Ogni tanto si sente parlare di una grande azienda che "va in borsa" e nei giorni successivi si moltiplicano le notizie su chi ha guadagnato (o perso) cifre importanti. Quello a cui si fa riferimento è un'IPO, sigla inglese che sta per Initial Public Offering, ovvero l'offerta pubblica iniziale con cui una società privata diventa una società quotata su un mercato regolamentato.
Partecipare a un'IPO non è né facile né automaticamente redditizio. Richiede di capire il meccanismo, valutare i rischi specifici e sapere concretamente come muoversi con il proprio broker. Questa guida spiega tutto quello che serve sapere prima di decidere se partecipare o meno a una quotazione.
Cos'è un'IPO e perché le aziende si quotano
Un'IPO è il processo con cui una società privata offre per la prima volta le proprie azioni al pubblico, raccogliendo capitali in cambio di una quota di proprietà. Da quel momento in poi le azioni sono negoziabili sul mercato secondario (borsa) da chiunque voglia comprarle o venderle.
Le motivazioni che spingono un'azienda a quotarsi sono principalmente tre:
- Raccogliere capitale per finanziare la crescita, pagare debiti o acquisire altre società.
- Permettere l'uscita dei soci originari (fondatori, fondi di venture capital, private equity) che vogliono monetizzare il loro investimento.
- Aumentare la visibilità e la credibilità del marchio, soprattutto nei settori dove la reputazione conta.
Non è detto che un'IPO sia sempre un momento di successo per l'azienda. Alcune società si quotano in momenti di difficoltà o con valutazioni gonfiate, scaricando il rischio sugli investitori retail. Ecco perché è fondamentale analizzare il contesto e non acquistare in modo impulsivo solo perché "tutti ne parlano".
Come funziona il processo di quotazione
Il percorso che porta un'azienda alla quotazione in borsa è lungo e complesso. Capire le fasi principali aiuta a valutare meglio il momento in cui ci viene offerta la possibilità di comprare le azioni.
Selezione delle banche collocatrici
La prima mossa dell'azienda è scegliere una o più banche d'investimento (i cosiddetti underwriter o lead manager) che gestiranno l'operazione. Queste banche analizzano i conti, stimano la valutazione dell'azienda, strutturano l'offerta e la distribuiscono agli investitori istituzionali e retail. Più grande è l'IPO, più banche partecipano al consorzio di collocamento.
Il roadshow e la forchetta di prezzo
Prima della quotazione vera e propria, l'azienda e le banche collocatrici organizzano un roadshow: una serie di incontri (oggi spesso virtuali) con investitori istituzionali per presentare il business e raccogliere indicazioni sulla domanda. Sulla base di questi incontri si stabilisce una forchetta di prezzo, ovvero un intervallo minimo e massimo entro cui verrà fissato il prezzo finale dell'IPO.
Il periodo di adesione e il prezzo definitivo
In questa fase anche gli investitori retail possono prenotare le azioni, indicando quante ne vogliono e, a volte, il prezzo massimo che sono disposti a pagare. Al termine del periodo di adesione si fissa il prezzo definitivo, che dipende dall'equilibrio tra domanda e offerta raccolta durante il processo. Se la domanda supera l'offerta (IPO oversubscribed), gli investitori ricevono solo una quota proporzionale delle azioni richieste.
Il primo giorno di negoziazione
È il momento più visibile: le azioni iniziano a essere scambiate sul mercato. Il prezzo di apertura può differire significativamente dal prezzo di IPO, sia al rialzo che al ribasso. Storicamente, le IPO tendono a registrare un rialzo nel primo giorno di negoziazione, ma questa media nasconde una dispersione enorme: alcune esplodono, altre crollano immediatamente.
Come partecipare a un'IPO con il broker
Non tutti i broker permettono di partecipare alle IPO in fase di collocamento. Prima ancora di cercare un'IPO specifica, è utile verificare che il proprio intermediario offra questo servizio. Per orientarti nella scelta del broker più adatto, consulta la nostra guida ai migliori broker per investire in azioni.
