I 6 errori del forfettario che causano problemi con il fisco

A cura della Redazione · Aggiornato il 29 giugno 2026 · 3 min di lettura

Il regime forfettario è il preferito da freelance e professionisti italiani perché semplifica la fiscalità, ma la sua semplicità è spesso una trappola. Chi non conosce bene le regole commette errori che arrivano anni dopo sotto forma di cartelle esattoriali, accertamenti o perdita involontaria del regime. Ecco i sei più frequenti.

I 6 errori più comuni nel regime forfettario

1. Non accantonare nulla per INPS e tasse

Il forfettario paga tasse in acconto e saldo, non in busta paga. Chi non mette da parte almeno il 25-30% di ogni fattura rischia di non avere liquidità quando arrivano i versamenti di giugno e novembre.

Come evitarlo: apri un conto separato e trasferisci il 27% di ogni fattura incassata. Usa il calcolatore forfettario per stimare l'importo esatto.

2. Superare la soglia di €85.000 senza accorgersene

Dal momento in cui si superano €85.000 di ricavi nell'anno solare si esce dal forfettario l'anno successivo. Molti non tengono il conteggio aggiornato e scoprono il superamento solo con la dichiarazione. Se si superano €100.000 in corso d'anno si perde il regime immediatamente e si deve addebitare l'IVA sulle fatture successive.

Come evitarlo: tieni un foglio aggiornato dei ricavi o usa un gestionale. Se sei vicino alla soglia, valuta con il commercialista se posticipare alcune fatture a gennaio.

3. Ignorare le cause ostative

Il forfettario è vietato a chi: partecipa in SRL trasparenti o controlla SRL con la stessa attività; ha redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a €30.000; era dipendente dell'attuale cliente nei due anni precedenti.

Come evitarlo: verifica le cause ostative (art. 1, commi 54-89, L.190/2014) ogni anno prima del 31 dicembre. In caso di dubbio consulta un commercialista prima di emettere fatture nel nuovo anno.

4. Emettere fattura senza marca da bollo

Le fatture forfettarie non applicano IVA, quindi quando il totale supera €77,47 è obbligatoria la marca da bollo da €2,00. Con la fattura elettronica tramite SDI il bollo è virtuale e si versa trimestralmente tramite F24.

Come evitarlo: configura il software di fatturazione elettronica perché applichi automaticamente il bollo virtuale. Controlla ogni trimestre il debito da versare.

5. Non dichiarare i redditi da clienti esteri

I forfettari residenti in Italia tassano tutti i redditi mondiali. I compensi da clienti UE o extra-UE concorrono alla soglia €85.000 e vanno dichiarati. Se hai conti esteri o investimenti all'estero devi compilare anche il quadro RW.

Come evitarlo: conserva tutte le fatture estere e comunicale al commercialista. Le eventuali ritenute applicate dall'estero sono recuperabili come credito d'imposta.

6. Calcolare male il reddito imponibile

Il reddito imponibile forfettario si ottiene moltiplicando i ricavi per il coefficiente di redditività del proprio codice ATECO (es. 78% per i professionisti senza cassa), poi si detraggono i contributi INPS versati e infine si applica l'aliquota del 15% (o 5% per i primi 5 anni di attività).

Come evitarlo: verifica il coefficiente corretto nella tabella allegata alla L.190/2014. Non dimenticare di detrarre i contributi INPS prima di applicare l'imposta — è un errore comune che fa pagare più tasse del dovuto.

Domande frequenti

Cosa succede se supero €85.000 a metà anno?

Se superi €85.000 nel corso dell'anno esci dal forfettario dall'anno successivo. Se superi €100.000 in un anno solare, perdi il regime immediatamente: devi applicare l'IVA sulle fatture emesse dopo il superamento della soglia per il resto dell'anno.

Posso avere sia clienti italiani sia esteri nel forfettario?

Sì, non ci sono limitazioni sui clienti esteri. I compensi esteri concorrono al limite dei €85.000 e vanno dichiarati normalmente. L'IVA non si applica (le fatture a clienti UE sono fuori campo IVA ai sensi dell'art. 7-ter DPR 633/72).

Quali contributi INPS pago nel forfettario?

Dipende dalla categoria: i professionisti iscritti a una cassa professionale (avvocati, ingegneri, medici, ecc.) versano alla propria cassa. Chi non ha cassa propria versa alla gestione separata INPS (circa 25,72% senza maternità). Gli artigiani e commercianti versano alla gestione speciale INPS (circa 24%).

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