Trust patrimoniale: cos'è e quando conviene in Italia

A cura della Redazione · Aggiornato il 29 luglio 2026 · 11 min di lettura

Il trust patrimoniale è uno strumento giuridico che permette di separare legalmente una parte del proprio patrimonio dal resto dei beni personali, affidandola a un soggetto terzo che la gestisce nell'interesse di uno o più beneficiari. In Italia non esiste una legge specifica che disciplini il trust interno, eppure è pienamente utilizzabile grazie alla ratifica della Convenzione dell'Aja del 1985 (legge 364/1989). Il risultato è uno strumento potente ma costoso, adatto a situazioni patrimoniali complesse. Se hai un patrimonio modesto o stai ancora costruendolo, probabilmente esistono soluzioni più efficienti.

In questa guida spieghiamo come funziona il trust in Italia, quando ha senso considerarlo, come viene tassato nel 2026, e quali alternative esistono per chi vuole proteggere il patrimonio o pianificare la successione senza sopportare costi eccessivi.

Come funziona il trust: la struttura legale

Un trust si regge su tre soggetti fondamentali:

  • Disponente (settlor): la persona che costituisce il trust e trasferisce i beni al suo interno. Una volta trasferiti, quei beni non sono più di sua proprietà.
  • Trustee: il soggetto (persona fisica o società fiduciaria) che diventa il proprietario formale dei beni e li gestisce secondo le istruzioni dell'atto istitutivo. Ha obblighi fiduciari nei confronti dei beneficiari.
  • Beneficiari: coloro a cui è destinato il vantaggio economico del trust. Possono essere identificati fin dall'inizio o individuabili secondo criteri stabiliti nell'atto.

Esiste spesso anche un quarto soggetto: il guardiano (protector), che vigila sull'operato del trustee e può avere poteri di nomina o revoca. Non è obbligatorio, ma nelle strutture familiari complesse è una tutela importante.

La legge applicabile al trust in Italia

Il trust istituito da un residente italiano deve scegliere una legge straniera che lo regoli, perché l'ordinamento italiano non ha una legge interna sul trust. Le leggi più utilizzate sono quella inglese, di Jersey, di San Marino e di Malta. Questa scelta non significa che il trust sia "offshore" o illegale: l'Agenzia delle Entrate riconosce il trust come soggetto passivo d'imposta ai fini IRES, e la sua legittimità è confermata da decenni di giurisprudenza e prassi dell'Agenzia (Circolare 48/E del 2007 e successive).

Trust opaco e trust trasparente

Ai fini fiscali italiani, il trust si distingue in:

  • Trust opaco: i beneficiari non sono individuati o non hanno un diritto soggettivo ai frutti del trust. Il trust stesso è il soggetto IRES e paga le imposte sui redditi prodotti (aliquota ordinaria IRES al 24%).
  • Trust trasparente: i beneficiari sono individuati e hanno diritto a quote certe dei redditi del trust. In questo caso i redditi vengono imputati direttamente ai beneficiari, che li dichiarano nella propria IRPEF (aliquota progressiva: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 €, 43% oltre 50.000 €).

La scelta tra le due strutture incide enormemente sulla pressione fiscale complessiva e va pianificata con un professionista prima ancora di redigere l'atto istitutivo.

Quando il trust conviene davvero

Il trust non è per tutti. I costi di costituzione, gestione annuale e consulenza professionale lo rendono conveniente solo in presenza di patrimoni rilevanti o situazioni molto specifiche. Ecco i casi in cui vale seriamente la pena valutarlo.

Protezione patrimoniale da creditori

Una volta trasferiti nel trust, i beni escono dal patrimonio del disponente. Questo significa che i creditori del disponente, in linea di principio, non possono aggredire quei beni — purché il trasferimento non sia stato effettuato in frode ai creditori (azione revocatoria ex art. 2901 c.c.) e purché il disponente non abbia mantenuto un controllo eccessivo sul trust (rischio di "sham trust").

Il trust è quindi uno strumento di asset protection efficace per chi svolge attività professionali o imprenditoriali con profilo di rischio elevato (medici, avvocati, imprenditori), a condizione che la costituzione avvenga ben prima che il rischio si materializzi.

Pianificazione successoria

La successione in Italia è disciplinata da norme rigide: i legittimari (coniuge, figli, ascendenti) hanno diritto a quote minime di eredità che non possono essere aggirate nemmeno per testamento. Il trust non supera questo limite, ma permette di:

  • Gestire il passaggio generazionale di un'azienda familiare mantenendola operativa durante la transizione.
  • Proteggere un familiare vulnerabile (figlio disabile, coniuge anziano) garantendo continuità nella gestione del suo patrimonio anche dopo la morte del disponente.
  • Programmare nel tempo la distribuzione ai beneficiari, evitando che un'eredità improvvisa vada dispersa.
  • Ridurre le imposte di successione in certi scenari, sfruttando la franchigia di 1.000.000 € per successioni in linea diretta.

Per la gestione del patrimonio di famiglia in una prospettiva di lungo periodo, vale anche la pena leggere la nostra guida su come costruire un portafoglio di investimenti strutturato.

