Quando si eredita qualcosa, la prima domanda che viene spontanea è: quanto devo pagare allo Stato? L'imposta di successione in Italia è spesso sopravvalutata come problema fiscale: le aliquote sono basse rispetto ad altri paesi europei e le franchigie proteggono la maggior parte dei patrimoni familiari. Eppure, conoscere esattamente come funziona è fondamentale per non avere brutte sorprese e, dove possibile, pianificare per tempo. In questa guida trovi tutto quello che serve sapere: aliquote, franchigie, cosa entra nell'asse ereditario, come si calcola l'imposta e come si paga.
Cos'è l'imposta di successione e quando si applica
L'imposta di successione è un tributo che colpisce il trasferimento di beni e diritti a causa di morte. In Italia è disciplinata dal D.Lgs. 346/1990 (Testo Unico sulle successioni e donazioni), più volte modificato negli anni. Si applica sia alla successione legittima (quella regolata dalla legge in assenza di testamento) sia alla successione testamentaria.
L'imposta è dovuta dagli eredi e dai legatari (cioè da chi riceve beni specifici designati nel testamento), ciascuno in proporzione alla propria quota o al proprio letto. Il presupposto è l'apertura della successione, che avviene al momento della morte del de cuius — il termine tecnico per la persona deceduta.
Non ogni successione dà luogo a un'imposta effettiva. Se il patrimonio ereditato rientra entro le franchigie previste per il grado di parentela, l'imposta è zero. È però sempre obbligatorio presentare la dichiarazione di successione, indipendentemente dall'importo del patrimonio.
Aliquote e franchigie 2026: la tabella completa
Il sistema italiano si basa su tre variabili: il grado di parentela tra il defunto e il beneficiario, la franchigia applicabile e l'aliquota. L'imposta si calcola solo sulla parte del patrimonio che supera la franchigia.
Coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti)
Per il coniuge superstite e per i parenti in linea retta — figli, genitori, nipoti, nonni — si applica l'aliquota del 4% sulla quota eccedente la franchigia di 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario. Questo significa che se il patrimonio ereditato da un singolo figlio vale 900.000 euro, l'imposta è zero. Se vale 1.200.000 euro, l'imposta è il 4% di 200.000 euro, cioè 8.000 euro.
La franchigia di un milione si applica individualmente: in una famiglia con due figli che ereditano in parti uguali, ciascuno ha diritto alla propria franchigia di un milione indipendentemente dall'altro.
Fratelli e sorelle
Per i fratelli e le sorelle l'aliquota è del 6% con una franchigia di 100.000 euro per beneficiario. La franchigia è significativamente inferiore rispetto a quella prevista per i parenti in linea retta, quindi su patrimoni anche di modesta entità può scattare l'imposta.
Altri parenti fino al quarto grado e affini fino al terzo grado
Per i parenti collaterali (zii, cugini, nipoti in senso collaterale) fino al quarto grado di parentela, e per gli affini (parenti del coniuge) fino al terzo grado, si applica ancora il 6% ma senza alcuna franchigia. L'imposta si calcola sull'intero valore ereditato.
Tutti gli altri soggetti
Per chi non rientra nelle categorie precedenti — conviventi di fatto non uniti civilmente, amici, persone senza legame di parentela — l'aliquota è dell'8% senza franchigia. L'assenza di una franchigia rende questa categoria la più onerosa dal punto di vista fiscale.
Portatori di handicap grave
Una franchigia speciale di 1.500.000 euro si applica ai beneficiari portatori di handicap grave riconosciuto ai sensi della Legge 104/1992, indipendentemente dal grado di parentela con il defunto. L'aliquota poi applicabile dipende comunque dal rapporto di parentela.
Riepilogo in tabella
| Beneficiario | Aliquota | Franchigia per beneficiario |
|---|---|---|
| Coniuge / parenti in linea retta | 4% | 1.000.000 € |
| Fratelli e sorelle | 6% | 100.000 € |
| Altri parenti fino al 4° grado / affini fino al 3° | 6% | Nessuna |
| Tutti gli altri | 8% | Nessuna |
| Portatori di handicap grave (L.104/1992) | Dipende dal grado di parentela | 1.500.000 € |
Cos'è l'asse ereditario e cosa vi rientra
L'asse ereditario (o attivo ereditario) è l'insieme dei beni e dei diritti che il defunto lascia al momento della morte, al netto dei debiti e degli oneri deducibili. L'imposta si calcola sul valore netto, non su quello lordo.