Broker bancari tradizionali
Le banche con una rete di filiali e un'offerta di trading (Fineco, Directa, Banca Mediolanum, istituti del gruppo Intesa o UniCredit) partecipano spesso ai consorzi di collocamento italiani. Per le IPO italiane questa è la via più diretta. Il processo è semplice: accedi alla tua area riservata, trovi l'IPO nella sezione dedicata e inserisci l'ordine di adesione indicando il numero di azioni richieste.
Broker online internazionali
Per le IPO americane e internazionali, alcuni broker online come Interactive Brokers o DEGIRO offrono l'accesso alle IPO, anche se con limitazioni. Interactive Brokers in particolare ha una sezione dedicata alle IPO con un sistema di richiesta formale. La disponibilità dipende dal tuo profilo di rischio, dalla tua esperienza dichiarata e dall'accordo specifico tra il broker e le banche collocatrici.
Piattaforme dedicate alle IPO pre-quotazione
Esistono piattaforme specializzate che permettono di acquistare azioni di startup e aziende private prima che si quotino in borsa. Si tratta di un segmento ad alto rischio, riservato spesso agli investitori professionali o a chi accetta condizioni molto stringenti di illiquidità. Non è la stessa cosa di partecipare a un'IPO tradizionale: i prezzi, le condizioni e i rischi sono completamente diversi.
Acquisto sul mercato secondario dopo la quotazione
Se non riesci a partecipare all'IPO in fase di collocamento, puoi sempre acquistare le azioni una volta che sono quotate sul mercato. Questa scelta ha un vantaggio: hai più informazioni su come il mercato ha accolto il titolo e puoi aspettare che la volatilità iniziale si stabilizzi. Lo svantaggio è che perdi l'eventuale "sconto" del prezzo di IPO rispetto al prezzo di apertura.
Il lock-up period: cosa significa e perché conta
Uno degli aspetti tecnici più importanti di qualsiasi IPO è il lock-up period (periodo di blocco). Si tratta di un vincolo contrattuale che impedisce ai soci originari, ai manager e spesso ai dipendenti con stock option di vendere le proprie azioni per un certo periodo dopo la quotazione. La durata tipica è di 90 o 180 giorni, ma può variare.
Perché è importante per l'investitore retail? Perché alla scadenza del lock-up period, chi detiene grandi quantità di azioni può finalmente venderle. Se molti grandi azionisti decidono di uscire contemporaneamente, il prezzo può subire una pressione al ribasso significativa. Non è automatico che accada, ma è un rischio da considerare quando si pianifica l'orizzonte temporale del proprio investimento.
Prima di partecipare a qualsiasi IPO, controlla il prospetto informativo per conoscere la durata del lock-up e chi sono i soggetti vincolati. Queste informazioni sono pubbliche e obbligatorie per legge.
Rischi specifici delle IPO
Le IPO sono investimenti con un profilo di rischio più elevato della media. Non perché siano necessariamente cattivi affari, ma perché presentano alcune caratteristiche che aumentano l'incertezza rispetto all'acquisto di azioni già quotate da anni. Prima di valutare qualsiasi IPO, assicurati di avere già un fondo di emergenza solido e un portafoglio investimenti ben strutturato: le IPO, se ci entri, devono essere una componente marginale e non il nucleo della tua strategia.
Asimmetria informativa
Quando un'azienda si quota, la quantità di informazioni disponibili al pubblico è limitata rispetto a una società con anni di storia in borsa. Hai il prospetto informativo, i bilanci degli ultimi anni e le proiezioni dell'azienda stessa — ma queste proiezioni sono preparate dall'azienda con l'obiettivo di presentarsi nel migliore dei modi. Gli investitori istituzionali che partecipano al roadshow hanno accesso a molte più informazioni rispetto al retail.
Volatilità elevata nelle prime settimane
Il prezzo di un titolo neo-quotato può oscillare in modo molto più marcato rispetto a un titolo maturo. Le prime settimane di negoziazione sono spesso caratterizzate da volumi anomali e movimenti di prezzo che riflettono più la speculazione che i fondamentali aziendali.
Valutazioni elevate
Le IPO tendono ad avvenire quando i mercati sono positivi e le valutazioni alte: è il momento migliore per raccogliere capitale. Questo significa che spesso si entra a multipli elevati, con meno margine di sicurezza. Storicamente, molte IPO hanno sottoperformato l'indice di riferimento nei tre-cinque anni successivi alla quotazione.
