Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), o liquidazione, è l'accantonamento annuale pari a circa il 6,91% della retribuzione lorda. Il lavoratore dipendente deve scegliere se lasciarlo in azienda (o all'INPS per aziende con più di 50 dipendenti) oppure destinarlo a un fondo di previdenza complementare. La scelta è definitiva salvo casi eccezionali e ha impatto rilevante sul montante finale.
TFR in azienda: come si rivaluta
Il TFR lasciato in azienda si rivaluta ogni anno con una formula stabilita per legge:
Rivalutazione annua = 1,5% fisso + 75% dell'inflazione ISTAT
In un contesto di inflazione bassa (1-2%), la rivalutazione si aggira sull'1,875-3%. In anni di alta inflazione (2022-2023) la rivalutazione è salita significativamente. La rivalutazione è tassata al 17% annuo (imposta sostitutiva).
La liquidazione finale è tassata con tassazione separata: l'AdE calcola l'aliquota media IRPEF degli ultimi 5 anni del lavoratore e la applica al montante. Spesso risulta più bassa dell'aliquota marginale corrente.
TFR nel fondo pensione: cosa cambia
Destinando il TFR al fondo pensione complementare (fondo negoziale di categoria o fondo aperto), il lavoratore ottiene:
- Rendimento variabile legato alla linea di investimento scelta (monetaria, obbligazionaria, bilanciata, azionaria). Storicamente i fondi negoziali hanno reso mediamente più del TFR in azienda nel lungo periodo.
- Deducibilità fiscale dei contributi aggiuntivi versati (oltre al TFR): fino a 5.164,57€ annui deducibili dal reddito imponibile IRPEF.
- Tassazione agevolata alla liquidazione: al momento del pensionamento, la prestazione è tassata con aliquota del 15% ridotta di 0,3 punti per ogni anno oltre il 15° di partecipazione, fino al minimo del 9%.
- Possibilità di anticipi: dopo 8 anni si può richiedere il 75% per acquisto/ristrutturazione prima casa, o il 30% per qualsiasi motivo.
Confronto numerico: simulazione indicativa
| Parametro | TFR in azienda | Fondo pensione |
|---|---|---|
| Rivalutazione annua indicativa | ~2-3% lordo | ~3-6% (linea bilanciata) |
| Tassazione rivalutazione annua | 17% | 20% (rendimenti) |
| Tassazione finale | Aliquota media 5 anni (es. 23-30%) | 15%-9% dopo 35 anni |
| Deducibilità contributi aggiuntivi | No | ✅ Fino a 5.164€/anno |
| Contributo datore (fondi negoziali) | No | ✅ Sì (spesso 1-2% extra) |
| Rischio | Basso (garantito) | Variabile (dipende dalla linea) |
In generale, per lavoratori giovani con orizzonti lunghi (oltre 20 anni al pensionamento) e CCNL con contributo datoriale, il fondo pensione è quasi sempre conveniente. Per chi è vicino alla pensione o preferisce certezza, il TFR in azienda può essere preferibile.
Il contributo del datore: non perderlo
Molti contratti collettivi (metalmeccanici, commercio, edilizia, ecc.) prevedono che il datore di lavoro versi un contributo aggiuntivo al fondo negoziale di categoria solo se il lavoratore aderisce versando il TFR. Chi lascia il TFR in azienda non riceve questo contributo extra. Perderlo equivale a rinunciare a una parte della retribuzione.
FAQ
Posso cambiare idea dopo aver scelto il fondo pensione?
Puoi richiedere il trasferimento del TFR maturato da un fondo a un altro, ma non puoi riportarlo in azienda una volta destinato al fondo. La scelta iniziale è irreversibile per la quota già accantonata.
Cosa succede al TFR se cambio lavoro?
Se hai il TFR nel fondo pensione, puoi trasferirlo al nuovo fondo del nuovo CCNL o mantenerlo nello stesso fondo. Se ce l'hai in azienda, hai diritto alla liquidazione della quota maturata al momento della cessazione.
Il TFR in azienda è al sicuro se l'azienda fallisce?
Per le aziende con oltre 50 dipendenti, il TFR è versato al Fondo Tesoreria INPS (non rimane in azienda) ed è quindi protetto. Per aziende più piccole, in caso di insolvenza aziendale interviene il Fondo di Garanzia INPS, che copre il TFR maturato negli ultimi 12 mesi.