Beni e diritti inclusi nell'asse ereditario
- Immobili e diritti reali: case, terreni, diritti di usufrutto, diritti di abitazione. Gli immobili si valorizzano in base alla rendita catastale rivalutata, non al valore di mercato.
- Conti correnti e depositi bancari: il saldo alla data di apertura della successione. Anche i conti deposito rientrano nell'asse ereditario.
- Titoli e strumenti finanziari: azioni, obbligazioni, quote di fondi, ETF, titoli di Stato. Per approfondire come funziona la fiscalità su questi strumenti, leggi la guida sulla tassazione delle rendite finanziarie.
- Criptovalute: dal 2023 le cripto sono espressamente incluse nell'asse ereditario. Chi eredita criptovalute deve valorizzarle al prezzo di mercato alla data della morte. Per capire anche gli altri aspetti fiscali di questi asset, consulta la guida su tasse e criptovalute in Italia.
- Aziende e partecipazioni societarie: quote di srl, azioni di spa non quotate, aziende individuali.
- Autoveicoli: valorizzati al valore di mercato.
- Crediti del defunto: importi che terzi devono al defunto.
- Beni all'estero: se il defunto era residente in Italia, nell'asse rientrano anche i beni situati all'estero.
Beni esclusi dall'asse ereditario
Non tutto entra nell'asse ereditario. Sono espressamente esclusi:
- Polizze vita: il capitale liquidato dalla compagnia assicurativa ai beneficiari designati non fa parte dell'eredità e non è soggetto a imposta di successione. Questo le rende uno strumento di pianificazione patrimoniale molto usato.
- TFR: il trattamento di fine rapporto che il datore di lavoro versa agli eredi è escluso dall'asse.
- Rendite INPS e pensioni: gli arretrati pensionistici spettanti al defunto possono essere una questione da valutare caso per caso, ma le pensioni future non si ereditano.
- Titoli di Stato italiani: BOT, BTP, CCT e simili sono esclusi dall'asse ereditario, una storica agevolazione che favorisce chi investe in debito pubblico italiano.
- Fondi pensione: le posizioni accumulate in fondi pensione complementare si trasmettono agli eredi o ai beneficiari designati senza passare per l'asse ereditario.
Passivo deducibile
Dall'attivo si deducono i debiti del defunto (mutui, prestiti, debiti commerciali documentati), le spese funebri (entro limiti ragionevoli riconosciuti dall'Agenzia delle Entrate) e i debiti tributari del defunto. Il risultato è l'asse ereditario netto su cui si applica l'imposta.
Agevolazioni speciali: aziende familiari e prima casa
Trasferimento di aziende e partecipazioni
Il Testo Unico prevede un'importante esenzione per le aziende familiari. Il trasferimento di aziende, rami d'azienda, quote sociali di controllo (o partecipazioni che consentono il controllo) agli eredi in linea retta o al coniuge è esente dall'imposta di successione, a condizione che i beneficiari proseguano l'attività per almeno cinque anni. Se non rispettano questo impegno, l'imposta torna dovuta con sanzioni e interessi.
Per le partecipazioni in società quotate l'esenzione si applica solo se si raggiunge o mantiene il controllo (più del 50% del capitale con diritto di voto).
Prima casa
Non esiste un'esenzione specifica dall'imposta di successione per la prima casa. Tuttavia, chi eredita un immobile e vuole beneficiare dell'agevolazione "prima casa" in sede di acquisto successivo, deve tener conto che la rendita catastale su cui si calcola il valore dell'immobile ai fini successori è già ridotta rispetto al valore di mercato. In ogni caso, se l'immobile ha un valore catastale rivalutato basso, la quota ereditata da ciascun erede può rientrare nella franchigia.
Gli immobili ereditati che vengono poi messi a reddito sono soggetti all'IRPEF ordinaria sulle rendite, oppure alla cedolare secca al 21% (o 26% per gli affitti brevi).
