I 5 errori nel passaggio al regime forfettario

A cura della Redazione · Aggiornato il 29 giugno 2026 · 5 min di lettura

Il regime forfettario sembra semplice: un'aliquota del 15% (o del 5% per i primi cinque anni), niente IVA, niente ISA. Eppure ogni anno migliaia di contribuenti commettono errori che costano centinaia o migliaia di euro in imposte non dovute, sanzioni o mancate deduzioni. Il problema è che le regole sono più articolate di quanto appaiano, e il passaggio da un regime all'altro richiede una pianificazione che pochi fanno davvero in anticipo. Ecco i cinque errori più frequenti e come evitarli.

  1. Calcolare male le cause ostative

    Le cause ostative escludono automaticamente dall'accesso al forfettario, ma vengono spesso ignorate o valutate in modo superficiale. Le più frequentemente sottovalutate sono il possesso di partecipazioni di controllo in società a responsabilità limitata che svolgono attività riconducibile a quella della partita IVA, e il superamento di €30.000 lordi di reddito da lavoro dipendente o assimilato nell'anno precedente. Un singolo requisito non verificato può rendere invalido l'intero regime, con obbligo di recupero di IVA e imposte.

    Come evitarlo: Prima di aprire la partita IVA o di aderire al forfettario, verificare punto per punto tutte le cause ostative elencate all'art. 1, commi 54-89, della L. 190/2014. In caso di dubbio su partecipazioni societarie o redditi da lavoro, consultare un commercialista prima della dichiarazione.

  2. Non pianificare il passaggio in anticipo

    Il regime forfettario si applica su base annuale: se si supera la soglia degli €85.000 di ricavi nel corso dell'anno, si esce dal regime solo dall'anno successivo, ma con alcune eccezioni che scattano immediatamente in caso di superamento del doppio della soglia. Chi non monitora i ricavi in corso d'anno rischia di prendere decisioni sbagliate su investimenti, acquisti di beni strumentali o assunzione di collaboratori proprio a ridosso del limite. Allo stesso modo, chi vuole entrare nel forfettario deve organizzarsi entro il 31 dicembre dell'anno precedente.

    Come evitarlo: Impostare un foglio di monitoraggio mensile dei ricavi cumulati e fissare un alert a €70.000, che lasci tempo per valutare le scelte operative prima di avvicinarsi alla soglia. Per chi vuole transitare al forfettario, la pianificazione deve iniziare almeno a settembre dell'anno precedente.

  3. Ignorare i contributi INPS ridotti

    Uno dei vantaggi meno sfruttati del regime forfettario è la riduzione del 35% dei contributi previdenziali per artigiani e commercianti iscritti alle gestioni INPS di categoria. La riduzione è opzionale e va richiesta espressamente: non scatta in automatico. Molti titolari di partita IVA continuano a pagare i contributi minimi pieni per anni senza sapere di avere diritto a uno sconto significativo, con un mancato risparmio che può superare i €1.000 l'anno.

    Come evitarlo: Verificare la propria cassa previdenziale di riferimento e, se si è iscritti alla gestione artigiani o commercianti INPS, presentare la domanda di riduzione contributi contestualmente all'apertura della partita IVA o al passaggio al forfettario. La domanda va rinnovata ogni anno tramite il cassetto previdenziale INPS.

  4. Confondere ricavi con compensi

    Nel regime forfettario la base imponibile non è il guadagno netto, ma i ricavi (o compensi) lordi moltiplicati per il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO, che varia dal 40% all'86%. Chi confonde il ricavo lordo con il reddito imponibile rischia di sottostimare le imposte dovute o, al contrario, di credere che il forfettario sia meno conveniente di quanto sia realmente. Il 15% si applica al reddito forfettizzato, non ai ricavi totali.

    Come evitarlo: Consultare la tabella ufficiale dei coefficienti di redditività per il proprio codice ATECO e calcolare sempre la base imponibile correttamente prima di confrontare il carico fiscale tra regimi. Esempio: con ricavi di €60.000 e coefficiente 78%, la base imponibile è €46.800, e l'imposta sostitutiva al 15% ammonta a €7.020, non a €9.000.

  5. Non verificare la convenienza rispetto al regime ordinario

    Il forfettario al 15% non è sempre vantaggioso rispetto al regime ordinario con IRPEF a scaglioni (23%, 33%, 43%). Chi ha spese deducibili elevate — interessi sul mutuo, figli a carico, spese mediche rilevanti, contributi previdenziali volontari — può avere un carico fiscale inferiore in regime ordinario, dove queste deduzioni e detrazioni si applicano. Allo stesso modo, chi ha redditi bassi potrebbe già trovarsi nel primo scaglione IRPEF al 23%, un'aliquota non molto distante dal 15% forfettario, ma con la possibilità di dedurre i costi effettivi.

    Come evitarlo: Fare una simulazione comparativa ogni anno con i dati reali: ricavi, costi effettivi, detrazioni spettanti, contributi INPS. Molti commercialisti offrono questa analisi preventiva. In alternativa, usare un calcolatore dedicato che tenga conto di tutte le variabili prima di scegliere il regime.

Domande frequenti

Se supero €85.000 di ricavi, perdo subito il forfettario?

No, nella maggior parte dei casi. Se superi la soglia di €85.000 ma rimani al di sotto di €170.000, esci dal forfettario a partire dall'anno successivo. L'uscita immediata nel corso dell'anno scatta solo se superi il doppio della soglia (€170.000) nell'anno in corso. In quel caso sei tenuto ad applicare l'IVA sulle operazioni successive al superamento e a passare al regime ordinario già dall'anno stesso.

Il regime forfettario è cumulabile con un lavoro dipendente?

Dipende dal reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente. Se hai percepito più di €30.000 lordi da lavoro dipendente o assimilato nell'anno precedente, non puoi accedere al forfettario per l'anno successivo. Se il reddito è inferiore a €30.000, la cumulabilità è ammessa. Fanno eccezione i rapporti di lavoro cessati: se il rapporto si è concluso nell'anno precedente, la causa ostativa non si applica.

L'aliquota del 5% è disponibile per tutti i nuovi forfettari?

No. L'aliquota ridotta del 5% per i primi cinque anni di attività si applica solo a chi avvia una nuova attività e non ha esercitato nei tre anni precedenti un'attività d'impresa, artistica o professionale, anche in forma associata o familiare. Inoltre, l'attività non deve essere una mera prosecuzione di un'attività svolta in precedenza come lavoratore dipendente, con le stesse mansioni e gli stessi clienti. In caso contrario, si applica l'aliquota ordinaria del 15%.

Conclusione

Il regime forfettario può essere uno strumento efficace per ridurre il carico fiscale, ma solo se adottato con consapevolezza e pianificazione. Verificare le cause ostative, monitorare i ricavi durante l'anno, calcolare correttamente la base imponibile e confrontare i due regimi con dati reali non sono operazioni complesse, ma richiedono attenzione. Prima di decidere, usa il nostro calcolatore regime forfettario per vedere in pochi minuti quale regime conviene davvero nel tuo caso specifico.