Regime forfettario vs ordinario: quale scegliere nel 2026

A cura della Redazione · Aggiornato il 8 agosto 2026 · 10 min di lettura

Se lavori come freelance o stai per aprire la partita IVA, la prima decisione fiscale che devi affrontare è anche una delle più importanti: regime forfettario o contabilità ordinaria? La scelta sbagliata può costarti migliaia di euro l'anno, non perché uno dei due sia intrinsecamente "cattivo", ma perché ogni regime funziona meglio in situazioni diverse. In questo articolo trovi un confronto completo, aggiornato alle regole 2026, per capire quale fa al caso tuo.

Come funziona il regime forfettario nel 2026

Il regime forfettario è il regime agevolato pensato per lavoratori autonomi e imprenditori individuali con ricavi annui entro i 85.000 euro. È il regime di default per chi apre una nuova partita IVA rispettando i requisiti, e oggi è scelto da oltre 2 milioni di contribuenti italiani.

Il meccanismo è semplice: invece di tassare il reddito effettivo (ricavi meno costi reali), il fisco applica un coefficiente di redditività ai tuoi ricavi lordi. Il reddito imponibile risultante viene poi tassato con un'aliquota fissa, la cosiddetta "tassa piatta".

Il coefficiente di redditività per categoria

Il coefficiente varia in base al codice ATECO della tua attività. Ecco i principali:

  • 78% – 86%: attività professionali (consulenti, avvocati, architetti, commercialisti, informatici, copywriter, graphic designer)
  • 67%: artigiani e alcune attività di servizi
  • 54%: commercio al dettaglio di alimentari e bevande
  • 40%: commercio al dettaglio non alimentare e attività di intermediazione

Esempio pratico: un web designer con ATECO 62.01 ha un coefficiente del 78%. Se fattura 50.000 euro, il reddito imponibile è 50.000 × 78% = 39.000 euro.

Aliquote: 15% o 5%?

Sul reddito imponibile così calcolato si applica:

  • 5% per i primi 5 anni di attività, se non hai esercitato attività d'impresa o professione autonoma nei 3 anni precedenti l'apertura della partita IVA (e altre condizioni specifiche)
  • 15% a regime ordinario

Tornando all'esempio: 39.000 euro × 15% = 5.850 euro di imposta sostitutiva. Se fosse nel periodo agevolato al 5%, l'imposta sarebbe di soli 1.950 euro.

I contributi previdenziali nel forfettario

Se sei iscritto alla Gestione Separata INPS (la maggior parte dei freelance), i contributi si calcolano sul reddito imponibile forfettario (non sui ricavi lordi). L'aliquota 2026 per i non pensionati senza altra copertura previdenziale è circa il 26,07%. Applicando la riduzione del 35% prevista per i forfettari con determinate condizioni, l'aliquota effettiva scende a circa il 17%. Verifica sempre la tua posizione con un commercialista perché le casistiche variano.

Per approfondire tutto il funzionamento del regime, leggi la nostra guida completa su come funziona il regime forfettario.

Come funziona la contabilità ordinaria (regime ordinario)

Con la contabilità ordinaria — che comprende anche la contabilità semplificata per chi non supera determinate soglie — il reddito tassabile è quello reale: ricavi meno costi effettivi e deducibili. Su questo reddito si applica l'IRPEF progressiva con le aliquote 2026:

  • 23% fino a 28.000 euro
  • 33% da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro

A queste si aggiungono le addizionali regionali e comunali (mediamente tra l'1,5% e il 3,5% a seconda del comune di residenza), oltre ai contributi INPS calcolati sul reddito effettivo.

Cosa si può dedurre in regime ordinario

Il vantaggio principale del regime ordinario è la possibilità di dedurre i costi reali:

  • Affitto ufficio o quota del canone di locazione per uso misto
  • Computer, attrezzature, software, abbonamenti professionali
  • Spese di formazione e aggiornamento professionale
  • Contributi previdenziali obbligatori e facoltativi
  • Compensi pagati a collaboratori o dipendenti
  • Spese per trasferte, auto (nei limiti di legge), telefono (al 50%)
  • Assicurazioni professionali

In regime ordinario puoi anche scaricare le detrazioni personali IRPEF: carichi di famiglia, mutuo prima casa, spese mediche, spese scolastiche, ecc. Nel forfettario queste detrazioni non si applicano.

Confronto diretto: quando conviene il forfettario

La domanda giusta non è "qual è il regime migliore in assoluto" ma "qual è il regime migliore per la mia situazione". Ecco i fattori chiave da valutare.

I costi della tua attività sono bassi

Il regime forfettario assume costi fissi in base al coefficiente. Se i tuoi costi reali sono inferiori alla percentuale forfettizzata, stai pagando meno tasse di quanto faresti in ordinario. Un consulente che fattura 60.000 euro con costi reali di 3.000 euro (5%) paga le tasse su 60.000 × 78% = 46.800 euro. In ordinario pagherebbe su 60.000 - 3.000 = 57.000 euro, con aliquote progressive ben più alte del 15%.

