Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato riservato alle partite IVA individuali con ricavi o compensi fino a 85.000 euro annui. Chi rientra nei requisiti paga un'imposta sostitutiva del 15% — ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività — calcolata non sull'intero fatturato ma su una quota forfettaria stabilita per categoria. Non si applica l'IVA, non si subisce la ritenuta d'acconto e la contabilità è semplificata al massimo. È la soluzione più diffusa per freelance, artigiani, commercianti e professionisti che iniziano o che mantengono volumi contenuti. In questo articolo trovi tutto quello che devi sapere per capire se il regime forfettario fa al caso tuo nel 2026.
Cos'è il regime forfettario e chi può accedervi
Il regime forfettario è disciplinato dalla Legge n. 190/2014 e successive modifiche. Per accedervi nel 2026 occorre soddisfare il requisito principale: i ricavi o compensi dell'anno precedente non devono superare 85.000 euro. Se si supera questa soglia in corso d'anno si esce dal regime a partire dall'anno successivo; se si superano i 100.000 euro nell'anno in corso si esce immediatamente, con obbligo di applicare l'IVA già dalle operazioni che hanno determinato il superamento.
Oltre alla soglia di ricavi, esistono cause ostative che impediscono l'accesso o la permanenza nel regime:
- Partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari che svolgono attività riconducibile a quella della partita IVA.
- Controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata che esercitano attività economiche riconducibili a quella svolta in proprio.
- Redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro nell'anno precedente (il limite non si applica se il rapporto di lavoro è cessato).
- Spese per personale dipendente o collaboratori superiori a 20.000 euro lordi nel corso dell'anno.
Il regime è accessibile sia all'avvio di una nuova attività sia per chi già dispone di una partita IVA ordinaria e intende transitare, verificandone i presupposti.
Come funziona il regime forfettario: passo dopo passo
Passo 1 — Verifica i requisiti e le cause ostative
Prima di aprire (o convertire) la partita IVA, controlla di non rientrare in nessuna delle cause ostative elencate sopra. Se hai già un lavoro dipendente, verifica che il tuo reddito da dipendente non abbia superato 30.000 euro nell'anno precedente. È consigliabile fare questa verifica con un commercialista, soprattutto se hai situazioni societarie o familiari complesse.
Passo 2 — Apri la partita IVA e indica il codice ATECO
All'atto di apertura della partita IVA presso l'Agenzia delle Entrate (o attraverso il tuo consulente) dichiari di voler adottare il regime forfettario. Il codice ATECO che scegli determina il coefficiente di redditività, che è la percentuale del fatturato sulla quale si calcola il reddito imponibile. I coefficienti variano tipicamente dal 40% (commercio al dettaglio) all'86% (costruzioni e attività immobiliari), con il 78% applicato alla maggior parte dei servizi e delle professioni.
Passo 3 — Calcola il reddito imponibile forfettario
Il reddito imponibile non è il fatturato totale, ma il risultato di questa formula:
Reddito imponibile = Ricavi × Coefficiente di redditività
Esempio pratico: un grafico freelance (coefficiente 78%) con 40.000 euro di ricavi avrà un reddito imponibile di 31.200 euro (40.000 × 0,78). Da questo importo si deducono i contributi previdenziali versati nell'anno. Non si possono dedurre altre spese analitiche (affitti, software, attrezzatura): è proprio la logica "forfettaria" — il coefficiente già le incorpora in modo standardizzato.
Passo 4 — Calcola e versa l'imposta sostitutiva
Sull'imponibile netto (dopo deduzione contributi) si applica l'imposta sostitutiva del 15%, che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali. Per chi avvia una nuova attività e non ha esercitato nei tre anni precedenti attività artistica, professionale o d'impresa, l'aliquota scende al 5% per i primi cinque anni. Il versamento avviene tramite modello F24, con acconto e saldo nei termini ordinari del calendario fiscale. Verifica sempre le scadenze aggiornate sul sito dell'Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it).
Passo 5 — Gestisci i contributi INPS
I contributi previdenziali si pagano comunque e dipendono dalla gestione di appartenenza:
- Artigiani e commercianti: contributi fissi sul minimale di reddito più una quota proporzionale sull'eccedenza. I forfettari iscritti a queste gestioni possono richiedere la riduzione del 35% dei contributi dovuti (con conseguente riduzione della copertura previdenziale).