Come si calcola l'imposta: esempio pratico
Prendiamo un caso concreto. Mario muore lasciando i seguenti beni:
- Appartamento (valore catastale rivalutato): 280.000 €
- Conto corrente: 45.000 €
- ETF e azioni: 130.000 €
- BTP (titoli di Stato): 60.000 €
I BTP sono esclusi dall'asse ereditario. L'asse netto è quindi: 280.000 + 45.000 + 130.000 = 455.000 €
Mario lascia il patrimonio in parti uguali alla moglie e a un figlio (50% ciascuno, cioè 227.500 € ciascuno). Entrambi hanno una franchigia individuale di 1.000.000 €. Poiché 227.500 € è molto inferiore a 1.000.000 €, l'imposta di successione è zero per entrambi.
Cambiamo scenario: Mario lascia tutto a un fratello. L'asse netto è sempre 455.000 €. La franchigia per i fratelli è 100.000 €. L'imposta si calcola su 455.000 − 100.000 = 355.000 €, al 6%. Risultato: 21.300 €.
Terzo scenario: Mario non ha parenti e lascia tutto a un amico. Nessuna franchigia, aliquota 8% sull'intero importo: 455.000 × 8% = 36.400 €.
Come e quando si paga l'imposta di successione
La dichiarazione di successione
La dichiarazione di successione deve essere presentata all'Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (cioè dalla data di morte). La presentazione avviene telematicamente tramite il modello dichiarativo specifico, accessibile tramite i servizi online dell'Agenzia o con l'assistenza di un notaio o commercialista.
Sono obbligati alla dichiarazione: gli eredi (anche quelli che non accettano ancora formalmente l'eredità, in questo caso dichiarando che non hanno ancora deciso), i legatari, i chiamati all'eredità che sono nel possesso dei beni. Non sono obbligati i chiamati all'eredità che hanno rinunciato all'eredità prima della scadenza.
Liquidazione e pagamento
Dopo la presentazione della dichiarazione, l'Agenzia delle Entrate liquida l'imposta e notifica agli eredi un avviso di liquidazione. Il pagamento deve avvenire entro 60 giorni dalla notifica. Per importi superiori a 1.000 €, è possibile rateizzare il pagamento: il primo terzo entro 60 giorni, il restante in massimo 8 rate trimestrali. Si applicano interessi sulle rate.
Oltre all'imposta di successione vera e propria, possono essere dovute anche:
- Imposta ipotecaria: 2% del valore degli immobili (ridotta all'1% in alcuni casi)
- Imposta catastale: 1% del valore degli immobili
- Tributi speciali: per trascrizioni, volture catastali, ecc.
Come pianificare per ridurre l'imposta: strategie lecite
La pianificazione successoria anticipata è perfettamente legale e può ridurre significativamente il carico fiscale complessivo. Ecco le strategie principali.
Donazioni in vita
Le donazioni sono soggette alle stesse aliquote e franchigie dell'imposta di successione. Questo significa che si può iniziare a trasferire il patrimonio in vita, sfruttando le franchigie disponibili, riducendo così il patrimonio che al momento della morte sarà soggetto all'imposta. Attenzione: le donazioni degli ultimi quattro anni prima della morte possono essere soggette a revocatoria da parte dei creditori o dei legittimari lesi.
Polizze vita
Come già accennato, il capitale delle polizze vita non entra nell'asse ereditario. Chi vuole lasciare somme importanti a specifici beneficiari (anche senza vincoli di parentela) può usare le polizze vita come strumento di trasferimento patrimoniale extra-ereditario. I premi versati non sono deducibili dal reddito (salvo le vecchie polizze rischio morte ancora agevolate), ma il capitale liquidato è fiscalmente favorevole.
Fondo patrimoniale e trust
Il fondo patrimoniale (istituto del diritto di famiglia) e il trust (regolato dalla Convenzione dell'Aja) sono strumenti più complessi che possono consentire di segregare asset e pianificare la trasmissione del patrimonio in modo controllato. Richiedono sempre la consulenza di un notaio o di un avvocato specializzato.
Investire in Titoli di Stato
L'esclusione dei Titoli di Stato italiani dall'asse ereditario è un'agevolazione concreta. Chi ha patrimoni liquidi significativi potrebbe valutare di allocarne una parte in BTP o altri titoli governativi italiani, sapendo che quella quota non genererà imposta di successione per gli eredi. Naturalmente, le scelte di investimento devono restare coerenti con i propri obiettivi e il proprio profilo di rischio, e non essere guidate solo dalla fiscalità successoria.
