Plusvalenze immobiliari 2026: tassazione e come calcolarle

A cura della Redazione · Aggiornato il 2 luglio 2026 · 4 min di lettura

Plusvalenze immobiliari 2026: tassazione e come calcolarle

Vendere un immobile in Italia può generare una plusvalenza tassabile — ma non sempre. La legge prevede importanti esenzioni e opzioni che possono cambiare radicalmente la tua situazione fiscale. Capire le regole in anticipo ti permette di pianificare la vendita nel modo più vantaggioso possibile.

In questa guida analizziamo quando scatta la tassazione, come si calcola la plusvalenza, quali aliquote si applicano nel 2026 e come si dichiara all'Agenzia delle Entrate.

Quando si paga la tassa sulla vendita di un immobile

Non tutte le vendite immobiliari generano una plusvalenza tassabile. La tassazione scatta solo in specifici casi:

  • L'immobile è stato acquistato e viene rivenduto entro 5 anni dall'acquisto, e non è la tua prima casa dove hai effettivamente vissuto
  • L'immobile è stato ricevuto in donazione e viene venduto entro 5 anni dall'acquisto originario del donante
  • L'immobile è una seconda casa o un immobile a reddito venduto in qualsiasi momento (senza il requisito dei 5 anni)

Esenzione prima casa: quando NON si paga

La legge italiana prevede una importante esenzione: non si paga la tassa sulla plusvalenza se l'immobile venduto è stato la tua abitazione principale per la maggior parte del periodo di possesso.

In pratica, se hai vissuto nell'immobile come prima casa (residenza anagrafica) per più della metà degli anni in cui ne eri proprietario, la plusvalenza è esente da imposta — indipendentemente da quanti anni sono passati dall'acquisto.

Esempio: hai comprato una casa nel 2019 (7 anni fa) e ci hai vissuto per 4 anni come prima casa, poi l'hai messa in affitto per 3 anni. La vendi ora. Hai vissuto nell'immobile per 4/7 del periodo di possesso (più della metà) → plusvalenza esente.

Come si calcola la plusvalenza immobiliare

La formula base è:

Plusvalenza = Prezzo di vendita − Prezzo di acquisto − Costi detraibili

I costi detraibili che si possono sottrarre dalla plusvalenza includono:

  • Spese notarili sostenute all'acquisto
  • Imposte pagate all'acquisto (imposta di registro, ipotecaria, catastale)
  • Spese per lavori di ristrutturazione documentati (fatture in regola)
  • Commissione dell'agenzia immobiliare all'acquisto
  • Eventuali spese di intermediazione e perizie

Attenzione — norma anti-abuso dal 2024: i lavori agevolati con il superbonus (110%, 90%, 70%, 65%) non si possono detrarre dal prezzo di acquisto per calcolare la plusvalenza. Questa norma, introdotta con la Legge di Bilancio 2024, evita che chi ha fatto lavori "gratis" (tramite cessione del credito o sconto in fattura) possa poi abbattere anche la plusvalenza.

Aliquote 2026: IRPEF ordinaria o imposta sostitutiva?

Quando la plusvalenza è tassabile, hai due opzioni:

Opzione 1: IRPEF ordinaria

La plusvalenza si aggiunge agli altri redditi dell'anno e viene tassata con gli scaglioni IRPEF progressivi. Se il tuo reddito complessivo è già elevato, potresti pagare il 35% o 43% sulla plusvalenza — sicuramente la scelta peggiore per chi ha redditi medi-alti.

Opzione 2: Imposta sostitutiva al 26% (quasi sempre più conveniente)

Puoi optare per un'imposta sostitutiva piatta del 26% sulla plusvalenza netta. Questa scelta va fatta direttamente dal notaio al momento del rogito — non puoi sceglierla dopo. Il notaio calcola l'imposta e la versa direttamente all'Erario per tuo conto.

Per quasi tutti i contribuenti con reddito ordinario, il 26% è più conveniente dell'IRPEF marginale (che parte dal 23% ma sale rapidamente al 35% e al 43%).

Esempio numerico completo

Voce Importo
Prezzo di vendita (2026)€220.000
Prezzo di acquisto (2022)−€150.000
Costi detraibili (notaio, imposte, agenzia, lavori)−€15.000
Plusvalenza netta€55.000
Imposta sostitutiva 26%€14.300
Incasso netto€205.700

Immobili ricevuti per successione

Per gli immobili ereditati le regole sono diverse:

  • La base di calcolo è il valore catastale rivalutato alla data del decesso (non il prezzo di mercato pagato dagli eredi)
  • Il periodo dei 5 anni si computa dalla data di acquisto originario del de cuius (chi ha lasciato l'eredità), non dalla data di successione
  • Se il defunto possedeva l'immobile da più di 5 anni e non è prima casa, vendere la plusvalenza potrebbe comunque essere tassabile — dipende dalla situazione specifica

Immobili ricevuti in donazione

Per i beni donati, si applica il principio della "continuità": la data di acquisto e il costo rilevante sono quelli del donante originario, non del donatario. Questo significa che se tuo padre ha comprato una casa nel 2010 e te la dona nel 2024, il "cronometro" dei 5 anni è partito nel 2010 — non nel 2024.

Come si dichiara la plusvalenza con imposta sostitutiva

Se hai scelto l'imposta sostitutiva al rogito, il notaio gestisce tutto: calcola, versa e rilascia la ricevuta. Non devi fare nulla nella dichiarazione dei redditi — la tassazione è definitiva e separata dall'IRPEF.

Se invece hai scelto la tassazione IRPEF ordinaria (o non hai scelto al rogito), devi indicare la plusvalenza nel quadro RM del modello Redditi PF (o nel 730 con il modello aggiuntivo).

Domande frequenti

Devo pagare tasse se vendo casa dopo 5 anni?

Dipende. Se è la tua prima casa dove hai vissuto, di solito no. Se è una seconda casa o un appartamento in affitto, la regola dei 5 anni si applica solo per le abitazioni acquistate (non per immobili ricevuti in eredità o per le seconde case in senso fiscale). Consulta sempre un notaio o commercialista per la tua situazione specifica.

Come riduco la plusvalenza legalmente?

Documentando al massimo i costi sostenuti all'acquisto e i lavori di ristrutturazione con fatture in regola. Più costi hai, più bassa è la plusvalenza. Conserva tutte le fatture sin dall'acquisto.

Nota: le normative fiscali cambiano frequentemente. Verifica sempre i dati aggiornati su siti istituzionali (Agenzia delle Entrate) prima di prendere decisioni. Per la tua situazione specifica, rivolgiti a un notaio o commercialista.

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