- Professionisti senza cassa previdenziale autonoma: iscritti alla Gestione Separata INPS, versano una percentuale del reddito forfettario imponibile. Verifica l'aliquota vigente sul sito INPS, poiché può variare annualmente.
- Professionisti con cassa ordini (avvocati, ingegneri, commercialisti, ecc.): seguono le regole della propria cassa previdenziale.
Passo 6 — Gestisci fatturazione e adempimenti IVA
In regime forfettario non si applica l'IVA sulle fatture emesse e non si ha diritto alla detrazione dell'IVA sugli acquisti. Sulle fatture si inserisce la dicitura di esonero prevista dall'art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014. Non si subisce la ritenuta d'acconto da parte dei clienti sostituti d'imposta (occorre indicarlo espressamente in fattura). L'obbligo di fatturazione elettronica si applica anche ai forfettari dal 2024 in poi, senza eccezioni di fatturato.
Domande frequenti sul regime forfettario 2026
Quanto si paga effettivamente di tasse con il regime forfettario?
L'aliquota nominale è il 15% (o 5% per i nuovi), ma si applica solo sul reddito forfettario, non sull'intero fatturato. L'incidenza reale sul fatturato dipende dal coefficiente ATECO: un professionista con coefficiente 78% che fattura 50.000 euro ha un imponibile di circa 39.000 euro (al netto dei contributi dedotti) e paga circa 5.000-6.000 euro di imposta sostitutiva. È un carico fiscale significativamente inferiore al regime ordinario IRPEF a parità di reddito.
Il regime forfettario conviene rispetto al regime ordinario?
Conviene nella maggior parte dei casi per chi ha ricavi inferiori a 85.000 euro e spese aziendali reali contenute. Se le spese effettive sono molto elevate (es. acquisto di macchinari, affitto di uffici, molti collaboratori), il regime ordinario potrebbe risultare più vantaggioso perché permette la deduzione analitica dei costi. Il confronto va fatto caso per caso con un consulente fiscale.
Posso avere un lavoro dipendente e il regime forfettario allo stesso tempo?
Sì, ma con un limite preciso: il reddito da lavoro dipendente (o assimilato) dell'anno precedente non deve superare 30.000 euro lordi. Se supera questa soglia, non puoi accedere al regime forfettario. Se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso dell'anno precedente, il limite non si applica. La compatibilità va verificata ogni anno al momento della dichiarazione.
Cosa succede se supero la soglia di 85.000 euro?
Se superi 85.000 euro nell'anno in corso, esci dal regime forfettario a partire dall'anno successivo. Se superi i 100.000 euro, l'uscita è immediata: sei obbligato ad applicare l'IVA già dalle operazioni che hanno generato il superamento e a emettere note di variazione per le fatture precedenti dello stesso anno. In entrambi i casi, l'anno seguente adotterai il regime ordinario (o semplificato, se i requisiti lo permettono).
Conclusione: vale la pena scegliere il regime forfettario nel 2026?
Il regime forfettario rimane nel 2026 una delle opzioni fiscali più vantaggiose per chi avvia o mantiene una piccola attività autonoma. La combinazione di imposta flat al 15%, esonero IVA, assenza di ritenuta e contabilità semplificata riduce sia il carico fiscale sia gli adempimenti burocratici. Le soglie e le cause ostative restano gli elementi da monitorare con attenzione ogni anno.
Prima di scegliere, è sempre utile confrontare le opzioni disponibili e pianificare anche gli aspetti previdenziali. Se stai valutando come ottimizzare le tue finanze personali insieme alla gestione fiscale, puoi approfondire con il nostro calcolatore IRPEF per confrontare l'impatto dei diversi regimi, o leggere la nostra guida su come investire i soldi risparmiati grazie alla riduzione del carico fiscale. Per chi vuole costruire un piano finanziario completo, la sezione dedicata ai migliori conti correnti può essere un punto di partenza per separare le finanze personali da quelle aziendali, buona prassi anche in regime forfettario.
Le informazioni contenute in questo articolo sono a scopo informativo e aggiornate a giugno 2026. Per la tua situazione specifica consulta sempre un commercialista o verifica sul sito ufficiale dell'Agenzia delle Entrate.