Gli ETF sui mercati emergenti sono uno degli strumenti più discussi tra gli investitori che vogliono esporsi alla crescita dei paesi in via di sviluppo. Cina, India, Brasile, Taiwan, Arabia Saudita: economie con tassi di crescita del PIL storicamente superiori a quelli delle nazioni sviluppate, ma anche con rischi specifici che non si trovano nei mercati occidentali.
In questa guida trovi una panoramica concreta su cosa contengono questi ETF, quali differenze esistono tra gli indici principali, quali rischi devi mettere in conto e come inserirli in un portafoglio equilibrato. Se sei alle prime armi con gli ETF in generale, ti consiglio prima di leggere la guida completa sugli ETF.
Cosa sono i mercati emergenti e cosa includono gli ETF
Il termine "mercati emergenti" (Emerging Markets, EM) indica un gruppo di paesi con economie in rapida crescita, mercati finanziari in fase di sviluppo e sistemi istituzionali meno consolidati rispetto alle economie avanzate. Non esiste una definizione universale: ogni provider di indici usa criteri propri.
Gli ETF che replicano questi mercati investono in azioni quotate nei paesi classificati come emergenti. I più grandi e liquidi sono generalmente basati su due indici: MSCI Emerging Markets e FTSE Emerging.
I paesi principali e il loro peso
La composizione cambia continuamente, ma a titolo indicativo i paesi con il peso maggiore negli indici emergenti principali includono:
- Cina: storicamente il paese con il peso maggiore (25-30% circa), anche se negli ultimi anni il peso si è ridotto in alcuni indici per effetto delle scelte metodologiche e dell'andamento dei mercati.
- India: cresciuta significativamente nell'ultima decade, oggi rappresenta una delle quote più rilevanti dell'indice.
- Taiwan: forte presenza del settore semiconduttori (TSMC in testa).
- Corea del Sud: presente in MSCI EM, assente in FTSE Emerging (classificata come mercato sviluppato da FTSE Russell).
- Brasile, Arabia Saudita, Sudafrica, Messico, Indonesia: presenti con pesi minori ma significativi.
Questa composizione geografica ha un impatto diretto sui rendimenti e sui rischi. Un ETF sui mercati emergenti non è un'esposizione uniforme al "Sud del mondo": è fortemente concentrato in Asia, con una componente rilevante in paesi con sistemi politici molto diversi tra loro.
MSCI EM vs FTSE Emerging: le differenze che contano
La scelta dell'indice di riferimento determina cosa compri davvero. I due principali concorrenti sono MSCI Emerging Markets (usato ad esempio da iShares e Amundi) e FTSE Emerging (usato da Vanguard). Sembrano simili, ma non sono identici.
La questione della Corea del Sud
La differenza più importante riguarda la Corea del Sud. MSCI la classifica come mercato emergente (con un peso storicamente attorno al 12-14%), mentre FTSE Russell la considera mercato sviluppato. Se compri un ETF Vanguard su FTSE Emerging, non hai esposizione alla Corea del Sud. Se compri un ETF MSCI EM, ce l'hai. Questo incide sulla diversificazione e sull'esposizione settoriale, dato il peso del settore tech coreano.
Numero di titoli e copertura
L'indice MSCI Emerging Markets include solitamente tra 1.300 e 1.500 titoli circa, mentre FTSE Emerging ne copre un numero maggiore, includendo anche le small cap nella variante FTSE Emerging All Cap. Un indice più ampio offre una diversificazione maggiore, ma può anche includere titoli meno liquidi.
Costi degli ETF
Il TER (Total Expense Ratio) degli ETF sui mercati emergenti è generalmente più alto rispetto agli ETF sui mercati sviluppati, perché gestire un portafoglio di titoli in decine di paesi con regolamentazioni diverse costa di più. A titolo indicativo, i TER degli ETF più economici su questi indici si aggirano tra 0,10% e 0,25% annui per i prodotti più efficienti, fino a 0,40-0,50% per quelli più completi o a gestione attiva.
