Come dichiarare i redditi da crypto in Italia 2026

Dichiarare correttamente i redditi da criptovalute in Italia è diventato obbligatorio e sempre meno optional. L'Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli incrociati con le banche e gli exchange, e dal 2023 la normativa è diventata più definita. Questa guida spiega cosa devi dichiarare, quando, come e cosa rischi se non lo fai.

Cosa si intende per redditi da crypto tassabili

In Italia le criptovalute sono considerate beni valutari digitali. I redditi tassabili includono:

  • Plusvalenze da vendita: il guadagno tra il prezzo di acquisto (costo fiscale) e il prezzo di vendita, se in un periodo d'imposta il totale delle plusvalenze supera la soglia di esenzione di 2.000 euro (soglia confermata per il 2026, ma verifica eventuali aggiornamenti normativi)
  • Conversione crypto in fiat (es. da Bitcoin a euro)
  • Scambio tra criptovalute diverse (es. da Bitcoin a Ethereum) — ogni swap è potenzialmente un evento fiscale
  • Pagamento di beni o servizi in crypto
  • Proventi da staking, lending e liquidity mining: tassati come redditi diversi
  • Airdrops e reward da mining: tassabili al momento del ricevimento al valore di mercato

Non sono invece eventi fiscali: il semplice possesso di crypto senza vendita, il trasferimento tra propri wallet, e lo spostamento tra exchange intestati allo stesso soggetto.

Quale aliquota si applica

Dal 2023, le plusvalenze da criptovalute scontano l'imposta sostitutiva del 26% (salvo modifiche normative successive). Fino al 2022, l'aliquota era del 26% ma si applicava solo se le crypto detenute in un giorno del periodo d'imposta superavano il controvalore di 51.645 euro. Dal 2023 il sistema è cambiato: si tassano le plusvalenze realizzate che superano la soglia annua di esenzione di 2.000 euro.

Quali quadri del modello Redditi compilare

Le criptovalute si dichiarano nel modello Redditi PF (ex Unico), non nel 730. Se usi il 730 per il resto dei redditi, devi integrarlo con il modello Redditi PF solo per la parte crypto — oppure compilare solo il Redditi PF che include tutto.

  • Quadro RT: per le plusvalenze da cessione di cripto-attività. Calcola la differenza tra corrispettivo di vendita e costo fiscale, applica il 26%.
  • Quadro RW: per la dichiarazione del possesso di cripto-attività all'estero (exchange esteri). Serve anche se non hai realizzato plusvalenze: è l'obbligo di monitoraggio fiscale. La base imponibile è il valore al 31 dicembre di ciascun anno.
  • Quadro RL: per altri redditi da crypto (staking, mining, lending) qualificati come redditi diversi.

Come calcolare il costo fiscale (basis)

Il costo fiscale è il prezzo pagato per acquistare la crypto, espresso in euro al momento dell'acquisto. Se hai acquistato in più riprese, si usa il metodo LIFO (Last In First Out) — l'ultima crypto acquistata è la prima ad essere venduta — che è il metodo previsto dalla normativa italiana.

Esempio: hai comprato 1 BTC a 20.000 euro a gennaio e 0,5 BTC a 30.000 euro a luglio. A settembre vendi 0,5 BTC a 35.000 euro. Con LIFO, vendi i 0,5 BTC acquistati a luglio (costo 15.000 euro), quindi la plusvalenza è 35.000 - 15.000 = 20.000 euro, tassabili al 26%.

Il quadro RW: cosa va dichiarato

Anche chi non ha venduto nulla e non ha plusvalenze deve compilare il quadro RW se detiene crypto su exchange esteri o su wallet non custoditi da intermediari italiani. Va indicato il valore in euro al 31 dicembre di ciascun anno. Dal 2023 si applica anche un'imposta patrimoniale dello 0,2% annuo sul valore delle cripto detenute (analoga all'IVAFE sui prodotti finanziari esteri).

Le sanzioni per chi non dichiara

Omettere la dichiarazione delle crypto espone a:

  • Sanzione per omessa compilazione quadro RW: dal 3% al 15% del valore non dichiarato (dal 6% al 30% se i beni sono in Paesi black list)
  • Sanzione per imposte non versate: dal 90% al 180% dell'imposta evasa, più interessi
  • Ravvedimento operoso: se regolarizzi prima che l'Agenzia avvii accertamenti, la sanzione si riduce significativamente (fino al 10-15% in meno per ravvedimento breve)

La regolarizzazione del passato

Se negli anni precedenti non hai dichiarato le crypto, puoi regolarizzare tramite ravvedimento operoso presentando le dichiarazioni degli anni mancanti con la sanzione ridotta. Conviene farlo prima di ricevere un accertamento. Rivolgiti a un commercialista esperto in fiscalità crypto per calcolare l'importo esatto.

Exchange italiani vs exchange esteri

Gli exchange con sede in Italia (come Conio) applicano la ritenuta alla fonte e semplificano la dichiarazione. Gli exchange esteri (Coinbase, Kraken, Binance, ecc.) non applicano ritenute italiane: sei tu a dover dichiarare tutto nel modello Redditi PF. Conserva tutti i report delle transazioni — spesso scaricabili in CSV dalla sezione fiscale del tuo exchange.

Domande frequenti

Devo dichiarare la crypto anche se sono in perdita?

Sì, per il quadro RW (possesso) e per il quadro RT se vuoi certificare le minusvalenze e portarle in compensazione con plusvalenze future entro i successivi 4 anni. Dichiarare le perdite è a tuo favore.

Posso fare il 730 se ho criptovalute?

Il 730 non prevede i quadri RW e RT necessari per le crypto. Devi usare il modello Redditi PF (anche solo per integrare il 730 con questi quadri). Consulta un commercialista se hai entrambe le tipologie di reddito.

Lo swap da una crypto all'altra è tassabile?

Secondo la normativa fiscale italiana vigente dal 2023, sì: ogni conversione tra cripto-attività diverse è un evento realizzativo ai fini fiscali. Devi calcolare il gain/loss al momento dello swap. Tieni traccia di tutti gli scambi con data, valore in euro e importo.

Per ulteriori dettagli sulla tassazione delle crypto, leggi anche la guida quanto si paga di tasse sulle crypto in Italia.

La normativa sulle cripto-attività è in continua evoluzione. Le informazioni di questo articolo si basano sul quadro normativo vigente alla data di pubblicazione e potrebbero non riflettere modifiche successive. Rivolgiti a un commercialista esperto prima di presentare la dichiarazione.