Obbligazioni indicizzate all'inflazione: BTPi e BTP€i

A cura della Redazione · Aggiornato il 4 luglio 2026 · 11 min di lettura

Quando l'inflazione sale, il potere d'acquisto dei tuoi risparmi si erode. Un BTP classico ti paga una cedola fissa, ma se i prezzi crescono più del tasso nominale dell'obbligazione, il tuo rendimento reale diventa negativo. Le obbligazioni indicizzate all'inflazione nascono esattamente per risolvere questo problema: il capitale e le cedole si adeguano automaticamente all'andamento dei prezzi, proteggendo il valore reale del tuo investimento. In Italia le varianti emesse dal Tesoro sono due — i BTPi, agganciati all'inflazione italiana, e i BTP€i, agganciati a quella europea — e meritano un posto nella riflessione di chiunque costruisca un portafoglio equilibrato.

Cosa sono le obbligazioni indicizzate all'inflazione

Un'obbligazione indicizzata all'inflazione è un titolo di Stato il cui valore del capitale e le cui cedole vengono rivalutati in base a un indice dei prezzi al consumo. A differenza di un BTP ordinario, in cui sia il valore nominale rimborsato a scadenza sia le cedole periodiche sono fissi, qui entrambi crescono — o in teoria decrescono — in linea con l'inflazione misurata dall'indice di riferimento.

Il meccanismo si chiama coefficiente di indicizzazione (o coefficiente di rivalutazione): ogni giorno viene calcolato il rapporto tra il livello attuale dell'indice dei prezzi e quello del giorno di emissione del titolo. Moltiplicando il valore nominale per questo coefficiente si ottiene il capitale rivalutato, che è la base su cui vengono calcolate le cedole e il rimborso finale.

Esempio a titolo indicativo: se hai acquistato un'obbligazione con valore nominale 10.000 € e da allora l'indice è salito del 15%, il capitale rivalutato sarà 11.500 €. Le cedole — calcolate come percentuale del capitale rivalutato — saranno anch'esse più alte di quanto sarebbero state senza indicizzazione.

Un elemento importante: entrambi i titoli prevedono una protezione dal deflazione. A scadenza viene rimborsato il maggiore tra il capitale rivalutato e il valore nominale originale. Se nel periodo si fosse registrata deflazione netta, l'investitore non perderebbe capitale.

BTPi e BTP€i: caratteristiche e differenze

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) emette due tipologie di titoli indicizzati all'inflazione, identici nel meccanismo ma agganciati a indici diversi.

BTPi: indicizzati all'inflazione italiana

I BTPi (Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all'inflazione italiana) sono agganciati all'indice FOI escl. tabacchi, ovvero l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, elaborato dall'ISTAT ed escludente i prodotti del tabacco. Le cedole vengono pagate semestralmente.

Il FOI è l'indice che misura l'inflazione "vissuta" dalla famiglia media italiana ed è lo stesso usato per l'adeguamento di canoni di locazione e pensioni. La correlazione diretta con l'economia italiana rende il BTPi uno strumento molto aderente alla realtà del consumatore domestico.

BTP€i: indicizzati all'inflazione europea

I BTP€i sono agganciati all'HICP ex tabacchi dell'Eurozona (Harmonized Index of Consumer Prices, calcolato da Eurostat). Struttura analoga ai BTPi — cedola semestrale e protezione dal deflazione — ma l'indice di riferimento misura l'inflazione media dell'area euro.

La scelta tra i due dipende principalmente da dove prevedi che si materializzi l'inflazione. Se pensi che l'Italia vada incontro a un'inflazione superiore alla media europea (come accaduto storicamente in certi periodi), i BTPi offrono una protezione migliore. Se invece ritieni che l'inflazione italiana e quella europea convergeranno, o che quella europea sia destinata a salire di più, i BTP€i potrebbero essere più adatti.

In pratica, per un investitore italiano che vuole coprirsi dal rischio inflazionistico locale, i BTPi sono solitamente lo strumento più diretto. I BTP€i si trovano però spesso con maggiore liquidità sul mercato secondario, in quanto emessi in un mercato più ampio e posseduti da investitori istituzionali europei.