Per confrontare i broker dove acquistare questi strumenti, consulta la nostra guida ai migliori broker per investire.
I rischi specifici degli ETF mercati emergenti
Investire nei mercati emergenti comporta rischi che non si trovano (o si trovano in misura molto minore) nei mercati sviluppati. Conoscerli non significa evitare questi investimenti, ma sceglierli consapevolmente e dimensionarli in modo corretto rispetto al proprio profilo di rischio.
Rischio valutario
Gli ETF sui mercati emergenti investono in titoli denominati in valute locali: yuan cinese, rupia indiana, real brasiliano, rand sudafricano, e decine di altre. Quando queste valute si deprezzano rispetto all'euro, il valore del tuo investimento scende anche se i prezzi delle azioni in valuta locale sono rimasti stabili. Il rischio valutario è una componente rilevante della volatilità complessiva di questi strumenti.
Esistono versioni hedged (con copertura valutaria) di alcuni ETF EM, ma la copertura ha un costo e non sempre conviene, specialmente su orizzonti di lungo periodo.
Rischio politico e regolatorio
I mercati emergenti includono spesso paesi con sistemi politici meno stabili o prevedibili. Cambiamenti improvvisi nelle leggi, nazionalizzazioni, restrizioni ai flussi di capitale, sanzioni internazionali: sono tutti eventi che possono impattare significativamente il valore degli investimenti. La Cina ne è un esempio concreto: le restrizioni regolamentari sui settori tech, istruzione e immobiliare del 2020-2021 hanno causato perdite molto significative per chi era esposto a quei titoli.
Rischio di liquidità
I mercati finanziari di alcuni paesi emergenti hanno volumi di scambio inferiori rispetto ai mercati sviluppati. In fasi di stress, può essere più difficile liquidare posizioni a prezzi equi. Questo vale soprattutto per i paesi di frontiera o i mercati meno sviluppati inclusi in alcuni indici più ampi.
Rischio di concentrazione
Nonostante il nome suggerisca una grande diversificazione geografica, gli ETF sui mercati emergenti sono spesso concentrati: i primi tre paesi possono rappresentare il 50-60% dell'indice. E a livello settoriale, il peso del tech asiatico (Cina, Taiwan, Corea del Sud in MSCI) è molto elevato. Non è la diversificazione "globale" che molti investitori immaginano.
Tassazione degli ETF mercati emergenti in Italia nel 2026
Dal punto di vista fiscale, gli ETF sui mercati emergenti seguono le stesse regole degli altri ETF armonizzati. Le plusvalenze e i dividendi sono tassati al 26% come redditi da capitale (imposta sostitutiva).
Se il tuo broker opera in regime amministrato (la maggior parte dei broker italiani o dei broker esteri che hanno optato per questo regime), la tassazione viene applicata automaticamente. Se invece operi con un broker estero senza sostituto d'imposta in regime dichiarativo, sei tu a dover riportare i guadagni nella dichiarazione dei redditi.
Le perdite su ETF possono compensare le plusvalenze su strumenti dello stesso tipo (azioni, ETF non armonizzati) ma non possono essere utilizzate per compensare i guadagni di ETF armonizzati, a causa della distinzione tra redditi diversi e redditi da capitale prevista dalla normativa italiana. Per approfondire questo tema, consulta la nostra guida alla tassazione delle rendite finanziarie.
Le aliquote IRPEF 2026 per i redditi da lavoro e d'impresa (non applicabili alle rendite finanziarie da ETF, ma utili per inquadrare il contesto fiscale complessivo) sono: 23% fino a 28.000 euro, 33% tra 28.000 e 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro.
Quanto peso dare agli ETF mercati emergenti in portafoglio
Non esiste una risposta universale, ma esistono principi utili per orientarsi.
