NASpI 2026: requisiti, calcolo e durata

A cura della Redazione · Aggiornato il 28 luglio 2026 · 11 min di lettura

Perdere il lavoro è una delle situazioni più stressanti che un lavoratore possa affrontare. Oltre all'aspetto emotivo, c'è quello pratico: come pagare l'affitto, le bollette, i mutui mentre si cerca una nuova occupazione? La NASpI — Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego — è lo strumento principale con cui l'INPS sostituisce in parte il reddito durante la disoccupazione involontaria. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere sulla NASpI nel 2026: chi ha diritto a richiederla, come si calcola l'importo, quanto dura e quando si rischia di perderla.

Cos'è la NASpI e a chi si rivolge

La NASpI è un'indennità mensile di disoccupazione erogata dall'INPS ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il posto di lavoro. È stata introdotta nel 2015 in sostituzione di ASpI e mini-ASpI, con criteri di accesso e calcolo diversi rispetto al passato.

È importante capire subito una distinzione fondamentale: la NASpI non è un sussidio assistenziale, ma una prestazione assicurativa. Questo significa che l'importo che ricevi dipende da quanto hai lavorato e da quanto hai versato in contributi negli anni precedenti. Chi ha una storia contributiva più lunga e retribuzioni più alte riceverà un importo maggiore e per più tempo.

Si rivolgono alla NASpI i lavoratori dipendenti del settore privato, compresi gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato e i dipendenti a tempo determinato della pubblica amministrazione. Sono invece esclusi i dipendenti a tempo indeterminato della PA, i lavoratori agricoli (che hanno strumenti specifici), i lavoratori autonomi e i collaboratori.

Requisiti per accedere alla NASpI nel 2026

Per avere diritto alla NASpI nel 2026 devono essere soddisfatti contemporaneamente tre requisiti principali.

1. Stato di disoccupazione involontaria

Il primo requisito è la perdita involontaria del lavoro. Rientrano in questa categoria:

  • Licenziamento (individuale o collettivo, per qualsiasi motivo)
  • Dimissioni per giusta causa (ad esempio, mancato pagamento dello stipendio, mobbing accertato, modifiche sostanziali del contratto)
  • Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro nell'ambito di una procedura di conciliazione presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro
  • Scadenza del contratto a tempo determinato
  • Dimissioni durante il periodo tutelato di maternità o paternità (entro il primo anno di vita del figlio)

Chi si dimette volontariamente senza giusta causa non ha diritto alla NASpI. Fanno eccezione le dimissioni durante il periodo protetto di maternità, che consentono comunque l'accesso alla prestazione.

2. Requisito contributivo: 13 settimane nei 4 anni precedenti

Il requisito contributivo è il più tecnico ma anche il più importante. Per accedere alla NASpI occorre aver versato almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni che precedono l'inizio del periodo di disoccupazione.

Attenzione: non si contano solo le settimane di contribuzione effettiva, ma anche i periodi di malattia, maternità, infortunio e cassa integrazione, purché ricadano nel quadriennio di riferimento. Le settimane non devono essere consecutive: anche periodi di lavoro intervallati da pause rientrano nel computo, purché siano avvenuti entro i 4 anni precedenti.

13 settimane corrispondono a poco più di 3 mesi. Questo significa che anche chi ha avuto contratti brevi o precari può avere diritto alla NASpI, a condizione che i contributi versati siano sufficienti.

3. Immediata disponibilità al lavoro

Il terzo requisito è la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID), da rendere al Centro per l'Impiego competente. Questa dichiarazione è necessaria per essere inseriti nello stato di disoccupazione e accedere alle politiche attive del lavoro. Senza la DID, la domanda NASpI non può essere processata correttamente.

Come si calcola la NASpI 2026

Il calcolo della NASpI segue una formula precisa che tiene conto della retribuzione degli ultimi anni. Vediamo i passaggi uno per uno.

