Bonus Mamme 2026: Esonero Contributivo INPS per Lavoratrici con Figli

A cura della Redazione · Aggiornato il 4 luglio 2026 · 7 min di lettura

Il bonus mamme è un esonero totale dai contributi previdenziali a carico della lavoratrice madre, introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e confermato per il 2025 con adeguamenti ai requisiti. Non è un bonus che arriva sul conto corrente, ma un risparmio diretto che appare ogni mese in busta paga: la lavoratrice non versa i propri contributi INPS, e il suo stipendio netto aumenta di conseguenza. Per una lavoratrice dipendente media, questo vale fino a 250 euro netti al mese in più. Questa guida spiega chi ha diritto all'agevolazione nel 2026, come si calcola il beneficio e cosa è necessario fare per ottenerlo.

Importante: il bonus mamme non va confuso con l'assegno unico per i figli, il bonus bebè o altri sussidi legati alla maternità. È un'agevolazione contributiva, non un trasferimento diretto di denaro.

Cos'è l'esonero contributivo e come funziona

Ogni lavoratrice dipendente versa mensilmente una quota di contributi previdenziali a proprio carico (circa il 9,19% della retribuzione lorda, destinata alla pensione). Il bonus mamme consiste nell'esonero totale di questa quota: l'INPS non la addebita, il datore di lavoro la riversa senza trattenerla dalla busta paga. Il risultato è che lo stipendio netto mensile aumenta di un importo pari ai contributi normalmente trattenuti, fino a un massimo di 250 euro al mese (3.000 euro annui lordi).

L'esonero si applica sulla quota contributiva a carico della lavoratrice, non su quella a carico del datore di lavoro. Quest'ultima resta invariata. Il trattamento economico lordo (la retribuzione imponibile) non cambia: cambia solo la quota che viene trattenuta dalla busta paga.

Chi ha diritto al bonus mamme 2026

L'agevolazione spetta alle lavoratrici dipendenti con un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato che abbiano almeno:

Tre o più figli — in questo caso l'esonero si applica fino al mese in cui il figlio più giovane compie 18 anni. Si conta il totale dei figli nati, anche se qualcuno è maggiorenne (purché il minore abbia meno di 18 anni).

Due figli — in questo caso l'esonero si applica fino al mese in cui il figlio più giovane compie 10 anni. Con un solo figlio non si ha diritto al beneficio.

Per entrambe le configurazioni, la condizione è che tutti i figli siano fiscalmente a carico della lavoratrice o comunque esistenti nel nucleo familiare.

Requisiti del contratto di lavoro

Il bonus spetta solo alle lavoratrici con contratto a tempo indeterminato (full time o part time). Sono escluse le lavoratrici con contratto a termine, le collaboratrici a progetto e le lavoratrici domestiche (colf, badanti). Anche le dipendenti della pubblica amministrazione hanno diritto all'esonero alle stesse condizioni.

Non è rilevante il settore lavorativo né il livello contrattuale: dalla lavoratrice con minimo contrattuale alla dirigente, l'esonero si applica allo stesso modo (salvo il tetto massimo di 250 euro mensili).

Chi è escluso

Sono escluse dall'agevolazione:

Le lavoratrici autonome — partite IVA in regime ordinario o forfettario, artigiane, commercianti, professioniste iscritte agli ordini. L'esonero riguarda esclusivamente il lavoro dipendente.

Le lavoratrici con contratto a termine — il requisito è il tempo indeterminato. Un contratto stagionale, a progetto o determinato non dà diritto al beneficio.

Le lavoratrici domestiche — colf e badanti sono escluse esplicitamente, pur avendo un contratto di lavoro dipendente, per ragioni legate alla specificità del settore e alla contribuzione INPS domestici.

Le lavoratrici in pensione — il beneficio è riservato alle lavoratrici attive, non alle pensionate che percepiscono un assegno pensionistico.

Importo del beneficio: quanto aumenta lo stipendio

L'importo esatto dipende dalla retribuzione lorda mensile. L'aliquota contributiva a carico della lavoratrice è circa il 9,19% (la percentuale esatta varia in base al fondo pensione del contratto collettivo applicato — verifica il tuo CCNL o chiedi al tuo ufficio paghe). Il risparmio mensile è quindi pari al 9,19% della retribuzione lorda, con un tetto massimo di 250 euro al mese (3.000 euro annui).

Retribuzione lorda mensileContributi normali (≈9,19%)Con esonero: risparmio netto
1.500 €~138 €+138 € netti/mese
2.000 €~184 €+184 € netti/mese
2.500 €~230 €+230 € netti/mese
2.720 € e oltre~250 € (tetto)+250 € netti/mese (massimo)

Il calcolo è indicativo: l'aliquota contributiva varia leggermente in base al contratto collettivo. Per il dettaglio esatto del tuo caso, consulta la busta paga o l'ufficio del personale.

Come si ottiene: procedura automatica

Non è necessario presentare una domanda autonoma a INPS o compilare un modulo specifico. Il riconoscimento dell'esonero avviene in modo semiautomatico: l'INPS trasmette al datore di lavoro i dati delle lavoratrici che risultano avere i requisiti sulla base dei dati anagrafici presenti nei propri archivi (Anagrafe Tributaria, stato di famiglia). Il datore di lavoro aggiorna quindi il cedolino paga.

