Come calcolare il netto dallo stipendio lordo: guida

A cura della Redazione · Aggiornato il 31 luglio 2026 · 11 min di lettura

Ogni mese arriva la busta paga e spesso la prima reazione è: "Ma quanto mi hanno trattenuto?". La differenza tra lordo e netto può sembrare una scatola nera, ma segue regole precise e calcolabili. Capire come si passa dallo stipendio lordo a quello netto non serve solo a soddisfare la curiosità: ti permette di verificare che i calcoli siano corretti, di valutare proposte di lavoro in modo realistico e di pianificare meglio le tue finanze. In questa guida vediamo passo per passo le componenti che riducono il lordo, con i dati fiscali aggiornati al 2026.

Lordo e netto: qual è la differenza reale

Lo stipendio lordo è la cifra che il datore di lavoro si impegna a corrisponderti secondo il contratto collettivo o l'accordo individuale. È il punto di partenza, ma non è quello che arriva sul conto corrente.

Dal lordo vengono sottratte due categorie principali di trattenute:

  • Contributi previdenziali a carico del lavoratore (INPS)
  • Imposte sul reddito: IRPEF + addizionali regionali e comunali

Quello che rimane dopo queste deduzioni è il netto in busta paga, cioè la somma che ti viene effettivamente accreditata.

È importante non confondere il costo del lavoro sostenuto dall'azienda con il tuo lordo contrattuale. Il datore di lavoro versa anche i contributi INPS a suo carico (circa il 23-32% del lordo, a seconda del CCNL e dell'azienda) direttamente all'INPS, ma questa voce non appare nella tua busta paga perché non transita dal tuo reddito.

I contributi INPS: la prima trattenuta

Il primo prelievo sul lordo riguarda i contributi previdenziali obbligatori. Per la maggior parte dei lavoratori dipendenti del settore privato, la quota a carico del lavoratore è pari al 9,19% del lordo imponibile previdenziale.

Questa aliquota non è uguale per tutti: può variare leggermente in base al contratto collettivo applicato, al settore e all'anzianità. Ad esempio, per alcuni CCNL del commercio o dell'industria possono esistere piccole differenze centesimali. Tuttavia il 9,19% è l'aliquota standard di riferimento per la maggior parte dei contratti.

Come si calcola la quota INPS

La formula è semplice:

Contributi INPS = Lordo × 9,19%

A titolo indicativo, su un lordo mensile di 2.000€ la trattenuta INPS è di circa 183,80€. Su un lordo di 3.000€ sale a circa 275,70€.

I contributi si calcolano su una base imponibile previdenziale che di solito coincide con il lordo, ma può escludere alcune voci particolari come rimborsi spese analitici o alcune indennità esenti per legge.

Tieni presente che versare contributi è nel tuo interesse diretto: da questi dipende la tua futura pensione. Se vuoi capire meglio come funziona il sistema previdenziale italiano, leggi la nostra guida sulla pensione in Italia.

L'IRPEF 2026: scaglioni e aliquote

Dopo aver sottratto i contributi INPS, ottieni il reddito imponibile IRPEF. Su questo importo si applica l'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF) in modo progressivo: più guadagni, più paghi in proporzione, ma solo sulla parte eccedente ogni soglia.

Gli scaglioni IRPEF 2026

Per il 2026 le aliquote IRPEF sono:

Scaglione di reddito annuo Aliquota IRPEF
Fino a 28.000€ 23%
Da 28.001€ a 50.000€ 33%
Oltre 50.000€ 43%

La progressività significa che se hai un reddito imponibile di 35.000€, non paghi il 33% su tutto: paghi il 23% sui primi 28.000€ e il 33% solo sui 7.000€ eccedenti.

Esempio pratico di calcolo IRPEF

Supponiamo un reddito imponibile IRPEF annuo di 35.000€:

  • Sui primi 28.000€: 28.000 × 23% = 6.440€
  • Sui restanti 7.000€: 7.000 × 33% = 2.310€
  • IRPEF lorda totale: 8.750€

Da questa cifra si sottraggono poi le detrazioni (vedi sezione successiva) per arrivare all'IRPEF netta, che è quella effettivamente trattenuta dal sostituto d'imposta (il tuo datore di lavoro).