Calcolo della retribuzione media mensile

Il primo passo è determinare la retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni (o del periodo lavorato, se inferiore a 4 anni). Si sommano tutte le retribuzioni imponibili ai fini previdenziali percepite nel quadriennio e si divide per il numero di settimane lavorate, moltiplicando poi per 4,33 per ottenere la media mensile.

Applicazione della percentuale: la soglia INPS

Una volta calcolata la retribuzione media mensile, si applica la percentuale prevista dalla normativa. Il meccanismo funziona così:

  • Se la retribuzione media mensile è pari o inferiore alla soglia stabilita dall'INPS (aggiornata annualmente con gli indici ISTAT; a titolo indicativo si trovava intorno a €1.470–1.500 nel 2026): l'indennità è pari al 75% della retribuzione media.
  • Se la retribuzione media mensile supera la soglia INPS: l'indennità è pari al 75% della soglia, più il 25% della differenza tra la retribuzione media e la soglia stessa.

Esiste inoltre un importo massimo mensile, anch'esso aggiornato annualmente dall'INPS. Per il 2025 era fissato intorno a €1.550 mensili; per il 2026 è aumentato leggermente in base alla rivalutazione ISTAT. Verifica sempre il valore aggiornato sul sito INPS prima di fare qualsiasi calcolo.

Esempio pratico (a titolo indicativo)

Supponiamo che un lavoratore abbia una retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni pari a €1.800. Se la soglia INPS per il 2026 è, a titolo indicativo, €1.480:

  • 75% di €1.480 = €1.110
  • 25% di (€1.800 – €1.480) = 25% di €320 = €80
  • Indennità mensile iniziale = €1.110 + €80 = €1.190

Questo importo è poi soggetto alla riduzione progressiva descritta di seguito, e rimane comunque entro il tetto massimo mensile stabilito dall'INPS.

La riduzione progressiva del 3% mensile

La NASpI non rimane costante per tutta la sua durata. A partire dal 6° mese di fruizione, l'importo si riduce del 3% ogni mese. Per i lavoratori con più di 55 anni, la riduzione scatta dall'8° mese. Questo meccanismo è stato pensato per incentivare la ricerca attiva di lavoro.

La riduzione è cumulativa: al 7° mese l'indennità sarà ridotta del 6%, all'8° del 9%, e così via. Chi percepisce la NASpI per il periodo massimo vede l'importo scendere progressivamente mese dopo mese.

Durata della NASpI

La durata della NASpI dipende dalla storia contributiva del lavoratore nel quadriennio precedente. La regola è semplice: la NASpI dura per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione versate negli ultimi 4 anni.

Esempio: se nei 4 anni precedenti hai lavorato per 96 settimane, hai diritto a 48 settimane di NASpI, pari a circa 11 mesi.

La durata massima è di 24 mesi (104 settimane), indipendentemente da quante settimane di contribuzione risultino nel quadriennio. Anche chi ha lavorato ininterrottamente per 4 anni non supera questo limite.

Pianificare la gestione delle finanze durante questo periodo è fondamentale. Se non hai ancora un fondo di emergenza strutturato, la NASpI può essere l'occasione per costruirne uno solido mentre cerchi lavoro. Allo stesso modo, è il momento giusto per ottimizzare le spese con un budget familiare rigoroso.

Come presentare la domanda NASpI

La domanda di NASpI deve essere presentata esclusivamente in via telematica, tramite una delle seguenti modalità:

  • Direttamente sul sito INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS
  • Tramite patronato o CAF convenzionato
  • Tramite il Contact Center INPS

Il termine per presentare la domanda è di 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro (o dalla data di fine del periodo di maternità, malattia o cassa integrazione se questi eventi seguono il licenziamento). Presentare la domanda in ritardo non fa perdere il diritto alla NASpI, ma riduce il periodo di spettanza: l'indennità decorre dall'8° giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro se la domanda è presentata entro 8 giorni, oppure dal giorno successivo alla domanda se presentata dopo.

