"P2P Lending vs ETF: quale investimento preferire nel 2026?"

A cura della Redazione · Aggiornato il 13 settembre 2026 · 10 min di lettura

Hai un capitale da investire e ti stai chiedendo se puntare sul P2P Lending o sugli ETF? Entrambe le strade sono accessibili a piccoli risparmiatori, non richiedono competenze da professionista e offrono rendimenti potenzialmente superiori ai conti deposito. Ma le differenze tra i due strumenti sono profonde: meccanismi diversi, rischi diversi e trattamento fiscale diverso.

Questa guida si rivolge a chi ha già qualche nozione di base sugli investimenti e vuole capire, con dati concreti e senza superficialità, quale dei due strumenti si adatta meglio alla propria situazione patrimoniale e ai propri obiettivi nel 2026.

In sintesi: 3 differenze chiave
  • Liquidità: gli ETF si acquistano e vendono in borsa in pochi secondi; il P2P Lending vincola il capitale per settimane o mesi, spesso senza mercato secondario affidabile.
  • Rischio: gli ETF diversificano su centinaia o migliaia di titoli; nel P2P il rischio principale è il default del debitore e la solidità della piattaforma stessa.
  • Tassazione: i proventi ETF azionari scontano il capital gain al 26%; gli interessi P2P sono soggetti alla stessa aliquota del 26% (ritenuta alla fonte su alcune piattaforme), ma l'eventuale credito inesigibile non sempre genera una perdita fiscalmente deducibile in modo immediato.

Cosa è il P2P Lending

Il P2P Lending (prestito tra pari, o peer-to-peer) è una forma di finanziamento che mette in contatto diretto chi ha bisogno di un prestito — consumatori o piccole imprese — con chi vuole investire denaro ottenendo un interesse. L'intermediario non è una banca tradizionale ma una piattaforma digitale autorizzata che istruisce le pratiche, gestisce i rimborsi e, in molti casi, offre un fondo di garanzia o una garanzia di riacquisto (buyback guarantee).

In Europa il settore è regolato dal Regolamento UE 2020/1503, entrato pienamente in vigore nel 2023, che ha introdotto la licenza di Crowdfunding Service Provider (ECSP) rilasciata dalle autorità nazionali. Le piattaforme che operano in Italia e offrono prestiti a consumatori o PMI devono rispettare tale quadro normativo oppure essere iscritte all'albo degli intermediari previsto dalla Banca d'Italia, a seconda del modello di business.

I rendimenti dichiarati dalle piattaforme variano tipicamente tra il 7% e il 14% lordo annuo (a titolo indicativo — il passato non garantisce il futuro), ma devono essere valutati al netto del rischio di default e delle commissioni. Il meccanismo della buyback guarantee, offerta dall'originator del prestito, trasferisce il rischio di insolvenza del debitore all'originator stesso: se quest'ultimo fallisce, la garanzia diventa carta straccia.

  • Pro: rendimenti potenzialmente elevati rispetto ai prodotti bancari tradizionali
  • Pro: diversificazione su molti prestiti anche con piccoli importi (in certi casi da 10 euro per prestito)
  • Pro: flusso di cassa periodico sotto forma di rate di rimborso interessi
  • Pro: bassa correlazione con i mercati azionari nel breve termine
  • Contro: illiquidità — il mercato secondario, quando esiste, può bloccarsi in situazioni di stress
  • Contro: rischio piattaforma: se l'operatore fallisce, il recupero del capitale è incerto e lento
  • Contro: rischio originator: la catena di garanzie può cedere senza preavviso
  • Contro: tassazione degli interessi al 26% senza possibilità di compensare minusvalenze in modo semplice
  • Contro: redazione della dichiarazione dei redditi più complessa (quadro RL o RT a seconda della struttura)

Cosa è un ETF

Un ETF (Exchange Traded Fund) è un fondo d'investimento che replica passivamente l'andamento di un indice — azionario, obbligazionario, materie prime o altro — e viene negoziato in borsa esattamente come un'azione ordinaria. A differenza dei fondi comuni attivi, gli ETF non puntano a battere il mercato ma a replicarlo fedelmente, con costi di gestione (TER) generalmente compresi tra lo 0,03% e lo 0,50% annuo.

La gamma disponibile è vastissima: si va da ETF che replicano l'intero mercato azionario mondiale (come quelli basati su MSCI World o FTSE All-World) a ETF tematici su settori specifici, ETF obbligazionari su titoli di Stato o corporate bond, ETF sull'oro e sulle materie prime. In Italia gli ETF sono negoziati sul mercato ETFplus di Borsa Italiana e possono essere acquistati tramite qualsiasi broker o banca abilitata.