Rischio di allocazione parziale
Se l'IPO è molto richiesta, ricevi meno azioni di quelle prenotate. Se invece ricevi tutte le azioni che hai richiesto su un'IPO poco domandata, forse dovresti chiederti perché nessun altro le ha volute. Questo paradosso, noto come winner's curse (maledizione del vincitore), è un rischio reale da tenere a mente.
Rendimenti storici delle IPO: cosa dicono i dati
I dati accademici e di mercato sulle IPO mostrano un quadro complesso. A titolo indicativo, la ricerca accademica (tra cui il lavoro di Jay Ritter, professore di finanza specializzato proprio sulle IPO) evidenzia che:
- Nel primo giorno di negoziazione, storicamente le IPO registrano in media un rialzo rispetto al prezzo di collocamento. Questo fenomeno è chiamato underpricing ed è più pronunciato nei mercati emergenti e nelle fasi di boom di mercato.
- Nel lungo periodo (3-5 anni), molte IPO tendono a sottoperformare i principali indici di mercato.
- Le IPO di aziende con utili già positivi al momento della quotazione tendono a fare meglio rispetto alle IPO di aziende ancora in perdita.
Questi sono dati aggregati e storici: non significano che ogni singola IPO sia un cattivo investimento. Alcune delle migliori aziende al mondo si sono quotate in borsa e hanno generato rendimenti straordinari per chi le ha tenute in portafoglio per anni. Il punto è che selezionare le IPO vincenti in anticipo è molto difficile, anche per i professionisti.
Per un approccio più diversificato e meno speculativo agli investimenti azionari, la nostra guida su come investire in ETF può essere un buon punto di partenza.
La fiscalità delle IPO in Italia (2026)
Dal punto di vista fiscale, le azioni acquistate tramite IPO sono trattate esattamente come qualsiasi altro investimento azionario. I guadagni (plusvalenze) realizzati dalla vendita delle azioni sono soggetti a un'imposta del 26%, classificata come reddito da capitale o reddito diverso a seconda delle modalità di investimento. Questa aliquota si applica sia alla differenza di prezzo (capital gain) sia agli eventuali dividendi distribuiti dall'azienda.
Le perdite (minusvalenze) possono essere compensate con plusvalenze future realizzate entro i quattro anni successivi, riducendo l'imposta dovuta. Per un approfondimento completo sulla tassazione degli investimenti finanziari, consulta la nostra guida sulla tassazione delle rendite finanziarie.
Se utilizzi un broker in regime amministrato (la maggior parte delle banche e dei broker italiani), il broker calcola e versa l'imposta in automatico. Se usi un broker in regime dichiarativo (alcuni broker esteri), sei tu responsabile di dichiarare i guadagni nella tua dichiarazione dei redditi.
Come valutare se un'IPO vale la pena
Prima di aderire a qualsiasi IPO, è utile seguire un processo di valutazione minimo. Non si tratta di diventare analisti finanziari, ma di porre le domande giuste.
Leggi il prospetto informativo
Il prospetto è il documento ufficiale che ogni azienda deve pubblicare prima di quotarsi. Contiene i bilanci, la descrizione del business, i rischi principali (una sezione spesso sottovalutata ma fondamentale) e il dettaglio su come verranno usati i proventi della raccolta. In Italia e in Europa è disponibile sul sito della Borsa Italiana o di CONSOB. Non serve leggerlo tutto, ma la sezione sui rischi e quella sull'uso dei proventi sono imprescindibili.
Valuta la valutazione
Confronta i multipli di valutazione dell'azienda che si quota (price/earnings, price/sales, EV/EBITDA) con quelli di aziende comparabili già quotate nello stesso settore. Se la valutazione è significativamente più alta della media del settore, dovrai chiederti se è giustificata da una crescita attesa superiore o se è semplicemente gonfiata per massimizzare la raccolta.
Analizza chi vende e chi compra
Un'IPO in cui i soci fondatori e i fondi di private equity vendono la maggior parte delle azioni (anziché emettere azioni nuove per raccogliere capitale) è un segnale da valutare con attenzione. Significa che chi conosce l'azienda dall'interno sta uscendo, non che sta reinvestendo nella crescita futura.