Nella domanda online è necessario inserire il codice fiscale, i dati del rapporto di lavoro cessato, la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e le coordinate bancarie (IBAN) per ricevere i pagamenti. L'INPS liquida l'indennità mensilmente, solitamente entro la fine del mese successivo a quello di competenza.

Decadenza, sospensione e compatibilità con il lavoro

La NASpI può essere sospesa o persa in diversi casi. Conoscere queste regole è fondamentale per non trovarsi a dover restituire importi percepiti indebitamente.

Quando si perde la NASpI (decadenza)

La NASpI decade definitivamente nei seguenti casi:

  • Perdita dello stato di disoccupazione (ad esempio perché si trova un nuovo lavoro a tempo indeterminato o si supera la soglia di reddito compatibile)
  • Mancata presentazione al Centro per l'Impiego o ai colloqui di orientamento convocati
  • Rifiuto di un'offerta di lavoro congrua (secondo i criteri definiti dall'ANPAL)
  • Inizio di un'attività autonoma o d'impresa senza comunicarlo all'INPS entro 30 giorni
  • Raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata

Sospensione temporanea

La NASpI si sospende (non decade) in caso di:

  • Lavoro subordinato con contratto fino a 6 mesi: la NASpI si sospende durante il lavoro e riprende alla fine del contratto per il periodo residuo
  • Carcerazione preventiva
  • Aspettativa non retribuita

Compatibilità con lavoro autonomo e occasionale

Chi inizia un'attività autonoma o di impresa durante la NASpI deve comunicarlo all'INPS entro 30 giorni dall'inizio. In questo caso:

  • Se il reddito previsto dall'attività autonoma è inferiore al limite annuo stabilito (pari al reddito minimo escluso da imposta, ovvero circa €8.174 annui), la NASpI continua a essere erogata in misura ridotta: viene decurtata dell'80% del reddito previsto, diviso per il numero di mesi della durata residua della NASpI.
  • Se il reddito supera tale soglia, la NASpI decade.

Per il lavoro occasionale (prestazioni occasionali certificate), i compensi fino a €5.000 annui sono compatibili con la NASpI senza obbligo di comunicazione all'INPS, purché il datore di lavoro non sia quello precedente.

NASpI e gestione delle finanze durante la disoccupazione

Ricevere la NASpI non significa stare tranquilli: l'importo è sempre inferiore allo stipendio precedente e si riduce nel tempo. Gestire bene le finanze durante questo periodo può fare la differenza.

Il primo passo è calcolare quanto dura il periodo di copertura e pianificare un budget mensile realistico. Se la NASpI non copre tutte le spese fisse, è il momento di attingere al fondo di emergenza che si è (sperabilmente) costruito nei mesi o anni precedenti. Su questo sito trovi una guida completa su come risparmiare denaro con strategie pratiche che si adattano anche a periodi di reddito ridotto.

Se durante il periodo di disoccupazione hai accumulato dei risparmi e vuoi farli fruttare in attesa di rientrare nel mondo del lavoro, i migliori conti deposito 2026 offrono liquidità immediata con rendimenti interessanti, senza vincolarti per periodi lunghi. Evita invece investimenti con orizzonte temporale breve e alta volatilità: in questo momento di incertezza, la liquidità è prioritaria.

Se invece stai valutando la possibilità di avviare un'attività in proprio durante o dopo la NASpI, sappi che esiste anche l'incentivo all'autoimprenditorialità: i percettori di NASpI che avviano un'attività autonoma o d'impresa possono richiedere la liquidazione anticipata in un'unica soluzione di tutte le mensilità residue. Un'opzione interessante per chi ha già un progetto concreto. Puoi approfondire il tema fiscale connesso su come aprire la partita IVA oppure sul regime forfettario, che nel 2026 prevede una tassazione agevolata al 15% (o 5% per i primi 5 anni con i requisiti previsti) per ricavi fino a €85.000 annui.