Tutela di soggetti vulnerabili

Il "trust di scopo" o "trust per disabili" è una delle applicazioni più solidali e apprezzate dello strumento. Un genitore con un figlio disabile può conferire nel trust un patrimonio — immobili, liquidità, titoli — e nominare come beneficiario il figlio, con istruzioni precise al trustee su come gestire e distribuire le risorse. Questo assicura continuità di assistenza anche quando il genitore non c'è più, senza che il patrimonio rischi di essere distolto da altri eredi.

Passaggio generazionale d'impresa

Le aziende familiari italiane affrontano storicamente difficoltà enormi nel passaggio generazionale. Il trust può detenere le quote societarie e garantire governance stabile durante la transizione, evitando frammentazioni dannose. In questo contesto, va confrontato con la holding familiare e il patto di famiglia (vedi sezione successiva).

Tassazione del trust in Italia nel 2026

La fiscalità del trust è complessa e stratificata. Ecco i momenti impositivi principali.

Al momento della costituzione

Il trasferimento dei beni al trust è soggetto a imposta di donazione/successione. Le aliquote 2026 sono:

  • 4% sul valore eccedente la franchigia di 1.000.000 € per ogni beneficiario, per trasferimenti a coniuge o parenti in linea retta.
  • 6% senza franchigia (oppure con franchigia di 100.000 €) per fratelli e sorelle.
  • 6% senza franchigia per altri parenti fino al quarto grado.
  • 8% senza franchigia per tutti gli altri soggetti.

Attenzione: l'Agenzia delle Entrate considera il momento impositivo come quello in cui i beneficiari ricevono effettivamente i beni, non quello della costituzione del trust. Questo principio è però oggetto di contenzioso e la giurisprudenza non è del tutto uniforme.

Durante la vita del trust

Come anticipato, il trust opaco paga IRES al 24% sui redditi prodotti. Il trust trasparente li imputa ai beneficiari, che li tassano con IRPEF progressiva.

Se il trust detiene partecipazioni societarie, dividendi e plusvalenze hanno il loro regime specifico. Le plusvalenze su strumenti finanziari sono in generale soggette all'imposta sostitutiva del 26% (per le criptovalute l'aliquota è salita al 33% dal 2026). Per approfondire la tassazione delle rendite finanziarie, consulta la nostra guida alla tassazione delle rendite finanziarie al 26%.

Al momento della distribuzione ai beneficiari

Quando i beni vengono distribuiti ai beneficiari, si verifica il presupposto dell'imposta di donazione/successione (se non già applicata alla costituzione). La gestione di questo momento è cruciale: un errore di pianificazione può generare una doppia imposizione.

Alternative al trust: confronto con holding familiare e patto di famiglia

Il trust non è l'unico strumento di pianificazione patrimoniale. In molti casi, le alternative sono più semplici, meno costose e altrettanto efficaci.

Holding familiare

Una società holding (tipicamente S.r.l. o S.p.A.) che detiene le partecipazioni nelle società operative permette di centralizzare la governance, pianificare la successione distribuendo quote ai figli e beneficiare di una fiscalità più favorevole sui dividendi infragruppo (esenzione al 95% con regime PEX). La holding è più trasparente e semplice da gestire rispetto a un trust, ma non offre la stessa protezione da creditori personali del disponente.

Patto di famiglia

Introdotto nel 2006 (art. 768-bis c.c.), il patto di famiglia permette a un imprenditore di trasferire in vita l'azienda o le quote a uno o più discendenti, con liquidazione degli altri legittimari in sede di stipula. Evita futuri contenziosi successori, è fiscalmente agevolato (imposta di donazione con le franchigie ordinarie), ma si applica solo alle aziende, non al patrimonio generico.

Fondo patrimoniale

Il fondo patrimoniale (art. 167 c.c.) è destinato ai bisogni della famiglia e può contenere immobili, titoli e beni mobili registrati. Non è aggredibile dai creditori per debiti estranei ai bisogni familiari. Tuttavia cessa automaticamente con lo scioglimento del matrimonio, è meno flessibile del trust e offre una protezione più limitata.

Polizza vita a scopo successorio

Le polizze vita sono fuori dall'asse ereditario e non soggette a imposta di successione, né aggredibili dai creditori (con alcune eccezioni). Per patrimoni non enormi, una polizza vita ben strutturata può svolgere funzioni simili al trust a costi molto inferiori.

Costi reali del trust: quanto bisogna mettere in conto

I costi del trust sono la principale ragione per cui lo strumento non è adatto a patrimoni piccoli. Ecco le voci principali a titolo indicativo:

  • Atto istitutivo (notaio + consulente legale/fiscale): da 3.000 a 10.000 € o più, a seconda della complessità.
  • Fee annuale del trustee professionale: da 2.000 a 10.000 € all'anno, proporzionale al patrimonio gestito.
  • Consulenza fiscale e dichiarazioni: da 1.500 a 5.000 € all'anno.
  • Imposte di registro e catastali: variabili in base ai beni conferiti.