Come funziona il meccanismo di indicizzazione nel dettaglio

Per capire davvero cosa acquisti, vale la pena approfondire il calcolo pratico.

Il coefficiente di indicizzazione

Il coefficiente viene aggiornato ogni giorno lavorativo dal MEF ed è liberamente consultabile sul sito del Dipartimento del Tesoro. Si calcola così:

Coefficiente = Indice del giorno corrente / Indice del giorno di emissione

Il valore nominale di un BTPi o BTP€i sul mercato secondario viene quotato in termini reali (come percentuale del valore nominale non rivalutato). Il prezzo effettivo che paghi in conto corrente, però, include già il coefficiente di indicizzazione: se la quotazione è 98 e il coefficiente è 1,12, pagherai 98 × 1,12 = 109,76 per ogni 100 € di valore nominale.

Cedole reali e cedole effettive

La cedola indicata nel prospetto (es. 0,65%) è una cedola reale, applicata al capitale rivalutato. Ogni semestre ricevi:

Cedola effettiva = (tasso cedola reale / 2) × valore nominale × coefficiente

Questo significa che le cedole non sono mai identiche tra loro: crescono se l'inflazione è positiva, calano in caso di deflazione (ma non scendono mai sotto la cedola calcolata sul nominale originale a scadenza, grazie alla protezione dal floor).

Come comprare BTPi e BTP€i

Puoi acquistare questi titoli in due modi principali.

Aste del Tesoro

Il MEF emette periodicamente nuovi BTPi e BTP€i attraverso aste dedicate, solitamente aste marginali competitive riservate agli operatori specializzati (dealer primari). Come privato cittadino puoi partecipare indirettamente tramite la tua banca o Poste Italiane, che raccolgono gli ordini prima dell'asta e li trasmettono. L'acquisto avviene al prezzo d'asta, senza spread di mercato, il che può essere vantaggioso.

Le date delle aste sono pubblicate sul sito del MEF e in genere si tengono a metà mese per i titoli a medio-lungo termine.

Mercato secondario (MOT e EuroMOT)

I BTPi e BTP€i già emessi sono quotati e negoziabili in Borsa sul segmento MOT (per i BTPi) e EuroMOT (per i BTP€i) di Euronext Milan. Puoi acquistarli in qualsiasi momento tramite il tuo broker o home banking, esattamente come un'azione o un ETF. Consulta la guida ai migliori broker se non hai ancora un conto titoli.

Sul mercato secondario dovrai fare attenzione al prezzo sporco (dirty price), che include il rateo di cedola maturato, e al fatto che il prezzo include già il coefficiente di indicizzazione. Il tuo broker mostrerà entrambi i valori nel book di negoziazione.

Il lotto minimo negoziabile è generalmente 1.000 € di valore nominale, il che rende questi titoli accessibili anche a piccoli risparmiatori.

Tassazione: l'aliquota agevolata al 12,5%

Uno dei principali vantaggi dei BTPi e BTP€i rispetto ad altri strumenti finanziari è il trattamento fiscale agevolato, identico a quello dei BTP classici e degli altri titoli di Stato italiani ed equiparati.

  • Cedole: tassate al 12,5%, trattenuta alla fonte dal sostituto d'imposta (banca o broker).
  • Rivalutazione del capitale: anche la parte di rimborso che eccede il nominale originale — cioè la rivalutazione dovuta all'inflazione — è tassata al 12,5%.
  • Plusvalenze: se rivendi il titolo sul mercato secondario a un prezzo superiore a quello di acquisto (tenendo conto del coefficiente), la plusvalenza è tassata al 12,5%.
  • Minusvalenze: le perdite da realizzo possono essere portate in compensazione con altre plusvalenze della stessa categoria fiscale (titoli di Stato) nei quattro anni successivi.