Infine, anche in un periodo di difficoltà economica, vale la pena non smettere di pensare al futuro. Una piccola quota dei risparmi, anche minima, destinata a un piano di accumulo può fare la differenza nel lungo periodo grazie all'interesse composto. Lo spieghiamo nel dettaglio in questo articolo sull'interesse composto.

Domande frequenti

Posso richiedere la NASpI se mi sono dimesso volontariamente?

In linea generale no. Le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASpI perché non integrano il requisito di disoccupazione involontaria. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa (ad esempio mancato pagamento dello stipendio, modifiche unilaterali sostanziali del contratto, comportamento gravemente lesivo del datore di lavoro), le dimissioni durante il periodo tutelato di maternità o paternità (entro il primo anno di vita del figlio), e le risoluzioni consensuali del rapporto avvenute nell'ambito di una procedura di conciliazione presso l'Ispettorato del Lavoro.

Quanto tempo ho per fare domanda NASpI dopo il licenziamento?

Hai 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Se la cessazione è seguita da un periodo di malattia, maternità o cassa integrazione indennizzato dall'INPS, i 68 giorni decorrono dalla fine di quel periodo. Presentare la domanda in ritardo non fa perdere il diritto, ma riduce il periodo di fruizione: l'indennità decorre dall'8° giorno dalla cessazione solo se la domanda è presentata nei primi 8 giorni; altrimenti parte dal giorno successivo alla domanda.

La NASpI è soggetta a tassazione IRPEF?

Sì. La NASpI è considerata reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e quindi soggetta a IRPEF. L'INPS applica le ritenute d'acconto direttamente sull'importo erogato, utilizzando le aliquote previste dalla normativa vigente. Nel 2026 le aliquote IRPEF sono: 23% fino a €28.000, 33% da €28.000 a €50.000, 43% oltre €50.000. L'importo netto che ricevi ogni mese è già al netto delle ritenute, ma dovrai comunque inserire la NASpI nel modello 730 o Redditi PF per la dichiarazione annuale.

Posso lavorare mentre percepisco la NASpI?

Dipende dal tipo di lavoro. Se inizi un lavoro dipendente a tempo determinato (fino a 6 mesi), la NASpI si sospende durante il rapporto e riprende per il residuo alla fine. Se il reddito da lavoro dipendente supera certi limiti, la NASpI decade. Per lavoro autonomo o attività d'impresa, devi comunicarlo all'INPS entro 30 giorni: se il reddito previsto rimane sotto la soglia annua (circa €8.174), la NASpI continua in forma ridotta; se la supera, decade. Per prestazioni occasionali fino a €5.000 annui con datori di lavoro diversi dal precedente, non c'è obbligo di comunicazione.

Cosa succede alla NASpI se raggiungo i requisiti per la pensione?

Se durante il periodo di fruizione della NASpI raggiungi i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata, la NASpI decade dalla data in cui maturano tali requisiti. L'INPS verifica d'ufficio questa condizione. È quindi importante tenerla presente se sei prossimo all'età pensionabile: potresti dover scegliere tra proseguire con la NASpI o accedere alla pensione, a seconda di quale delle due opzioni risulti più conveniente nel tuo caso specifico.

Posso richiedere la liquidazione anticipata in un'unica soluzione?

Sì, si chiama incentivo all'autoimprenditorialità. Se durante il periodo di percezione della NASpI decidi di avviare un'attività autonoma, un'impresa individuale o di costituire o entrare in una cooperativa di lavoro, puoi richiedere all'INPS la liquidazione anticipata dell'intero importo residuo in un'unica soluzione. Questa somma non è soggetta a contributi previdenziali. La domanda deve essere presentata all'INPS prima di iniziare l'attività e in ogni caso entro il termine di fruizione della NASpI.