I tuoi ricavi sono sotto i 85.000 euro

Il limite di accesso al forfettario è 85.000 euro di ricavi annui. Se superi questa soglia durante l'anno, fuoriusci dal regime nell'anno successivo. Se superi i 100.000 euro, la fuoriuscita è immediata nell'anno stesso. Pianifica con anticipo per non trovarti impreparato.

Stai iniziando e hai i requisiti per il 5%

Se puoi accedere all'aliquota del 5% per i primi 5 anni, il forfettario è quasi sempre la scelta migliore, a meno che tu non abbia costi elevatissimi da dedurre. Il risparmio fiscale è notevole e ti permette di accumulare liquidità nei primi anni più critici dell'attività. Leggi anche come aprire la partita IVA per non commettere errori dall'inizio.

Non hai detrazioni personali importanti da perdere

Se hai un mutuo importante, figli a carico, spese mediche elevate o altri elementi che generano detrazioni IRPEF significative, il forfettario ti fa perdere questi vantaggi. In certi casi, anche con ricavi relativamente bassi, l'ordinario può risultare più conveniente perché le detrazioni abbattono l'imposta netta.

Quando conviene passare al regime ordinario

Il forfettario è vantaggioso fino a un certo punto. Ci sono situazioni in cui il passaggio all'ordinario non solo è obbligatorio ma può anche essere conveniente.

Ricavi in crescita oltre il limite

Avvicinandosi alla soglia degli 85.000 euro, conviene simulare cosa succede nel regime ordinario. Se hai costi significativi da dedurre (collaboratori, ufficio, attrezzature), il reddito imponibile reale potrebbe essere molto inferiore ai ricavi lordi, e le detrazioni personali potrebbero abbassare ulteriormente l'imposta finale.

Costi aziendali elevati

Se la tua attività richiede investimenti importanti — attrezzature costose, affitto di uno studio, personale dipendente, software specializzati — il regime ordinario ti permette di dedurre questi costi reali, mentre nel forfettario pagheresti le tasse come se questi costi non esistessero (o fossero molto inferiori al reale).

Vuoi scaricare l'IVA sugli acquisti

Nel regime forfettario non sei soggetto IVA: non la addebiti ai clienti ma non la detrai nemmeno sugli acquisti. Se fai investimenti importanti con IVA (attrezzature, veicoli, ristrutturazioni), in regime ordinario puoi recuperare l'IVA pagata. Questo può fare una differenza sostanziale sul cash flow.

Gestisci investimenti e rendite finanziarie rilevanti

Il regime forfettario riguarda solo il reddito da lavoro autonomo. I redditi da capitale (dividendi, cedole, interessi) e le plusvalenze finanziarie sono tassati separatamente: 26% di imposta sostitutiva, indipendentemente dal regime fiscale scelto. Le plusvalenze su criptovalute dal 2026 scontano invece il 33%. Per approfondire, consulta la nostra guida sulla tassazione delle rendite finanziarie e quella sulle tasse sulle criptovalute in Italia.

La simulazione numerica: esempi concreti 2026

Per rendere il confronto tangibile, ecco tre scenari tipici. I calcoli sono a titolo indicativo e non sostituiscono il parere di un commercialista.

Scenario 1: consulente IT, 45.000 euro di ricavi, costi bassi

Regime forfettario (15%, ATECO 62.01, coeff. 78%):
Reddito imponibile: 45.000 × 78% = 35.100 euro
Imposta: 35.100 × 15% = 5.265 euro
Contributi INPS Gestione Separata (circa 26%): ~9.100 euro
Totale oneri fiscali e previdenziali: ~14.365 euro

Regime ordinario, costi reali 4.000 euro:
Reddito imponibile: 45.000 - 4.000 - contributi INPS ~10.400 = ~30.600 euro
IRPEF: 23% su 28.000 = 6.440 + 33% su 2.600 = 858 = circa 7.298 euro
Addizionali stimate (~2%): ~612 euro
Totale oneri fiscali e previdenziali: ~18.300 euro

In questo scenario il forfettario è significativamente più conveniente.

Scenario 2: freelance creativo, 75.000 euro di ricavi, costi elevati

Regime forfettario (15%, coeff. 78%):
Reddito imponibile: 75.000 × 78% = 58.500 euro
Imposta: 58.500 × 15% = 8.775 euro

Regime ordinario, costi reali 25.000 euro:
Reddito imponibile (al netto di contributi INPS): circa 36.000 euro
IRPEF progressiva: circa 9.500 euro (prima aliquota + parte della seconda)
Detrazioni per carichi familiari, mutuo: -2.000 euro
Imposta netta stimata: ~7.500 euro

Con costi reali elevati e detrazioni personali, l'ordinario può diventare competitivo anche prima della soglia degli 85.000 euro.

Scenario 3: nuovo freelance nel periodo agevolato al 5%

Con 30.000 euro di ricavi e coeff. 78%:
Reddito imponibile: 23.400 euro
Imposta al 5%: 1.170 euro
Contributi INPS ridotti (stima): ~4.000 euro
Totale: ~5.170 euro

Il 5% per i nuovi è imbattibile. In regime ordinario, con costi molto bassi, l'imposta sola sarebbe 3-4 volte superiore.