L'aliquota del 12,5% è significativamente inferiore al 26% che si applica alle plusvalenze e ai dividendi di azioni, obbligazioni corporate e fondi comuni. Per approfondire il funzionamento della tassazione sui rendimenti finanziari in Italia, leggi la guida alla tassazione delle rendite finanziarie.

Attenzione: la rivalutazione del capitale per deflazione non genera una perdita fiscalmente deducibile immediata; il meccanismo di protezione garantisce solo il rimborso al nominale, non un credito d'imposta.

Quando convengono rispetto ai BTP classici

La domanda centrale per chi valuta questi titoli è: quando è più conveniente un BTP indicizzato rispetto a un BTP a tasso fisso con scadenza analoga?

Il concetto di inflazione di pareggio (breakeven inflation)

Il mercato incorpora già nei prezzi un'aspettativa di inflazione implicita: è il cosiddetto tasso di inflazione di pareggio (breakeven inflation rate). Si calcola sottraendo il rendimento reale del BTPi dal rendimento nominale del BTP con scadenza analoga.

Esempio a titolo indicativo: se un BTP decennale rende il 3,8% nominale e il BTPi decennale offre un rendimento reale dell'1,2%, il breakeven è 3,8% - 1,2% = 2,6%. Significa che il mercato si aspetta un'inflazione media del 2,6% annuo per i prossimi dieci anni.

  • Se l'inflazione effettiva risulterà superiore al 2,6%, il BTPi avrà reso di più del BTP classico.
  • Se l'inflazione effettiva sarà inferiore al 2,6%, il BTP classico avrà vinto.

Acquistare un BTPi non è speculare sull'inflazione: è assicurarsi contro il rischio che l'inflazione superi le aspettative di mercato. Come ogni assicurazione, ha un costo implicito (il rendimento reale più basso rispetto al nominale).

Scenari in cui i BTPi sono vantaggiosi

  • Periodi di inflazione elevata e persistente superiore al breakeven di mercato.
  • Portafogli orientati alla conservazione del potere d'acquisto nel lungo periodo (es. risparmio pensionistico).
  • Investitori con bassa propensione al rischio di inflazione e orizzonte temporale lungo.
  • Contesti in cui l'inflazione è incerta o difficile da prevedere e si preferisce la protezione alla performance massima.

Scenari in cui i BTP classici sono preferibili

  • Inflazione effettiva inferiore alle aspettative di mercato incorporate nel prezzo.
  • Periodi di deflazione prolungata (sebbene la protezione al nominale mitighi il danno).
  • Investitori che preferiscono flussi di cassa prevedibili e costanti (le cedole dei BTPi variano nel tempo).

Rischi da tenere in considerazione

Come tutti gli strumenti finanziari, anche i BTPi e BTP€i presentano rischi che è importante conoscere prima di investire.

Rischio di tasso d'interesse

Il prezzo di un'obbligazione sul mercato secondario si muove in direzione opposta ai tassi di interesse. Se i tassi reali salgono dopo che hai acquistato il titolo, il suo prezzo scende. Questo rischio è tanto più marcato quanto più lunga è la durata residua del titolo (duration elevata). Chi tiene il titolo fino a scadenza non subisce questo effetto, ma chi vende prima sì.

Rischio di liquidità

I BTPi e in misura leggermente minore i BTP€i tendono ad avere spread denaro-lettera più ampi dei BTP classici, specialmente nei momenti di stress di mercato. Non sono illiquidi, ma venderli rapidamente in grandi quantità potrebbe comportare un costo maggiore rispetto ai BTP tradizionali.

Rischio di credito (rischio Italia)

Sono emessi dallo Stato italiano: il rischio di default, per quanto storicamente remoto per un Paese dell'Eurozona, esiste e si riflette nel rendimento rispetto ai Bund tedeschi. Non è un rischio specifico dei titoli indicizzati, ma vale ricordarlo.

Rischio di deflazione

In caso di deflazione il capitale rivalutato scende al di sotto del nominale originale. La protezione floor garantisce il rimborso al valore nominale a scadenza, ma le cedole nel frattempo vengono pagate su un capitale rivalutato inferiore, riducendo i flussi periodici.