Intestazione corretta degli asset finanziari
Chi detiene strumenti finanziari tramite un broker o una banca può designare i beneficiari su alcuni prodotti (tipicamente le polizze, ma anche alcuni conti) oppure organizzare la co-intestazione in modo da semplificare il passaggio successorio. Prima di costruire o riorganizzare un portafoglio, può valere la pena considerare anche questo aspetto. Se stai iniziando a investire, la guida su come iniziare a investire da zero è un buon punto di partenza, e quella su come costruire un portafoglio di investimenti approfondisce la struttura ottimale degli asset.
Successioni internazionali
Se il defunto era residente in Italia al momento della morte, l'imposta di successione italiana si applica su tutti i beni ovunque situati nel mondo (principio della residenza). Se invece era non residente, l'imposta si applica solo ai beni situati in Italia.
L'Italia ha stipulato convenzioni contro la doppia imposizione in materia successoria solo con un numero limitato di paesi. In assenza di convenzione, è possibile che lo stesso bene venga tassato sia in Italia che nel paese estero. In questi casi è consigliabile sempre consultare un fiscalista internazionale.
Il Regolamento UE 650/2012 ("Regolamento europeo sulle successioni") ha introdotto regole uniformi all'interno dell'Unione per determinare quale legge nazionale si applica alla successione, ma non armonizza la fiscalità successoria, che rimane di competenza di ciascuno Stato membro.
Domande frequenti
Se erredo una casa dal valore catastale basso, devo pagare l'imposta di successione?
Dipende dal valore catastale rivalutato e dal tuo grado di parentela con il defunto. Per figli e coniuge la franchigia è di 1.000.000 € a testa: se la tua quota ereditata vale meno di un milione di euro (in base al valore catastale rivalutato, non al prezzo di mercato), l'imposta è zero. Gli immobili si valorizzano applicando il moltiplicatore catastale alla rendita catastale rivalutata del 5%, il che spesso produce un valore inferiore al prezzo di mercato.
Le polizze vita si pagano agli eredi senza imposta di successione?
Sì. Il capitale liquidato da una polizza vita ai beneficiari designati non entra nell'asse ereditario e non è soggetto all'imposta di successione. È uno dei motivi per cui le polizze vita sono usate nella pianificazione successoria, soprattutto per trasferire somme a beneficiari che non sarebbero altrimenti protetti dalle franchigie (ad esempio un convivente non unito civilmente).
Devo presentare la dichiarazione di successione anche se l'imposta è zero?
In linea generale sì, la dichiarazione di successione è obbligatoria sempre. Esistono alcune eccezioni: se l'eredità è devoluta al coniuge o ai parenti in linea retta, l'attivo ereditario è inferiore a 100.000 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari, la dichiarazione non è obbligatoria. In tutti gli altri casi va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione.
Cosa succede se non si accetta l'eredità entro i termini?
Il chiamato all'eredità ha in linea generale 10 anni di tempo per accettare o rinunciare. Tuttavia, se è nel possesso dei beni ereditari, ha solo 3 mesi per fare l'inventario e poi un ulteriore termine per deliberare. Chi non accetta l'eredità entro i termini (o accetta senza beneficio di inventario) risponde dei debiti del defunto con il proprio patrimonio personale, senza limiti. L'accettazione con beneficio di inventario limita invece la responsabilità al valore dei beni ereditati.
Le criptovalute ereditate sono soggette all'imposta di successione?
Sì. Le criptovalute rientrano nell'asse ereditario e vanno valorizzate al prezzo di mercato alla data di apertura della successione. Chi eredita crypto le acquisisce a quel valore di carico ai fini fiscali: se in futuro le vende a un prezzo superiore, la plusvalenza è calcolata sulla differenza rispetto al valore al momento dell'eredità, non rispetto al costo originario del defunto. Dal 2026 le plusvalenze su crypto sono tassate al 33%. Per saperne di più, leggi la guida sulle tasse sulle criptovalute in Italia.
Quanto costa farsi assistere da un notaio per la successione?
Il notaio non è obbligatorio per presentare la dichiarazione di successione (può farlo anche il contribuente o un commercialista), ma è indispensabile per la trascrizione degli atti immobiliari e per la divisione formale dei beni tra gli eredi. I costi notarili variano in base al valore del patrimonio e alla complessità della pratica. Per patrimoni con immobili si va indicativamente da qualche centinaio a qualche migliaio di euro, senza considerare le imposte ipotecarie e catastali che restano a carico degli eredi.