Considera il contesto di mercato
Le IPO tendono a concentrarsi nei periodi di mercato rialzista. Partecipare a un'IPO quando i mercati sono già sui massimi storici comporta un rischio maggiore rispetto a periodi di normalizzazione. Questo non significa che ogni IPO in un mercato alto sia sbagliata, ma è un fattore da ponderare.
Se sei alle prime armi con gli investimenti, ti consiglio di leggere prima la guida su come iniziare a investire da zero e quella sugli errori comuni da evitare quando si investe. Le IPO sono uno strumento avanzato e non il punto di partenza ideale per chi muove i primi passi.
SPAC e quotazioni dirette: le alternative all'IPO tradizionale
Negli ultimi anni sono emerse modalità alternative di quotazione che vale la pena conoscere.
La SPAC (Special Purpose Acquisition Company) è una società "vuota" che si quota in borsa raccogliendo capitali con l'obiettivo di acquisire un'azienda privata entro un certo periodo. L'investitore compra quote della SPAC senza sapere in anticipo quale azienda verrà acquisita. Negli anni 2020-2021 le SPAC hanno vissuto un boom, seguito da un forte ridimensionamento quando molte delle aziende acquisite hanno deluso le aspettative. Il rischio è elevato e la struttura è meno trasparente di un'IPO tradizionale.
La quotazione diretta (Direct Listing) è invece un processo in cui l'azienda si quota senza emettere nuove azioni e senza banche collocatrici che garantiscono un prezzo minimo. Spotify e Coinbase hanno usato questa modalità. Il prezzo si forma interamente dal mercato nel primo giorno di negoziazione, il che può portare a maggiore volatilità ma anche a minori costi per l'azienda e minore diluizione per i soci esistenti.
Domande frequenti
Quanto capitale serve per partecipare a un'IPO?
Dipende dal broker e dall'IPO specifica. Alcune IPO italiane sul mercato Euronext Growth Milan (ex AIM) hanno lotti minimi accessibili anche con poche centinaia di euro. Le grandi IPO internazionali possono avere lotti minimi più alti, oppure il broker può richiedere un capitale minimo depositato sul conto per abilitare la funzione IPO. Controlla sempre le condizioni specifiche del tuo intermediario prima di procedere.
Cosa succede se l'IPO viene annullata dopo che ho prenotato le azioni?
Se l'azienda decide di ritirare l'IPO prima della quotazione (cosa che può succedere in caso di domanda insufficiente o condizioni di mercato avverse), le somme prenotate ti vengono restituite integralmente. Non paghi nulla e non perdi il capitale. Il tuo denaro rimane bloccato per il periodo di adesione, ma non corre alcun rischio in questa fase.
È possibile vendere le azioni il primo giorno di quotazione?
Sì, se le hai acquistate in fase di IPO puoi venderle non appena inizia la negoziazione sul mercato. Non esiste un lock-up period per gli investitori retail: il lock-up si applica ai soci originari, ai manager e ad altri soggetti specificati nel prospetto. Tuttavia, vendere il primo giorno è una scelta speculativa: stai scommettendo sull'andamento del prezzo di apertura, non sul valore dell'azienda nel lungo periodo.
Come trovo le IPO disponibili in Italia?
Puoi monitorare le IPO in arrivo sul sito di Borsa Italiana (sezione quotazioni e nuovi ammessi), sul sito di CONSOB, sul portale del tuo broker o su siti specializzati come IPO Monitor. Le banche collocatrici comunicano anche direttamente ai propri clienti quando hanno un'IPO in collocamento, spesso tramite email o avviso nell'area riservata del conto.
Le IPO sono adatte a un investitore con bassa tolleranza al rischio?
No. Le IPO sono investimenti ad alto rischio e bassa prevedibilità. Un investitore con bassa tolleranza al rischio farebbe meglio a concentrarsi su strumenti più stabili come ETF diversificati o conti deposito. Se vuoi capire qual è il tuo profilo di rischio, inizia da lì: sapere dove ti posizioni aiuta a costruire un portafoglio coerente con le tue esigenze. Le IPO, se le vuoi includere, devono rappresentare al massimo una piccola percentuale del totale investito.