di spesa evolvono, e quello che conveniva ieri potrebbe non convenire domani. Affidarsi a un professionista abilitato (commercialista o consulente del lavoro) per un'analisi personalizzata è sempre la scelta più sicura.

Domande frequenti

Posso passare dal regime forfettario all'ordinario in qualsiasi momento?

Sì, ma con alcune regole. Se esci volontariamente dal forfettario, puoi farlo all'inizio di ogni anno fiscale. Se esci per superamento della soglia degli 85.000 euro, dal 2024 la fuoriuscita avviene dall'anno successivo (salvo superamento dei 100.000 euro in corso d'anno, nel qual caso la fuoriuscita è immediata). Tornare al forfettario dopo essere usciti volontariamente è possibile solo dopo un triennio.

Nel forfettario posso detrarre le spese del commercialista?

No. Nel regime forfettario non si deducono spese analitiche: né la parcella del commercialista, né l'acquisto di un computer, né le spese di telefonia. Il coefficiente forfettario della tua categoria presuppone già una quota di spese "medie" per quella tipologia di attività. Tuttavia, se il tuo commercialista lavora sul tuo business in regime forfettario, il suo compenso è comunque deducibile dal reddito complessivo ai fini delle detrazioni IRPEF personali, nei limiti di legge.

Come si calcola concretamente il risparmio fiscale con il forfettario?

Esempio pratico: professionista con 40.000 euro di fatturato annuo, coefficiente 78%.
— Reddito imponibile forfettario: 40.000 × 78% = 31.200 euro
— Imposta forfettaria (15%): 4.680 euro
— In regime ordinario (ipotizzando spese reali del 20%): imponibile 32.000 euro, IRPEF: 6.440 euro (23% su 28.000 + 33% su 4.000) + addizionali ~500 euro = circa 6.940 euro
Il risparmio stimato è di oltre 2.200 euro annui, esclusi i contributi INPS che potrebbero anche loro differire tra i due regimi. Si tratta di un esempio puramente illustrativo: ogni situazione va calcolata sui dati reali.

Il regime forfettario è compatibile con un lavoro dipendente?

Sì, con alcune limitazioni. Chi ha un contratto di lavoro dipendente può aprire una partita IVA in forfettario, purché i ricavi da lavoro dipendente con il medesimo datore di lavoro non superino i 30.000 euro lordi annui. Se li superano, non si può accedere al forfettario. Tuttavia, avere contemporaneamente redditi da lavoro dipendente e forfettario non permette di cumulare le detrazioni IRPEF su entrambi i redditi.

Cosa succede se supero i 85.000 euro in corso d'anno?

Se superi la soglia di 85.000 euro ma rimani sotto i 100.000 euro, esci dal regime forfettario dall'anno successivo. Se invece superi i 100.000 euro in corso d'anno, la fuoriuscita è immediata: da quel momento devi applicare l'IVA su tutte le fatture emesse nel restante periodo dell'anno, con obbligo di rettifica della detrazione IVA sugli acquisti già effettuati. Pianificare questo scenario per tempo con il proprio commercialista è fondamentale.


Disclaimer: questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza fiscale, legale o professionale. Le informazioni riportate sono basate sulla normativa vigente al momento della pubblicazione (agosto 2026) e potrebbero essere soggette a modifiche legislative successive. Prima di prendere decisioni fiscali, consultare sempre un commercialista o un consulente del lavoro abilitato. iofacciosoldi.com non si assume responsabilità per eventuali decisioni prese sulla base dei contenuti di questo articolo.