Come inserirli in un portafoglio

I BTPi e BTP€i non sono strumenti per un portafoglio "puro" azionario o per chi cerca rendimenti elevati a breve termine. Si prestano bene come componente obbligazionaria difensiva in un portafoglio di investimenti bilanciato.

Una strategia comune è affiancarli ai BTP classici per diversificare il rischio inflazionistico: una quota in titoli a tasso fisso e una quota in titoli indicizzati consente di non dipendere interamente da un'unica previsione sull'inflazione futura. Questo principio si inserisce in una logica più ampia di diversificazione del portafoglio.

Per chi inizia a costruire il proprio portafoglio, è utile partire dalle basi con la guida a come iniziare a investire da zero. Se invece vuoi capire come i BTPi si inseriscano in un contesto di allocazione più ampia, consulta la guida all'asset allocation e diversificazione.

In termini di peso percentuale, non esistono regole universali: dipende dall'orizzonte temporale, dalla propensione al rischio e dalla quota già esposta a strumenti azionari o alternativi. Un consulente finanziario indipendente può aiutarti a calibrare l'allocazione in base alla tua situazione specifica.

Domande frequenti

Qual è la differenza principale tra BTPi e BTP€i?

Entrambi sono obbligazioni indicizzate all'inflazione emesse dal Tesoro italiano, ma l'indice di riferimento è diverso: i BTPi sono agganciati al FOI (indice dei prezzi al consumo italiano elaborato da ISTAT), mentre i BTP€i sono agganciati all'HICP dell'Eurozona calcolato da Eurostat. Per un risparmiatore italiano che vuole proteggersi dall'inflazione domestica, i BTPi sono generalmente più aderenti alla realtà quotidiana; i BTP€i tendono invece ad avere una liquidità leggermente maggiore sul mercato secondario.

Come viene tassata la rivalutazione del capitale legata all'inflazione?

La rivalutazione del capitale — ossia la differenza tra il valore nominale originale e il valore rivalutato rimborsato a scadenza — è soggetta all'aliquota agevolata del 12,5%, come le cedole e le eventuali plusvalenze da realizzo. Questa aliquota è la stessa che si applica a tutti i titoli di Stato italiani ed è significativamente inferiore al 26% previsto per obbligazioni corporate, azioni e fondi comuni.

Cosa succede se durante la vita del titolo si registra deflazione?

In caso di deflazione, il coefficiente di indicizzazione scende al di sotto di 1, il che riduce il capitale rivalutato e di conseguenza le cedole periodiche. Tuttavia, a scadenza è garantito il rimborso del valore nominale originale: se il capitale rivalutato fosse inferiore al nominale, l'investitore riceve comunque il 100% del valore nominale. Non esiste quindi un rischio di perdita del capitale investito dovuto esclusivamente alla deflazione, a patto di tenere il titolo fino a scadenza.

Come faccio a capire se un BTPi conviene più di un BTP classico?

Lo strumento chiave è il tasso di inflazione di pareggio (breakeven inflation), che si calcola sottraendo il rendimento reale del BTPi dal rendimento nominale del BTP con la stessa scadenza. Se pensi che l'inflazione futura sarà superiore a quel valore di pareggio, il BTPi è teoricamente più conveniente; se pensi che sarà inferiore, il BTP classico renderà di più. Tieni presente che i prezzi di mercato già incorporano le aspettative di inflazione degli operatori istituzionali.

Posso acquistare BTPi con piccole somme?

Sì. Il lotto minimo negoziabile sul mercato secondario (MOT) è di 1.000 € di valore nominale, rendendoli accessibili anche a risparmiatori con capitali modesti. Tieni però conto che il prezzo effettivo da pagare include il coefficiente di indicizzazione e il rateo di cedola maturato (prezzo sporco), quindi la cifra reale potrebbe essere leggermente diversa dal valore nominale. Puoi acquistarli tramite la tua banca, le Poste Italiane o un broker online.