Partita IVA forfettaria: quanto si paga davvero

A cura della Redazione · Aggiornato il 28 giugno 2026 · 7 min di lettura

Aprire una partita IVA in regime forfettario è spesso la prima scelta di chi inizia a lavorare come freelance, consulente o piccolo imprenditore in Italia. Ma quanto si paga davvero tra tasse e contributi INPS? La risposta dipende dal codice ATECO, dal volume di ricavi e dall'anzianità dell'attività. In questa guida analizziamo il meccanismo del forfettario 2026 con esempi concreti, così da avere un'idea chiara di cosa resta in tasca a fine anno.

Come funziona il regime forfettario nel 2026

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato riservato a persone fisiche che svolgono attività d'impresa o professionale con ricavi annui non superiori a 85.000 euro. Chi aderisce non addebita IVA al cliente né la versa allo Stato, non tiene contabilità ordinaria e paga un'unica imposta sostitutiva in luogo di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP.

Per approfondire i requisiti di accesso e le cause di esclusione, leggi la guida su come funziona il regime forfettario.

Il calcolo delle imposte si articola in tre passaggi fondamentali:

  1. Applicazione del coefficiente di redditività ai ricavi lordi per ottenere il reddito imponibile forfettario.
  2. Deduzione dei contributi INPS versati nell'anno dal reddito imponibile.
  3. Applicazione dell'imposta sostitutiva (15% o 5%) alla base imponibile netta risultante.

Coefficienti di redditività: la chiave del calcolo fiscale

Nel regime forfettario non si deducono le spese effettivamente sostenute. Al posto di queste, la legge applica un coefficiente di redditività differente per ogni macrocategoria di attività, individuata tramite il codice ATECO. Moltiplicando i ricavi lordi per il coefficiente si ottiene il reddito imponibile su cui si calcola l'imposta.

I coefficienti più diffusi sono (a titolo indicativo; verificare sempre il proprio codice ATECO specifico):

  • Attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti, informatici, avvocati, commercialisti, designer…): 78%
  • Artigiani: 67%
  • Costruzioni e attività immobiliari: 86%
  • Intermediari del commercio: 62%
  • Commercio al dettaglio e ambulanti: 40%
  • Servizi di alloggio e ristorazione: 40%
  • Altre attività economiche e di servizio: 67%

Un coefficiente elevato significa che lo Stato presume una quota minima di spese deducibili. Chi ha costi reali consistenti (affitti, attrezzature, materiali) può trovare il forfettario meno vantaggioso rispetto alla contabilità semplificata ordinaria, proprio perché le spese effettive non vengono riconosciute. Per fare i calcoli in autonomia è disponibile il calcolatore partita IVA forfettario di questo sito.

Imposta sostitutiva: quando si applica il 15% e quando il 5%

L'aliquota ordinaria dell'imposta sostitutiva nel regime forfettario è del 15%. Chi avvia una nuova attività può tuttavia beneficiare di un'aliquota ridotta al 5% per i primi cinque anni, purché ricorrano le seguenti condizioni:

  • Non si sia esercitata nei tre anni precedenti un'attività artistica, professionale o d'impresa, anche in forma associata o familiare.
  • L'attività avviata non sia la mera prosecuzione di un'attività precedentemente svolta come lavoratore dipendente o autonomo (salvo eccezioni previste dalla legge).
  • Se si rileva un'impresa da terzi, i ricavi del periodo precedente non superino la soglia di 85.000 euro.

Il risparmio generato dall'aliquota al 5% è notevole. Su una base imponibile di 20.000 euro la differenza è di 2.000 euro in meno di tasse ogni anno (1.000€ invece di 3.000€). Considerando i cinque anni agevolati, il risparmio complessivo può superare i 10.000 euro, un vantaggio significativo nelle fasi di avvio dell'attività.