In alcuni casi, specialmente all'inizio dell'anno o in presenza di figli non ancora registrati nei sistemi INPS, è opportuno segnalare proattivamente la propria situazione familiare all'ufficio del personale o all'elaboratore paghe, presentando i certificati anagrafici relativi ai figli. Se l'esonero non è stato applicato nel corso dell'anno, è possibile richiedere il conguaglio nel cedolino di dicembre o nella dichiarazione dei redditi.

Come appare in busta paga

L'esonero compare come voce negativa nella sezione dei contributi a carico del dipendente. Troverai la voce "esonero contributi a carico dipendente (L. 213/2023)" o una dicitura simile, con un importo negativo che riduce la trattenuta previdenziale. Il risultato è visibile nella riga del netto a pagare, che risulta più alta rispetto a una busta paga senza esonero, a parità di retribuzione lorda.

Per calcolare lo stipendio netto con e senza l'esonero, puoi usare il calcolatore stipendio netto, che mostra la scomposizione di tutte le voci contributive e fiscali.

Interazione con altre agevolazioni

Il bonus mamme è cumulabile con l'Assegno Unico Universale, che è un trasferimento diretto per i figli a carico (non legato al tipo di contratto lavorativo). Le due misure operano su piani diversi e non si escludono a vicenda.

Non è invece cumulabile con altri esoneri contributivi già applicati sulla stessa posizione. Se la lavoratrice beneficia di un esonero contributivo per assunzione agevolata (es. incentivi per giovani under 36 o donne in aree svantaggiate), il bonus mamme non si somma ma si verifica quale dei due sia più vantaggioso e si applica quello. Il patronato o il consulente del lavoro può fare il calcolo caso per caso.

Durata dell'esonero

L'esonero si applica mese per mese, fino al mese del compimento dell'età limite del figlio più giovane. Se il terzogenito compie 18 anni a marzo, a partire da aprile l'esonero cessa automaticamente. Se il figlio minore di una madre con due figli compie 10 anni a luglio, l'esonero termina ad agosto. Non è necessario comunicare la scadenza all'INPS o al datore di lavoro: il sistema si aggiorna automaticamente.

L'esonero cessa anche in caso di risoluzione del contratto a tempo indeterminato (es. se la lavoratrice passa a tempo determinato, anche in accordo con il datore di lavoro).

Riferimenti normativi

Il bonus mamme è stato introdotto dall'art. 1, commi 180–182 della Legge 29 dicembre 2023, n. 213 (Legge di Bilancio 2024) e disciplinato dalla Circolare INPS n. 27 del 31 gennaio 2024. Le istruzioni operative per i datori di lavoro sono contenute nei messaggi INPS successivi. Per le verifiche relative al 2026, controlla le circolari INPS dell'anno in corso sul sito ufficiale INPS.


Domande frequenti

Il bonus mamme vale anche per le lavoratrici autonome?

No. L'esonero contributivo del bonus mamme si applica esclusivamente alle lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Le libere professioniste, le titolari di partita IVA, le artigiane e le commercianti non hanno diritto a questa misura. Per gli autonomi esistono altre agevolazioni, ma il bonus mamme non è tra queste.

Il datore di lavoro deve fare domanda per attivare l'esonero?

No. Il datore di lavoro (o il consulente del lavoro che gestisce le paghe) riceve le indicazioni dall'INPS e aggiorna il cedolino paga. Se l'esonero non appare in busta paga pur avendo i requisiti, segnalalo proattivamente all'ufficio del personale con la documentazione sui figli.

Quanto dura il bonus mamme?

Dipende dal numero di figli: con due figli, dura fino al mese in cui il minore compie 10 anni; con tre o più figli, fino al mese in cui il minore compie 18 anni. Cessa automaticamente anche in caso di cambio del tipo di contratto (es. da indeterminato a determinato).

Il bonus mamme è cumulabile con l'Assegno Unico?

Sì. Sono due misure completamente distinte che operano su piani diversi. L'esonero contributivo riduce le trattenute in busta paga; l'Assegno Unico è un trasferimento mensile erogato direttamente dall'INPS. Possono coesistere senza limitazioni reciproche.

Il bonus mamme è tassato?

L'esonero contributivo non è reddito aggiuntivo e non è soggetto a IRPEF. Il beneficio si traduce semplicemente in contributi non trattenuti, non in un pagamento aggiuntivo. La retribuzione lorda non cambia; cambia solo la trattenuta contributiva, il che aumenta il netto a pagare senza aumentare il lordo imponibile.

Cosa devo fare se l'esonero non compare in busta paga?

Contatta l'ufficio del personale o il consulente del lavoro presentando la documentazione sui figli (estratto di nascita o certificato anagrafico). Se il datore di lavoro non applica l'esonero pur in presenza dei requisiti, puoi regolarizzare in fase di conguaglio (dicembre) o contattare il patronato per la corretta applicazione.

Per calcolare quanto aumenta concretamente il tuo stipendio netto con il bonus mamme, usa il calcolatore stipendio netto. Per aggiornamenti sull'Assegno Unico, consulta la sezione risparmio e conti. Per le novità fiscali del 2026, leggi la guida al 730 2026.