Sul piano fiscale, i proventi da ETF azionari e obbligazionari corporate scontano il capital gain al 26%; fanno eccezione gli ETF che replicano indici di titoli di Stato italiani o europei riconosciuti, tassati al 12,5%. Un elemento importante: le minusvalenze da ETF possono essere compensate con plusvalenze da altri strumenti finanziari (azioni, obbligazioni), ma non con i proventi di altri ETF UCITS, a causa dell'attuale normativa italiana sui redditi diversi e di capitale.

  • Pro: elevatissima diversificazione con un solo strumento
  • Pro: liquidità immediata — acquisto e vendita in borsa durante l'orario di negoziazione
  • Pro: costi di gestione molto bassi rispetto ai fondi attivi
  • Pro: trasparenza totale sulla composizione del portafoglio
  • Pro: piano di accumulo (PAC) automatizzabile per investire importi fissi a cadenza periodica
  • Contro: i rendimenti dipendono dall'andamento del mercato: in fasi ribassiste prolungate le perdite possono essere significative
  • Contro: non generano flussi di cassa fissi come gli interessi del P2P (salvo ETF a distribuzione)
  • Contro: asimmetria fiscale: le plusvalenze da ETF UCITS non compensano le minusvalenze pregresse da azioni
  • Contro: richiedono disciplina psicologica per non vendere durante le correzioni di mercato

Confronto diretto: P2P Lending vs ETF

Criterio P2P Lending ETF
Rendimento atteso lordo 7–14% annuo (indicativo, non garantito) Variabile con il mercato; storico azionario globale ~7–9% annualizzato a lungo termine (indicativo)
Liquidità Bassa — mercato secondario limitato o assente; disinvestimento in settimane/mesi Alta — acquisto/vendita in borsa durante le ore di mercato
Diversificazione Media — distribuita su più prestiti, ma concentrata su una o poche piattaforme/originator Elevatissima — un ETF MSCI World replica oltre 1.400 titoli di 23 paesi
Rischio principale Default debitore + fallimento piattaforma/originator Rischio di mercato (volatilità); il patrimonio ETF è segregato dal broker
Tassazione 2026 26% sugli interessi percepiti; perdite da insolvenza difficili da dedurre immediatamente 26% sul capital gain (12,5% per ETF su titoli di Stato IT/UE); compensazione minusvalenze parzialmente possibile
Soglia minima di ingresso Da 10–50 EUR per prestito (dipende dalla piattaforma) Prezzo di una quota (spesso 1–100 EUR); alcuni broker consentono frazioni
Correlazione con mercati azionari Bassa nel breve termine; alta durante le crisi di liquidità globali Alta (ETF azionari); bassa-media (ETF obbligazionari e auriferi)
Adeguamento automatico al portafoglio Richiede monitoraggio attivo e reinvestimento manuale o automatico PAC automatizzabile; ETF ad accumulazione reinvestono i dividendi senza intervento

Quando scegliere il P2P Lending

Il P2P Lending non è uno strumento per tutti. Ha senso valutarlo in questi scenari specifici:

  1. Hai già un portafoglio ETF consolidato e vuoi diversificare la fonte di rendimento. Destinare una quota marginale del patrimonio — in genere non oltre il 5–10% — al P2P Lending può ridurre la dipendenza esclusiva dai mercati azionari nel breve periodo, a patto di accettare consapevolmente il rischio di illiquidità.
  2. Hai bisogno di flussi di cassa periodici stabili nel breve termine. A differenza degli ETF ad accumulazione, il P2P Lending genera interessi mensili che possono integrare entrate correnti. Questo può essere utile, ad esempio, per chi è in una fase di transizione lavorativa e non vuole toccare il capitale principale.
  3. Hai un orizzonte temporale di 12–36 mesi e cerchi rendimenti superiori al conto deposito. Se il tuo obiettivo è un rendimento a medio termine su un capitale che non puoi tenere bloccato per decenni, il P2P — scegliendo piattaforme con mercato secondario attivo — può offrire un compromesso interessante rispetto ai BTP o ai conti deposito vincolati.
  4. Vuoi fare esperienza concreta con prodotti di credito alternativo con piccoli importi. Alcune piattaforme consentono di iniziare con importi molto bassi, permettendo di capire il funzionamento senza un rischio eccessivo sul totale del patrimonio.

Quando scegliere gli ETF

Gli ETF rappresentano il pilastro ideale per la grande maggioranza degli investitori retail. Ecco i contesti in cui sono chiaramente la scelta migliore:

  1. Stai costruendo un piano previdenziale o di lungo periodo. Su orizzonti di 10, 20 o 30 anni, la capitalizzazione composta degli ETF azionari globali — con reinvestimento automatico dei dividendi negli ETF ad accumulazione — produce storicamente risultati difficilmente replicabili con altri strumenti. Il P2P Lending, con i suoi rischi strutturali, non è adatto a custodire il patrimonio pensionistico.
  2. Hai un fondo di emergenza già costituito e vuoi investire il resto senza pensarci ogni mese. Un piano di accumulo su un ETF MSCI World o FTSE All-World, impostato una volta, lavora in autonomia senza richiedere monitoraggio costante. Il P2P Lending, al contrario, richiede attenzione continua ai default e ai rinnovi.
  3. Vuoi mantenere la massima liquidità sul tuo portafoglio. Se non sai con certezza quando avrai bisogno del capitale, la possibilità di liquidare un ETF in giornata è un vantaggio decisivo rispetto ai tempi di uscita dal P2P Lending.
  4. Sei alle prime armi con gli investimenti. Gli ETF hanno una curva di apprendimento molto più bassa, meccanismi regolamentati e trasparenti, e una comunità di risorse didattiche enorme. Per chi inizia, partire dagli ETF è quasi sempre la scelta più prudente e produttiva.

Verdetto finale

P2P Lending ed ETF non sono strumenti in competizione diretta: svolgono funzioni diverse all'interno di un portafoglio diversificato. Gli ETF rappresentano il fondamento di qualsiasi strategia di investimento a lungo termine — costi bassi, diversificazione elevata, liquidità immediata — e dovrebbero costituire il nucleo del patrimonio investito per la stragrande maggioranza degli investitori italiani.

Il P2P Lending, invece, è uno strumento satellite con un profilo rischio/rendimento più alto e una liquidità molto limitata. Può avere senso come complemento per investitori già strutturati, con piena consapevolezza dei rischi di piattaforma, originator e mercato secondario. In nessun caso dovrebbe rappresentare la componente principale di un portafoglio di lungo termine.

La scelta non è "P2P Lending o ETF" ma "quanta parte del mio portafoglio, se del caso, destino al P2P?". La risposta dipende dal tuo profilo di rischio, dall'orizzonte temporale e — soprattutto — da quanto sei disposto ad affrontare scenari in cui una piattaforma sospende i prelievi o un originator viene messo in liquidazione.

Domande frequenti

Il P2P Lending è garantito come un conto deposito?

No. I capitali investiti in P2P Lending non sono coperti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), che protegge esclusivamente i depositi bancari fino a 100.000 euro. Le garanzie di riacquisto offerte da alcune piattaforme sono impegni contrattuali dell'originator, non garanzie pubbliche, e decadono in caso di insolvenza dell'originator stesso.

Gli interessi del P2P Lending si pagano in dichiarazione dei redditi?

Dipende dalla piattaforma e dalla struttura del contratto. Alcune piattaforme con sede in Italia o con un sostituto d'imposta applicano la ritenuta alla fonte del 26% in modo automatico. Nelle piattaforme estere senza sostituto d'imposta italiano, gli interessi devono essere dichiarati dal contribuente nella propria dichiarazione dei redditi (solitamente nel quadro RL) e tassati al 26% con le aliquote vigenti nel 2026. È consigliabile verificare la documentazione della singola piattaforma e, in caso di dubbio, consultare un commercialista.

Gli ETF possono andare a zero?

Un ETF che replica un indice ampiamente diversificato come l'MSCI World non può andare a zero perché ciò richiederebbe il fallimento contemporaneo di tutte le migliaia di aziende che lo compongono. Tuttavia, ETF tematici molto concentrati su un singolo settore o paese possono perdere una quota significativa del loro valore. Il patrimonio degli ETF è inoltre segregato dal patrimonio del gestore: anche in caso di fallimento della società emittente, le attività detenute dall'ETF non sono aggredibili dai creditori del gestore.

Si possono usare P2P Lending ed ETF insieme nello stesso portafoglio?

Sì, e per alcuni investitori può avere senso. Un portafoglio che destina, ad esempio, il 90% agli ETF (azionari e obbligazionari) e il 10% al P2P Lending su più piattaforme può beneficiare di rendimenti attesi maggiori sulla componente P2P, bilanciando il rischio con la solidità della componente ETF. La chiave è non sovrastimare la diversificazione offerta dal P2P: in situazioni di crisi di liquidità globale, le correlazioni tendono ad aumentare.

Qual è il capitale minimo consigliato per iniziare con ciascuno dei due strumenti?

Per gli ETF non esiste un minimo tecnico significativo: alcuni broker consentono acquisti frazionari o PAC da 10–25 euro al mese. Per il P2P Lending, invece, è consigliabile disporre di almeno 1.000–2.000 euro da investire, in modo da poterli distribuire su un numero sufficiente di prestiti (e possibilmente su più piattaforme) per ottenere una diversificazione minima e ridurre il peso di ogni singolo default sul rendimento complessivo.


Disclaimer: Questo articolo è puramente informativo e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale. Le informazioni sui rendimenti storici sono fornite a titolo indicativo: le performance passate non garantiscono risultati futuri. Prima di investire, valuta il tuo profilo di rischio e, se necessario, rivolgiti a un consulente finanziario indipendente abilitato. Investire comporta sempre il rischio di perdere, in tutto o in parte, il capitale investito.