Contributi INPS nel forfettario: quanto pesano e come si deducono

Oltre all'imposta sostitutiva, i titolari di partita IVA in regime forfettario versano obbligatoriamente i contributi previdenziali INPS. La gestione di appartenenza e le aliquote variano in base alla categoria professionale.

Gestione Separata INPS (liberi professionisti senza cassa)

Consulenti, informatici, copywriter, social media manager e in generale chi non è iscritto a una cassa professionale privata versa alla Gestione Separata INPS un'aliquota indicativamente intorno al 26% circa sul proprio reddito imponibile (l'aliquota esatta viene aggiornata ogni anno dall'INPS; occorre verificare quella in vigore per l'anno di competenza).

Artigiani e Commercianti

Artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS pagano contributi fissi minimi su un reddito minimale stabilito annualmente dall'istituto, più una percentuale aggiuntiva sul reddito che supera quel minimale. I contributi minimi annui si aggirano indicativamente tra 4.000 e 4.500 euro, anche per chi ha redditi bassi, rendendoli particolarmente rilevanti nelle fasi iniziali dell'attività.

Il meccanismo di deduzione

La buona notizia è che i contributi INPS versati nell'anno si deducono integralmente dal reddito imponibile prima di calcolare l'imposta sostitutiva. Questo abbatte la base imponibile e, di conseguenza, l'imposta dovuta: un meccanismo virtuoso che incentiva il versamento regolare dei contributi.

Esempi pratici: quanto resta in tasca con il forfettario

I calcoli che seguono sono a titolo puramente indicativo e semplificato. L'importo reale dipende dall'aliquota INPS aggiornata, dal codice ATECO specifico, da eventuali contributi minimi e da situazioni personali. È sempre consigliabile confrontarsi con un commercialista per una stima accurata.

Caso 1 – Consulente informatico, ricavi 30.000€, aliquota 5% (primo anno di attività)

  • Reddito imponibile: 30.000€ × 78% = 23.400€
  • Contributi Gestione Separata INPS (stima ~26%): circa 6.084€
  • Base imponibile: 23.400€ – 6.084€ = 17.316€
  • Imposta sostitutiva al 5%: circa 866€
  • Totale oneri fiscali e contributivi stimati: ~6.950€ — Netto stimato: ~23.050€

Caso 2 – Lo stesso consulente, ricavi 30.000€, aliquota 15% (dopo il quinto anno)

  • Reddito imponibile e contributi INPS invariati rispetto al caso 1.
  • Imposta sostitutiva al 15%: circa 2.597€
  • Totale oneri stimati: ~8.681€ — Netto stimato: ~21.319€

Caso 3 – Commerciante al dettaglio, ricavi 40.000€, aliquota 15%

  • Reddito imponibile: 40.000€ × 40% = 16.000€
  • Contributi INPS (stima contributi minimi + percentuale eccedente): circa 4.200€
  • Base imponibile: 16.000€ – 4.200€ = 11.800€
  • Imposta sostitutiva al 15%: circa 1.770€
  • Totale oneri stimati: ~5.970€ — Netto stimato: ~34.030€

Il confronto mostra quanto il coefficiente di redditività incida sul carico fiscale: un commerciante con ricavi superiori paga meno tasse del consulente perché lo Stato riconosce forfettariamente il 60% dei ricavi come costi. Se però i costi reali del commerciante sono inferiori a quella quota, il saldo di cassa finale potrebbe essere diverso da quanto suggeriscono le imposte.

Vantaggi e limiti del regime forfettario da conoscere

Il regime forfettario offre indubbi punti di forza:

  • Semplicità contabile e amministrativa: niente registri IVA, niente contabilità ordinaria, niente studi di settore.
  • Tassazione agevolata: 15% (o 5%) al posto di IRPEF progressiva che arriva al 43% oltre i 50.000€.
  • Nessuna IVA: zero adempimenti IVA e prezzi potenzialmente più competitivi verso i clienti privati.
  • Nessuna IRAP: imposta regionale sulle attività produttive azzerata.