L'IRPEF viene trattenuta ogni mese in via provvisoria, calcolando il reddito annuo presunto e dividendo l'imposta per dodici. A gennaio dell'anno successivo avviene il conguaglio: se hai pagato troppo ti restituiscono la differenza, se hai pagato troppo poco integrano.

Le detrazioni da lavoro dipendente

Le detrazioni sono sconti d'imposta che riducono l'IRPEF dovuta. Per i lavoratori dipendenti esiste una detrazione automatica per tipologia di reddito, che non devi richiedere: viene applicata direttamente dal datore di lavoro.

Detrazione per redditi da lavoro dipendente

L'importo della detrazione da lavoro dipendente varia in base al reddito complessivo:

  • Per redditi fino a 15.000€: detrazione massima di circa 1.955€ (con un meccanismo di calcolo proporzionale per redditi molto bassi che può abbattere quasi tutta l'IRPEF)
  • Per redditi tra 15.001€ e 28.000€: detrazione decrescente calcolata con una formula che parte da 1.910€ e si riduce al crescere del reddito
  • Per redditi tra 28.001€ e 50.000€: ulteriore riduzione progressiva
  • Per redditi oltre 50.000€: la detrazione si azzera

In pratica, per un lavoratore con un reddito annuo lordo intorno ai 25.000-30.000€, la detrazione abbatte significativamente l'IRPEF lorda, riducendo l'aliquota effettiva ben al di sotto di quella nominale del 23%.

Altre detrazioni e deduzioni possibili

Oltre alla detrazione base da lavoro dipendente, nel 730 o nella dichiarazione dei redditi puoi recuperare spese detraibili sostenute durante l'anno:

  • Spese mediche (detrazione del 19% sulla parte eccedente 129,11€)
  • Interessi passivi sul mutuo prima casa
  • Spese per figli a carico
  • Contributi versati a fondi pensione complementare
  • Spese per ristrutturazioni ed efficienza energetica

Queste detrazioni non incidono sulla busta paga mensile ma possono generare un rimborso IRPEF in sede di conguaglio o dichiarazione dei redditi. Se vuoi ottimizzare la gestione delle tue finanze, una buona partenza è costruire un budget familiare che tenga conto anche di queste voci.

Le addizionali regionali e comunali

All'IRPEF nazionale si aggiungono due imposte locali calcolate anch'esse sul reddito imponibile IRPEF:

Addizionale regionale

Ogni regione stabilisce la propria aliquota, con un minimo dello 1,23% e un massimo che in alcune regioni arriva al 3,33%. Le regioni con situazioni finanziarie più critiche tendono ad applicare aliquote più alte. Ad esempio, la Calabria e il Lazio hanno spesso applicato aliquote tra le più elevate, mentre alcune regioni del Nord si sono mantenute vicine al minimo.

L'addizionale regionale si paga interamente nell'anno successivo a quello di riferimento, in busta paga a partire dal mese di gennaio, suddivisa in rate fino a novembre.

Addizionale comunale

I comuni possono applicare un'addizionale che varia dallo 0% (comuni che hanno scelto di non applicarla) fino all'0,9% del reddito imponibile. Anche qui l'aliquota dipende dal comune di residenza e può prevedere una soglia di esenzione per i redditi più bassi.

L'addizionale comunale funziona su due componenti: un acconto trattenuto nell'anno corrente (calcolato sul reddito dell'anno precedente) e un saldo trattenuto nell'anno successivo.

Queste addizionali, pur non essendo enormi, incidono sul netto finale. Per un reddito imponibile di 30.000€, ad esempio, l'addizionale regionale al 2% pesa 600€ annui, cioè 50€ al mese in meno in busta paga.

Per approfondire come funzionano le addizionali, leggi anche la nostra guida sulla tassazione delle rendite finanziarie per avere un quadro completo dell'imposizione fiscale in Italia.