Aspetti pratici: burocrazia, IVA e obblighi contabili

Al di là della convenienza fiscale, i due regimi differiscono molto in termini di complessità gestionale.

Semplificazioni del forfettario

  • Nessun obbligo di registrazione IVA (non addebiti e non scarichi IVA)
  • Nessun obbligo di registri contabili (basta conservare le fatture)
  • Esenzione dall'obbligo di comunicazione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria per alcune categorie
  • Fattura elettronica obbligatoria anche per i forfettari dal 2024
  • Dichiarazione fiscale più semplice

Complessità del regime ordinario

  • Registri IVA, liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali), dichiarazione IVA annuale
  • Registro degli incassi e pagamenti (contabilità semplificata) o partita doppia completa
  • Studi di settore e ISA (Indici Sintetici di Affidabilità)
  • Onorari del commercialista tipicamente più alti

Il costo del commercialista per un forfettario si aggira mediamente tra 500 e 1.500 euro l'anno, contro i 1.500-4.000 euro per la contabilità ordinaria semplificata, a seconda della complessità e del volume di operazioni.

Pianificazione finanziaria: cosa fare con il risparmio fiscale

Il regime forfettario, specie nella fase al 5%, libera una quota significativa di liquidità rispetto all'ordinario. Questa liquidità, se gestita bene, diventa un vantaggio competitivo sul lungo periodo.

Prima di pensare agli investimenti, costruisci un fondo di emergenza adeguato: per un freelance con entrate variabili, 6-12 mesi di spese fisse è il minimo consigliato. Poi, se vuoi iniziare a investire la liquidità eccedente, una strategia semplice e consolidata è un piano di accumulo su ETF diversificati. Puoi leggere la nostra guida su come funziona il PAC su ETF per capire da dove partire.

Ricorda che il freelance non ha la pensione garantita da un datore di lavoro: i contributi alla Gestione Separata ti daranno una pensione, ma quasi certamente inferiore a quella di un lavoratore dipendente con la stessa carriera. Valuta per tempo fondi pensione complementari o altri strumenti di previdenza integrativa.

Domande frequenti

Posso scegliere il regime ordinario anche se sono sotto gli 85.000 euro?

Sì. Il regime forfettario è opzionale, non obbligatorio. Se per qualsiasi motivo — costi elevati, detrazioni personali importanti, necessità di detrarre l'IVA sugli acquisti — preferisci il regime ordinario, puoi sceglierlo anche con ricavi ben al di sotto dei 85.000 euro. Basta comunicarlo all'Agenzia delle Entrate all'apertura della partita IVA o in sede di dichiarazione annuale.

Cosa succede se supero il limite di 85.000 euro durante l'anno?

Se superi gli 85.000 euro ma rimani sotto i 100.000 euro, fuoriusci dal regime forfettario a partire dall'anno successivo. Se invece superi i 100.000 euro nel corso dello stesso anno, l'uscita dal forfettario è immediata: devi applicare l'IVA su tutte le operazioni dell'anno in corso e passare al regime ordinario. È fondamentale monitorare i ricavi durante l'anno per non trovarti in una situazione complicata.

Il regime forfettario conviene se ho un mutuo sulla prima casa?

Dipende dall'importo del mutuo e dal tuo reddito. In regime forfettario non puoi applicare la detrazione del 19% sugli interessi passivi del mutuo. Se hai interessi passivi annui significativi (ad esempio 3.000 euro), la detrazione IRPEF in regime ordinario varrebbe circa 570 euro. Questo elemento da solo raramente ribalta la convenienza del forfettario, ma va inserito in una simulazione complessiva insieme a tutti gli altri fattori: ricavi, costi reali, altri oneri detraibili.

Posso passare dal forfettario all'ordinario e poi tornare indietro?

Sì, ma con alcune limitazioni. Se esci volontariamente dal regime forfettario per scelta (non per superamento del limite), devi rimanere in regime ordinario per almeno 3 anni prima di poter rientrare nel forfettario. Se invece esci perché hai superato il limite di ricavi e poi torni sotto, puoi rientrare nel forfettario dall'anno successivo a quello in cui sei rientrato sotto soglia. La pianificazione pluriennale è quindi fondamentale.

Lavorare come freelance con partita IVA forfettaria è compatibile con un lavoro dipendente?

In linea generale sì, ma con alcune attenzioni. I redditi da lavoro dipendente e quelli da partita IVA forfettaria si tassano separatamente: l'IRPEF va sul lavoro dipendente, l'imposta sostitutiva del 15% (o 5%) va sul reddito forfettario. Tuttavia, alcune cause di esclusione dal forfettario riguardano chi ha redditi da lavoro dipendente superiori a 30.000 euro presso il datore di lavoro nei cui confronti si svolge anche attività autonoma. Verifica sempre con un commercialista la tua specifica situazione contrattuale.