Il riferimento al peso di mercato globale
Il peso dei mercati emergenti nella capitalizzazione azionaria mondiale è storicamente attorno al 10-15% (secondo MSCI ACWI). Un investitore che costruisce un portafoglio azionario globale market-cap weighted avrebbe quindi un'esposizione limitata agli EM, inferiore a quanto molti si aspettano.
Se compri un ETF come MSCI ACWI o FTSE All-World, l'esposizione agli emergenti è già inclusa in quella proporzione. Se vuoi aumentarla in modo consapevole, puoi affiancare un ETF specifico sugli EM. Se invece acquisti solo un ETF MSCI World (che esclude gli emergenti), non hai esposizione e devi aggiungerla separatamente.
Per capire come costruire un portafoglio bilanciato partendo da zero, leggi la nostra guida su come costruire un portafoglio di investimenti.
Fattori da considerare
- Orizzonte temporale: i mercati emergenti hanno storicamente mostrato volatilità elevata. Un orizzonte di almeno 10 anni è generalmente consigliato per ammortizzare le oscillazioni.
- Tolleranza al rischio: se una perdita del 40-50% (storicamente possibile in fasi di crisi) ti induce a vendere, una quota elevata di EM è controproducente.
- Già presenti in altri strumenti: se hai un ETF ACWI, hai già gli emergenti. Aggiungere un ETF specifico EM significa sovrappesarli intenzionalmente.
- Diversificazione rispetto ai mercati sviluppati: la correlazione tra EM e mercati sviluppati è aumentata negli ultimi decenni, riducendo (non eliminando) il beneficio di diversificazione.
Approccio con Piano di Accumulo (PAC)
Per chi investe importi mensili, il PAC è particolarmente adatto per gestire la volatilità degli ETF emergenti. Investendo una somma fissa ogni mese, acquisti più quote quando i prezzi sono bassi e meno quando sono alti, mediando il prezzo di carico nel tempo. Per approfondire questa strategia, leggi il nostro articolo sul Piano di Accumulo (PAC) su ETF e azioni.
Come scegliere un ETF mercati emergenti: criteri pratici
Una volta deciso di includere l'esposizione agli emergenti, devi scegliere lo strumento concreto. Ecco i criteri principali da valutare.
Indice replicato
Come spiegato in precedenza, MSCI EM e FTSE Emerging hanno composizioni diverse. Valuta se vuoi o meno esposizione alla Corea del Sud e alle small cap. Se vuoi coprire anche le aziende a bassa capitalizzazione, considera le varianti "All Cap" o "IMI" degli indici.
Metodo di replica
- Replica fisica totale: l'ETF compra direttamente tutti i titoli dell'indice. Ideale per indici non troppo ampi.
- Replica fisica a campionamento: l'ETF compra un sottoinsieme rappresentativo dei titoli. Comune per indici con molti titoli o mercati illiquidi.
- Replica sintetica (swap-based): l'ETF replica il rendimento dell'indice tramite un contratto swap con una controparte bancaria. Introduce un rischio di controparte, ma può essere più efficiente in alcuni mercati difficili da accedere.
TER e costi totali
Il TER è solo una parte dei costi. Valuta anche lo spread bid-ask dell'ETF in borsa, i costi di transazione del tuo broker e l'eventuale tracking difference rispetto all'indice (la differenza effettiva tra il rendimento dell'ETF e quello dell'indice).
Dimensione del fondo e liquidità
Preferisci ETF con masse gestite elevate (almeno 500 milioni di euro) e volumi di scambio giornalieri significativi. Fondi troppo piccoli rischiano la chiusura o presentano spread elevati.
Politica di distribuzione
Gli ETF a distribuzione pagano i dividendi periodicamente. Gli ETF ad accumulazione li reinvestono automaticamente. Per investitori in fase di accumulo, gli ETF ad accumulazione sono generalmente più efficienti fiscalmente, perché posticipano la tassazione sui dividendi.