Come si calcola il netto: riepilogo step by step

Ecco il procedimento completo per stimare il tuo netto mensile partendo dal lordo annuo:

  1. Parti dal lordo annuo indicato nel contratto
  2. Sottrai i contributi INPS (lordo × 9,19%) → ottieni la base imponibile IRPEF
  3. Calcola l'IRPEF lorda applicando le aliquote per scaglioni (23%/33%/43%)
  4. Sottrai la detrazione da lavoro dipendente → ottieni l'IRPEF netta
  5. Aggiungi le addizionali regionali e comunali (stimate sul reddito imponibile)
  6. Somma tutte le trattenute (INPS + IRPEF netta + addizionali)
  7. Sottrai il totale trattenute dal lordo → ottieni il netto annuo
  8. Dividi per 12 (o per 13 se il contratto prevede la tredicesima) → netto mensile

Questo calcolo è una stima: il netto effettivo può variare per effetto di arrotondamenti, rate di addizionali dell'anno precedente, conguagli fiscali e voci variabili della busta paga (straordinari, indennità, premi).

Come leggere la busta paga

La busta paga (o cedolino) è il documento mensile che riepiloga competenze e trattenute. Capire come leggerla ti mette al riparo da errori e ti dà consapevolezza sulla tua situazione finanziaria.

Le sezioni principali del cedolino

Intestazione e dati anagrafici: nome, cognome, codice fiscale, datore di lavoro, CCNL applicato, qualifica e livello contrattuale.

Competenze (o "voci in avere"): tutto quello che ti spetta. Le voci principali sono:

  • Paga base: la retribuzione base prevista dal CCNL per il tuo livello
  • Scatti di anzianità: aumenti automatici maturati negli anni
  • Superminimo individuale: eventuale aumento concordato individualmente
  • Indennità varie (di funzione, di turno, di reperibilità, ecc.)
  • Straordinari
  • Premio produzione o variabili

La somma di queste voci costituisce il lordo mensile.

Trattenute (o "voci in dare"): tutto quello che viene sottratto. Le principali:

  • Contributi INPS a carico del lavoratore (quota previdenziale)
  • IRPEF (ritenuta d'acconto mensile)
  • Addizionale regionale (in rate, da gennaio a novembre dell'anno successivo)
  • Addizionale comunale (acconto e saldo)
  • Eventuale quota TFR anticipato (se hai richiesto anticipi sul trattamento di fine rapporto)
  • Eventuali rate per prestiti aziendali o cessione del quinto

Netto a pagare: la differenza tra competenze e trattenute. Questo è il numero che compare nell'accredito bancario.

Altre voci importanti

In fondo al cedolino trovi spesso:

  • TFR maturato nel mese: l'accantonamento mensile del trattamento di fine rapporto (circa 1/13,5 del lordo annuo), che cresce ogni mese ma ti viene liquidato alla fine del rapporto di lavoro (o trasferito al fondo pensione se hai scelto questa opzione)
  • Imponibile previdenziale e fiscale: le basi su cui vengono calcolati rispettivamente i contributi INPS e l'IRPEF
  • Progressivi annui: i totali cumulati dall'inizio dell'anno per ogni voce, utili per verificare i conguagli e per la dichiarazione dei redditi

Quanto pesa davvero la fiscalità: esempi concreti

Per rendere concreto il calcolo, vediamo tre profili tipo a titolo indicativo. I valori sono stime basate sulle aliquote 2026 e assumono addizionali regionali e comunali nella media nazionale (circa 2% + 0,5%).

Profilo 1: Lordo annuo 22.000€

  • INPS (9,19%): circa 2.022€
  • Imponibile IRPEF: circa 19.978€
  • IRPEF lorda (23%): circa 4.595€
  • Detrazione da lavoro dipendente: circa 1.600€
  • IRPEF netta: circa 2.995€
  • Addizionali (2,5% circa): circa 500€
  • Netto annuo stimato: circa 16.483€ → circa 1.373€ al mese

Profilo 2: Lordo annuo 35.000€

  • INPS (9,19%): circa 3.217€
  • Imponibile IRPEF: circa 31.783€
  • IRPEF lorda: circa 7.697€ (23% su 28.000 + 33% su 3.783)
  • Detrazione da lavoro dipendente: circa 900€
  • IRPEF netta: circa 6.797€
  • Addizionali (2,5% circa): circa 795€
  • Netto annuo stimato: circa 24.191€ → circa 2.016€ al mese

