Quanto costa registrare un contratto di affitto

A cura della Redazione · Aggiornato il 29 giugno 2026 · 5 min di lettura

Registrare un contratto di affitto non è solo un obbligo di legge: capire quanto costa prima di firmare ti aiuta a evitare sorprese e, spesso, a risparmiare scegliendo il regime fiscale più conveniente. In linea generale, il costo complessivo della registrazione oscilla tra 150 e 500 euro per il primo anno, ma può variare sensibilmente in base al canone mensile, alla durata del contratto e soprattutto alla scelta tra tassazione ordinaria e cedolare secca.

I fattori che influenzano l'importo finale sono tre: l'imposta di registro (calcolata sul canone annuo), l'imposta di bollo sul documento e l'eventuale scelta della cedolare secca, che azzera le prime due voci sostituendole con un'aliquota fissa sul reddito da locazione.

La lista completa dei costi

Ecco uno schema riepilogativo dei principali oneri legati alla registrazione di un contratto di locazione ad uso abitativo:

Voce di costo Importo tipico Note
Imposta di registro 2% del canone annuo (minimo 67 €) Dovuta ogni anno per tutta la durata del contratto; si divide tra locatore e conduttore salvo diverso accordo
Imposta di bollo 16 € ogni 4 facciate o 100 righe Su ogni copia del contratto consegnata alle parti; per un contratto standard servono in genere tra 32 e 64 €
Cedolare secca (aliquota ordinaria) 21% sul canone annuo Sostituisce IRPEF, registro e bollo; non si può aggiornare il canone all'ISTAT
Cedolare secca (canone concordato) 10% sul canone annuo ridotto Solo per contratti a canone concordato (3+2 o transitori); canone determinato da accordi territoriali
Registrazione telematica (RLI) Gratuita se fai da solo Tramite software RLI dell'Agenzia delle Entrate; i CAF applicano tra 30 e 80 € per l'assistenza

Esempio pratico: per un appartamento con canone mensile di 700 € (8.400 € annui), l'imposta di registro ordinaria è pari a circa 168 € all'anno, più il bollo. Con cedolare secca ordinaria al 21% il proprietario paga invece 1.764 € di imposta sul reddito, ma non versa registro né bollo. La convenienza dipende dalla propria aliquota IRPEF: chi rientra nello scaglione al 33% o 43% trova quasi sempre la cedolare più vantaggiosa.

Come risparmiare sulla registrazione del contratto di affitto

1. Valuta la cedolare secca anche da inquilino

La cedolare secca è una scelta del locatore, ma anche l'inquilino ci guadagna: il proprietario che aderisce non può rivalutare il canone all'indice ISTAT per tutta la durata del regime. Prima di firmare, chiedi esplicitamente se il proprietario intende optare per la cedolare: se la risposta è no, considera di negoziare un canone di partenza leggermente più basso a compensazione.

2. Usa il contratto a canone concordato

Nei comuni ad alta tensione abitativa (Milano, Roma, Bologna, Firenze e molte altre città) esiste la possibilità di stipulare un contratto 3+2 a canone concordato. Vantaggi cumulabili: aliquota cedolare al 10% anziché 21%, riduzione del 25% della base imponibile IRPEF se non si usa la cedolare, e spesso detrazioni comunali sulla TARI per l'inquilino. Il canone è inferiore a quello di mercato, ma il risparmio fiscale compensa quasi sempre la differenza.

3. Registra il contratto da solo con RLI

L'Agenzia delle Entrate mette a disposizione gratuitamente il software RLI (Registrazione Locazioni Immobili) per la registrazione telematica. La procedura richiede circa 30-40 minuti per chi la affronta la prima volta. Affidarsi a un CAF o commercialista costa tra 30 e 80 € a pratica: una spesa giustificata solo se il contratto è complesso (pluriennale con più proroghe, uso misto, comodato) oppure se non hai un indirizzo email abilitato ai servizi telematici dell'Agenzia.

4. Attenzione alle proroghe

Ogni proroga di contratto va registrata entro 30 giorni dalla scadenza, con il pagamento di una nuova annualità di imposta di registro (se non sei in cedolare secca). Dimenticarsi la proroga espone a sanzioni che partono dal 120% dell'imposta non versata. Segna le scadenze in calendario e, se stai già usando la cedolare secca, verifica di aver comunicato correttamente la proroga con il modello RLI.

Domande frequenti

Chi paga la registrazione del contratto di affitto?

In regime ordinario, l'imposta di registro è dovuta solidalmente da locatore e conduttore: entrambi sono responsabili verso l'Agenzia delle Entrate. Nella prassi si divide al 50%, ma nulla vieta di accordarsi diversamente. Con la cedolare secca la registrazione è comunque obbligatoria, ma l'unico onere fiscale ricade sul proprietario sotto forma di imposta sul reddito da locazione.

Entro quando va registrato il contratto?

Il termine è di 30 giorni dalla data di stipula (o dalla data di decorrenza se antecedente). Il mancato rispetto comporta sanzioni: in caso di ravvedimento operoso entro 30 giorni dalla scadenza, la sanzione ridotta è pari all'1,67% dell'imposta per ogni giorno di ritardo. Più si aspetta, più la sanzione cresce fino al 30% dell'imposta dovuta.

La cedolare secca conviene sempre?

Non sempre. La cedolare secca al 21% conviene rispetto all'IRPEF ordinaria solo se la tua aliquota marginale supera il 21%, cioè se il reddito imponibile complessivo supera i 28.000 euro circa. Per i forfettari (che già pagano il 15% o il 5% sui propri redditi da lavoro) la cedolare può risultare paradossalmente svantaggiosa, perché l'aliquota del 21% è più alta di quella applicata nel regime forfettario. Consulta sempre un consulente fiscale per la valutazione del tuo caso specifico.

Conclusione

Registrare un contratto di affitto ha un costo che, nella maggior parte dei casi, si aggira tra 150 e 300 euro annui in regime ordinario, e può azzerarsi come onere diretto per l'inquilino in caso di cedolare secca. La scelta del regime fiscale giusto vale spesso molto di più della registrazione in sé: su un affitto di 800 € al mese, optare per la cedolare concordata al 10% invece dell'IRPEF al 33% può significare un risparmio di oltre 1.500 euro annui per il proprietario.

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