In totale, un trust di media complessità può costare dai 5.000 ai 20.000 € l'anno di gestione, più le spese di costituzione. Per questa ragione, la soglia di patrimonio sotto la quale il trust perde senso economico è generalmente indicata intorno al milione di euro, anche se dipende molto dalla situazione specifica.

Se stai ancora costruendo il tuo patrimonio, ti conviene concentrarti su strumenti più accessibili: leggi come iniziare con gli investimenti da zero e come creare una rendita passiva nel tempo.

Trust e residenza fiscale: il rischio delle strutture estere

Alcune persone considerano il trust con sede estera come strumento per ridurre la pressione fiscale italiana. È una strada piena di rischi. L'Agenzia delle Entrate considera il trust estero come residente in Italia se:

  • Il disponente è residente in Italia;
  • Oppure la maggioranza dei beneficiari è residente in Italia;
  • Oppure l'oggetto principale del trust è costituito da beni situati in Italia.

In questi casi, il trust estero viene tassato in Italia come se fosse residente, e il disponente o i beneficiari devono dichiararne l'esistenza nel quadro RW del 730 o dell'UNICO. L'omissione costituisce violazione del monitoraggio fiscale con sanzioni pesanti. Prima di strutturare qualsiasi cosa, il confronto con un commercialista specializzato in fiscalità internazionale è indispensabile.

Come valutare se il trust fa al caso tuo

Il trust è uno strumento sofisticato che richiede una valutazione professionale su misura. In generale, puoi considerarlo se:

  • Hai un patrimonio superiore a 500.000-1.000.000 €, tra immobili, partecipazioni e liquidità.
  • Eserciti un'attività con elevato profilo di rischio e vuoi proteggere i beni personali.
  • Hai un familiare vulnerabile (figlio disabile, coniuge non autosufficiente) che necessita di tutela continuativa.
  • Devi gestire il passaggio generazionale di un'impresa familiare complessa.
  • Hai più eredi con interessi divergenti e vuoi evitare conflitti successori.

Se invece il tuo obiettivo è semplicemente ottimizzare la fiscalità dei tuoi investimenti o pianificare la pensione, esistono strumenti molto più adatti e meno costosi. Vale la pena leggere come funziona la diversificazione degli investimenti e come costruire un portafoglio efficiente con ETF.

Domande frequenti

Il trust è legale in Italia?

Sì. L'Italia ha ratificato la Convenzione dell'Aja del 1985 con la legge 364/1989, che riconosce i trust costituiti secondo leggi straniere anche se istituiti da residenti italiani. Il trust è riconosciuto dall'Agenzia delle Entrate come soggetto passivo IRES (trust opaco) o come entità trasparente i cui redditi sono imputati ai beneficiari. Non esiste tuttavia una legge italiana interna sul trust, quindi ogni trust istituito in Italia deve scegliere una legge straniera regolatrice (inglese, di Jersey, maltese, ecc.).

Quanto patrimonio serve per giustificare un trust?

Non esiste una soglia fissa, ma i costi di costituzione (da 3.000 a 10.000 €) e quelli di gestione annua (da 3.500 a 15.000 € l'anno, tra trustee, consulenza fiscale e adempimenti) rendono lo strumento economicamente conveniente, a titolo indicativo, solo per patrimoni superiori a 500.000-1.000.000 €. Per patrimoni inferiori, esistono alternative più efficienti: polizze vita, fondo patrimoniale, patto di famiglia o semplice testamento.

I beni nel trust sono protetti dai creditori?

In linea di principio sì, perché i beni nel trust non appartengono più al disponente. Tuttavia la protezione non è assoluta: i creditori possono esercitare l'azione revocatoria (art. 2901 c.c.) se il trasferimento è avvenuto in frode a creditori già esistenti. Inoltre, se il disponente mantiene un controllo eccessivo sul trust (ad esempio essendo anche trustee e beneficiario principale), il trust può essere considerato uno "sham" (simulazione) e la protezione decade. La costituzione preventiva e la corretta strutturazione sono essenziali.

Come viene tassato il trust nel 2026?

Dipende dal tipo di trust. Il trust opaco (beneficiari non individuati o senza diritto soggettivo ai frutti) paga IRES al 24% sui redditi prodotti. Il trust trasparente (beneficiari individuati con quote certe) imputa i redditi ai beneficiari, che li dichiarano con IRPEF progressiva (23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 €, 43% oltre 50.000 €). Al momento della dotazione o distribuzione dei beni si applicano le aliquote dell'imposta di donazione/successione (4%, 6% o 8% a seconda del grado di parentela con i beneficiari, con franchigie per i parenti stretti).

Qual è la differenza tra trust e fondo patrimoniale?

Entrambi separano una parte del patrimonio per uno scopo specifico, ma sono strumenti molto diversi. Il fondo patrimoniale (art. 167 c.c.) è disciplinato dalla legge italiana, è destinato ai bisogni della famiglia e si scioglie automaticamente con la fine del matrimonio. Il trust è più flessibile, può avere durata indefinita, si adatta a molti scopi diversi (protezione patrimoniale, successione, tutela di disabili) e non è legato al vincolo matrimoniale. In compenso, il trust è più costoso e complesso da gestire.