Profilo 3: Lordo annuo 55.000€

  • INPS (9,19%): circa 5.055€
  • Imponibile IRPEF: circa 49.945€
  • IRPEF lorda: circa 14.861€ (23% su 28.000 + 33% su 21.945)
  • Detrazione da lavoro dipendente: 0€ (reddito oltre soglia)
  • IRPEF netta: circa 14.861€
  • Addizionali (2,5% circa): circa 1.249€
  • Netto annuo stimato: circa 33.835€ → circa 2.820€ al mese

Come si vede, l'aliquota effettiva sale progressivamente: dal 25% circa sul lordo per i redditi bassi a oltre il 38% per i redditi più alti. Ecco perché, una volta compreso quanto rimane davvero in tasca, ha senso impostare un piano per far lavorare al meglio quei soldi. Un buon punto di partenza è il metodo 50-30-20 per allocare lo stipendio tra necessità, desideri e risparmio.

Cosa fare con il netto: dal risparmio all'investimento

Capire quanti soldi arrivano ogni mese è il primo passo. Il secondo è decidere come gestirli. Una parte dovrebbe sempre andare al fondo di emergenza: un cuscinetto liquido equivalente a 3-6 mesi di spese, da tenere su un conto deposito o conto corrente ad alto rendimento. Puoi confrontare le opzioni nella nostra pagina sui migliori conti deposito 2026.

Una volta coperta l'emergenza, la quota destinata all'investimento può essere pianificata con un piano di accumulo (PAC) su ETF, che permette di investire cifre piccole e costanti nel tempo sfruttando la media dei prezzi. Per capire come iniziare, leggi la guida su come iniziare a investire da zero.

Domande frequenti

Come si calcola il netto dallo stipendio lordo in modo rapido?

Una regola empirica: per stipendi nella fascia 20.000-35.000€ lordi annui, il netto è tipicamente tra il 72% e il 78% del lordo. Per redditi più alti, la percentuale scende. Questo metodo rapido serve solo per una stima grossolana. Per un calcolo preciso devi sottrarre contributi INPS (9,19%), applicare l'IRPEF per scaglioni con le relative detrazioni e aggiungere le addizionali locali.

La tredicesima viene tassata di più?

La tredicesima è soggetta alle stesse aliquote IRPEF degli altri mesi, ma il mese in cui viene erogata (solitamente dicembre) spesso vede una trattenuta IRPEF più alta perché il cumulo del reddito annuo può far scattare lo scaglione superiore. Non si tratta di una tassazione aggiuntiva prevista dalla legge, ma dell'effetto del calcolo progressivo su base annua con conguaglio a fine anno. La tredicesima non gode di agevolazioni fiscali specifiche, a differenza di alcune voci come i premi di produttività.

Cosa sono i premi di produttività e come vengono tassati?

I premi di produttività (o premi di risultato) sono somme erogate in base al raggiungimento di obiettivi aziendali. Per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 80.000€, i premi fino a 3.000€ annui beneficiano di un'imposta sostitutiva agevolata del 10%, invece delle ordinarie aliquote IRPEF. Questa agevolazione può rendere conveniente negoziare parte della retribuzione variabile sotto forma di premio di produttività anziché di aumento fisso.

Come influisce il fondo pensione complementare sul netto in busta?

I contributi versati al fondo pensione complementare sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57€ annui. Questo significa che riducono la base imponibile su cui si calcola l'imposta, abbassando l'IRPEF dovuta. In pratica, destinare parte dello stipendio al fondo pensione riduce le trattenute IRPEF mensili (il datore di lavoro adegua il calcolo), lasciandoti un importo netto leggermente superiore rispetto a quanto ti aspetteresti. Il risparmio fiscale effettivo dipende dall'aliquota marginale applicata al tuo reddito.

Se cambio comune di residenza cambia anche il mio netto?

Sì, ma l'effetto si vede con ritardo. Le addizionali regionali e comunali vengono calcolate sulla base della residenza al 31 dicembre dell'anno di riferimento e pagate nell'anno successivo. Quindi se ti trasferisci in un comune con addizionale più bassa, il beneficio lo senti nell'anno successivo al trasloco. La differenza può essere di alcune centinaia di euro annui, soprattutto se ti sposti tra comuni con politiche fiscali molto diverse.