Quanto costa investire in criptovalute nel 2026

A cura della Redazione · Aggiornato il 29 giugno 2026 · 4 min di lettura

Investire in criptovalute non è gratuito. Prima di comprare il tuo primo Bitcoin o Ethereum, è importante capire quanti soldi lasci effettivamente sul tavolo tra commissioni, spread e tasse. Il costo totale dipende dalla piattaforma scelta, dalla frequenza con cui operi e dall'importo investito, ma in linea generale puoi aspettarti di pagare tra lo 0,1% e il 2,5% per ogni operazione, a cui si aggiungono i costi di prelievo, custodia e — se realizzi guadagni — la tassazione al 33% prevista per il 2026.

Conoscere questi costi in anticipo ti aiuta a scegliere la piattaforma giusta e a non avere brutte sorprese al momento della dichiarazione dei redditi.

La lista completa dei costi

Ecco tutti i costi che potresti incontrare, raccolti in una tabella di riferimento. Gli importi sono indicativi e variano da piattaforma a piattaforma: verifica sempre il fee schedule aggiornato prima di operare.

Voce di costo Importo tipico Note
Commissione maker tra 0,00% e 0,25% Si paga quando si inserisce un ordine a prezzo limite che non viene eseguito subito; spesso più bassa della taker
Commissione taker tra 0,05% e 0,40% Si paga quando si esegue un ordine già presente nel book (acquisto/vendita istantanea)
Spread (acquisto/vendita) tra 0,50% e 2,50% Differenza tra prezzo bid e ask; sui broker semplificati (es. app consumer) spesso è l'unico costo visibile ma è il più alto
Deposito fiat (bonifico) gratuito o tra 0,50 e 2,00 € Molti exchange offrono il deposito SEPA gratis; le carte di credito costano di più (1–3%)
Prelievo in crypto (blockchain fee) variabile: da 0,0001 BTC a importi fissi in USD/EUR Dipende dalla rete e dalla congestione al momento del prelievo; Ethereum può essere costosa, reti L2 molto più economiche
Prelievo in fiat (bonifico) gratuito o tra 0,50 e 5,00 € SEPA di solito gratis o con importo fisso basso; prelievi internazionali costano di più
Custodia su exchange (staking/earn) 0% – commissione sul rendimento Alcuni exchange trattengono una percentuale dei rendimenti di staking; leggi i termini
Hardware wallet tra 50 e 200 € Costo una tantum per la custodia autonoma; Ledger e Trezor sono i più diffusi
Imposta sui capital gain (2026) 33% sul guadagno netto Si applica se la plusvalenza supera la soglia minima imponibile; la perdita può essere portata in deduzione

Come risparmiare sulle commissioni crypto

Con qualche accorgimento puoi ridurre sensibilmente i costi complessivi.

  1. Scegli un exchange con commissioni maker/taker trasparenti. Le piattaforme orientate ai trader avanzati hanno fee strutturate (maker/taker) che risultano molto più convenienti rispetto allo spread fisso delle app consumer, soprattutto se investi importi medio-alti o operi con frequenza.
  2. Usa ordini limite invece di ordini di mercato. Inserire un ordine limite ti fa pagare la commissione maker (più bassa) anziché quella taker. Richiede un po' più di pazienza, ma su operazioni ripetute il risparmio si accumula.
  3. Raggruppa i movimenti e riduci i prelievi. Ogni trasferimento on-chain ha un costo fisso di rete. Se prelevi spesso piccole somme, paghi la fee molte volte. Meglio consolidare in un'unica transazione di valore più alto.
  4. Tieni traccia di guadagni e perdite durante l'anno. In Italia le minusvalenze crypto possono compensare le plusvalenze. Monitorare le operazioni in tempo reale — e non solo a fine anno — ti aiuta a gestire l'imponibile e a non pagare il 33% su guadagni che potresti ottimizzare.

Domande frequenti

Quanto pago di tasse se guadagno 1.000 € con le crypto nel 2026?

Con l'aliquota al 33% prevista per il 2026, su una plusvalenza netta di 1.000 € dovresti versare circa 330 € di imposta sostitutiva. È fondamentale verificare che si superi la soglia minima imponibile e considerare eventuali minusvalenze pregresse da portare in compensazione. I dettagli dipendono dalla tua situazione fiscale complessiva: per importi significativi consulta un commercialista.

Lo spread è lo stesso su tutti gli exchange?

No, e la differenza può essere enorme. Gli exchange professionali con book d'ordini hanno spread molto più stretti (spesso sotto lo 0,1% per le coppie liquide come BTC/EUR) rispetto alle app consumer che possono applicare spread tra l'1% e il 2,5%. Prima di aprire un conto, confronta il costo totale di un'operazione di andata e ritorno sulla stessa somma.

Conviene usare un hardware wallet o tenerle sull'exchange?

Dipende dall'importo e dalle tue abitudini. Un hardware wallet (costo tra 50 e 200 € una tantum) è la soluzione più sicura per grandi cifre o per chi non opera frequentemente: non sei esposto al rischio di fallimento o hack dell'exchange. Se invece operi spesso, lasciare le crypto sull'exchange è più comodo ma introduce un rischio di controparte che va valutato caso per caso.

Conclusione

Il costo reale di investire in criptovalute non è solo la commissione che vedi al momento dell'acquisto: è la somma di spread, fee di rete, eventuali costi di custodia e — soprattutto — il 33% di tassazione sui guadagni. Stimare questi costi prima di entrare nel mercato ti permette di scegliere la piattaforma più adatta e di pianificare le operazioni in modo più efficiente.

Per capire quanto ti conviene davvero un investimento in crypto, tenendo conto di commissioni e tasse, usa il nostro calcolatore di rendimento degli investimenti.