Presenta però limiti da non sottovalutare:

  • Impossibilità di dedurre le spese reali (affitto ufficio, hardware, aggiornamento professionale).
  • Nessun recupero dell'IVA sugli acquisti.
  • La soglia di 85.000€ richiede un monitoraggio costante dei ricavi durante l'anno.
  • Alcuni codici ATECO con coefficiente alto possono rendere il forfettario meno conveniente rispetto alla contabilità semplificata.

Pianificare bene le entrate e le uscite permette di ottimizzare la gestione finanziaria anche da forfettario. Puoi trovare spunti pratici nella guida su come risparmiare denaro e, se vuoi far lavorare i guadagni nel tempo, nella sezione dedicata a costruire una rendita passiva.

Domande frequenti

Qual è la soglia massima di ricavi per restare nel regime forfettario 2026?

La soglia è di 85.000 euro di ricavi o compensi nell'anno solare. Se durante l'anno si supera questa cifra rimanendo sotto i 100.000 euro, si continua ad applicare il forfettario per l'anno in corso ma si deve abbandonare il regime dall'anno successivo. Se invece i ricavi superano i 100.000 euro nel corso dell'anno, si esce dal regime con effetto immediato, già per l'anno in cui avviene il superamento, con obbligo di applicazione dell'IVA sulle operazioni successive.

Chi ha già lavorato come dipendente può accedere all'aliquota del 5%?

In linea generale sì: avere un precedente rapporto di lavoro dipendente non preclude l'accesso all'aliquota agevolata al 5%, a meno che l'attività in partita IVA non sia la mera prosecuzione della stessa identica attività svolta da dipendente. Ad esempio, un impiegato bancario che apre una partita IVA come consulente web può accedere al 5%. Trattandosi di una valutazione non sempre immediata, è indispensabile verificare la propria situazione specifica con un commercialista prima dell'apertura.

I contributi INPS si pagano anche con il forfettario?

Sì, i contributi previdenziali INPS sono obbligatori per tutti i titolari di partita IVA, compresi i forfettari. Non esiste alcuna esenzione contributiva legata al regime fiscale. I contributi si calcolano sul reddito imponibile forfettario e, una volta versati, vengono dedotti dalla stessa base imponibile prima di applicare l'imposta sostitutiva, abbattendo in parte il carico fiscale complessivo.

Il forfettario conviene se ho molte spese di lavoro?

Non necessariamente. Nel forfettario le spese deducibili sono determinate in modo forfettario dal coefficiente di redditività e non corrispondono alle spese reali. Se le tue spese effettive superano la quota forfettaria riconosciuta (ad esempio per un professionista con coefficiente 78%, lo Stato deduce forfettariamente solo il 22% dei ricavi come costi), potresti pagare più imposte con il forfettario rispetto al regime di contabilità semplificata ordinaria. Un'analisi personalizzata con un professionista è sempre la strada consigliata.

Come si apre la partita IVA in regime forfettario?

L'apertura della partita IVA in regime forfettario si effettua presentando all'Agenzia delle Entrate il modello AA9/12, indicando il codice ATECO dell'attività e optando per il regime forfettario. La procedura è gratuita e può essere completata online tramite il sito dell'Agenzia delle Entrate, tramite un intermediario abilitato (commercialista o CAF) oppure di persona presso uno sportello. Per una guida passo-passo consulta l'articolo su come aprire la partita IVA.

Questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza fiscale, contabile o professionale. Le aliquote, i coefficienti di redditività, le soglie e la normativa sul regime forfettario possono essere soggetti a modifiche legislative o di prassi: verifica sempre le informazioni aggiornate con un commercialista abilitato o direttamente con l'Agenzia delle Entrate prima di prendere qualsiasi decisione. Lavorare in proprio comporta responsabilità fiscali, contributive ed economiche che variano in base alla situazione individuale.