ETF mercati emergenti e portafoglio pigro
Molti investitori in ottica lazy portfolio (portafoglio pigro) si chiedono se includere gli EM come componente separata o affidarsi a un unico ETF globale ACWI. Non c'è una risposta definitiva, ma alcune considerazioni:
Un portafoglio a due ETF (es. MSCI World + MSCI EM con pesi personalizzati) offre la possibilità di sovrappesare gli emergenti rispetto al loro peso di mercato, se pensi che la crescita economica futura di quei paesi si tradurrà in rendimenti superiori. Questa è una scommessa attiva sulla composizione geografica, non una scelta passiva pura.
Un singolo ETF ACWI o FTSE All-World include già gli emergenti al loro peso di mercato, semplificando la gestione e riducendo i costi di transazione. Per molti investitori alle prime armi, questa è la scelta più semplice ed efficace.
Se vuoi approfondire come costruire un portafoglio pigro con ETF globali, consulta la guida su ETF MSCI World e portafoglio pigro.
Domande frequenti
Qual è la differenza principale tra MSCI Emerging Markets e FTSE Emerging?
La differenza più rilevante è la classificazione della Corea del Sud: MSCI la include tra gli emergenti (con un peso significativo attorno al 12-14%), mentre FTSE Russell la considera mercato sviluppato. Questo significa che un ETF basato su FTSE Emerging non include titoli coreani come Samsung o SK Hynix, mentre un ETF MSCI EM sì. Le due versioni differiscono anche nel numero di titoli inclusi e nel trattamento di alcuni mercati di frontiera.
Gli ETF mercati emergenti sono adatti ai principianti?
Dipende dall'orizzonte temporale e dalla tolleranza al rischio. Gli ETF EM sono più volatili degli ETF sui mercati sviluppati e incorporano rischi specifici (valutario, politico, di liquidità) che possono sorprendere chi non li conosce. Per un principiante, è spesso più sensato iniziare con un ETF globale come MSCI ACWI o FTSE All-World, che include già una quota di mercati emergenti, prima di considerare esposizioni dedicate. Se sei agli inizi, leggi prima la guida su come iniziare a investire da zero.
Come vengono tassati i guadagni su ETF mercati emergenti in Italia?
Le plusvalenze e i dividendi degli ETF armonizzati (UCITS) sui mercati emergenti sono tassati al 26% come imposta sostitutiva sui redditi da capitale. Se operi con un broker italiano o con un broker estero con sostituto d'imposta in regime amministrato, la tassa viene calcolata e versata automaticamente. In regime dichiarativo (broker esteri senza sostituto d'imposta), sei tu a dover riportare i guadagni nella dichiarazione dei redditi. Le perdite su ETF armonizzati non compensano le plusvalenze su altri ETF armonizzati per effetto della distinzione tra redditi diversi e redditi da capitale nel diritto tributario italiano.
Quanto peso dovrei dare agli ETF mercati emergenti nel portafoglio?
Non esiste una regola universale. Il loro peso nella capitalizzazione azionaria globale è attorno al 10-15% secondo MSCI ACWI. Un punto di partenza ragionevole per molti investitori è replicare questo peso di mercato tramite un ETF globale che già li include, oppure sovrappesarli consapevolmente (ad esempio 20-25% dell'azionario) se si ha un orizzonte lungo e si accetta la volatilità aggiuntiva. La chiave è che la scelta sia consapevole e non basata solo sulle aspettative di rendimento superiore, che non sono garantite.
Cosa succede se la Cina perde peso nell'indice?
La composizione degli indici sui mercati emergenti cambia nel tempo in base alle regole metodologiche del provider (MSCI o FTSE) e all'andamento dei mercati. Negli ultimi anni, alcuni provider hanno iniziato a ridurre il peso della Cina in risposta alle preoccupazioni degli investitori istituzionali su rischi geopolitici e accesso ai mercati. Se compri un ETF passivo, la composizione si aggiorna automaticamente al ribilanciamento dell'indice, senza che tu debba fare nulla. Questo è uno dei vantaggi degli ETF passivi rispetto alla selezione di singole azioni.