I 6 errori nella dichiarazione dei redditi 2026

A cura della Redazione · Aggiornato il 29 giugno 2026 · 5 min di lettura

Ogni anno milioni di italiani presentano la dichiarazione dei redditi convinti di fare tutto correttamente. Eppure gli errori più frequenti sono sempre gli stessi, e il loro costo può essere salato: rimborsi persi, sanzioni, o peggio, accertamenti fiscali. Con le aliquote IRPEF 2026 al 23%, 33% e 43%, anche un errore su poche centinaia di euro di detrazioni può tradursi in decine di euro di tasse pagate in eccesso. Ecco i sei sbagli da evitare assolutamente.

  1. Accettare il 730 precompilato senza controllare nulla

    L'Agenzia delle Entrate mette a disposizione il 730 precompilato caricato di dati provenienti da banche, datori di lavoro e strutture sanitarie, ma questo non significa che sia completo o corretto. Spesso mancano spese che non transitano per il sistema tessera sanitaria, oppure compaiono dati errati relativi a immobili o redditi da lavoro. Accettare il precompilato senza modifica riduce le probabilità di controllo, ma se mancano detrazioni legittime stai lasciando soldi all'Erario.

    Come evitarlo: Dedica almeno un'ora a confrontare il precompilato con i tuoi documenti reali: certificazione unica, rate mutuo, bonifici per ristrutturazioni, spese sanitarie dell'anno. Modifica tutto ciò che non corrisponde.

  2. Dimenticare le detrazioni più comuni

    Interessi passivi sul mutuo prima casa, spese per figli a carico, canoni di affitto, premi assicurativi, spese universitarie e veterinarie: sono tutte detrazioni al 19% che molti contribuenti semplicemente dimenticano di inserire. In alcuni casi la colpa è del precompilato incompleto, in altri è pura distrazione. Su un mutuo da 200.000 euro, gli interessi passivi detraibili possono valere decine di euro di rimborso ogni anno.

    Come evitarlo: Prepara una checklist delle spese sostenute nell'anno precedente prima di aprire il modello. Tieni una cartella digitale dove archivi ricevute e bonifici man mano che li effettui durante l'anno.

  3. Non inserire tutte le spese sanitarie

    Molte spese sanitarie vengono caricate automaticamente tramite il sistema tessera sanitaria, ma non tutte: le visite pagate in contanti prima del 2023, le spese sostenute all'estero o quelle presso professionisti che non trasmettono i dati restano fuori. Anche l'acquisto di occhiali da vista o ausili ortopedici è detraibile, ma solo se si dispone della documentazione corretta. La detrazione del 19% vale per la spesa che eccede la franchigia di 129,11 euro.

    Come evitarlo: Conserva tutte le ricevute e le fatture sanitarie dell'anno, anche quelle di importo basso. Verifica nella sezione "spese sanitarie" del precompilato che i dati corrispondano alle spese effettivamente sostenute e integra manualmente quelle mancanti.

  4. Ignorare i redditi prodotti all'estero

    Conti correnti esteri, affitti di immobili situati fuori dall'Italia, dividendi da società straniere o redditi da lavoro svolto in un paese estero vanno dichiarati in Italia se sei fiscalmente residente nel paese. Omettere questi redditi non è una scelta neutrale: l'Agenzia delle Entrate riceve comunicazioni automatiche da molti paesi tramite lo scambio automatico di informazioni (CRS) e le sanzioni per omessa dichiarazione partono dal 90% dell'imposta evasa.

    Come evitarlo: Se hai conti o investimenti all'estero, compila il quadro RW (monitoraggio fiscale) e verifica se i redditi esteri sono già coperti da una convenzione contro la doppia imposizione. In caso di dubbi, consulta un commercialista prima della scadenza.

  5. Non dichiarare i dividendi da azioni ed ETF

    I dividendi distribuiti da azioni ed ETF sono soggetti a un'imposta sostitutiva del 26%. Se il tuo intermediario è italiano e applica la ritenuta alla fonte, non devi fare nulla. Ma se investi tramite broker esteri o piattaforme che non effettuano la ritenuta italiana, sei obbligato a dichiarare quei proventi nel quadro RM del modello Redditi PF e versare tu stesso l'imposta del 26%. Molti investitori retail ignorano questo obbligo e si espongono a sanzioni.

    Come evitarlo: Chiedi al tuo broker un estratto conto fiscale annuale che specifichi se le ritenute sono state applicate. Se usi piattaforme estere, verifica con attenzione se opera come sostituto d'imposta in Italia o meno.

  6. Sbagliare il quadro RT per compensare le minusvalenze

    Chi ha realizzato perdite su azioni o ETF può compensarle con plusvalenze future entro i quattro anni successivi, ma solo se ha compilato correttamente il quadro RT nella dichiarazione dell'anno in cui si è verificata la minusvalenza. Saltare questo passaggio significa perdere definitivamente la possibilità di compensazione, e con l'aliquota al 26% sui capital gain, ogni perdita non riportata rappresenta un costo reale. Attenzione: le minusvalenze su ETF non possono compensare plusvalenze su ETF della stessa categoria nei termini ordinari — la normativa su questo punto è complessa.

    Come evitarlo: Non chiudere la dichiarazione senza verificare il saldo delle minusvalenze pregresse. Se hai operato con un broker estero, raccogli il prospetto delle operazioni chiuse nell'anno e inserisci i dati nel quadro RT, anche se a fine anno sei in perdita netta.

Domande frequenti

Le criptovalute vanno dichiarate nella dichiarazione dei redditi 2026?

Sì. Con la Legge 207/2024 (Legge di Bilancio 2025), le plusvalenze da criptovalute sono tassate al 33% a partire dal 2026, con una soglia di esenzione annua di 2.000 euro. Vanno inserite nel quadro RT del modello Redditi PF o nel quadro dedicato del modello 730. Anche il semplice possesso di criptovalute deve essere segnalato nel quadro RW per il monitoraggio fiscale, indipendentemente dal fatto che si siano realizzati guadagni.

Chi aderisce al regime forfettario deve presentare la dichiarazione dei redditi?

Sì, ma in forma semplificata tramite il modello Redditi PF, non il 730. Il regime forfettario prevede un'imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività) sul reddito imponibile calcolato applicando i coefficienti di redditività al fatturato, con soglia di accesso a 85.000 euro annui. Anche i forfettari devono dichiarare eventuali altri redditi non coperti dal regime agevolato.

Cosa succede se si commette un errore nella dichiarazione già presentata?

Si può correggere tramite dichiarazione integrativa. Se l'errore è a sfavore del contribuente (hai pagato più tasse del dovuto), puoi presentare un integrativo entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione. Se invece hai dichiarato meno del dovuto, conviene ricorrere al ravvedimento operoso prima che l'Agenzia delle Entrate avvii un controllo: le sanzioni ridotte vanno dall'1% al 3,75% dell'imposta dovuta a seconda di quanto tempo passa dalla scadenza originaria.

Conclusione

La dichiarazione dei redditi non è un adempimento da liquidare in fretta. Ogni errore ha un costo — in tasse pagate in eccesso o in sanzioni — e i sei punti descritti in questo articolo coprono la quasi totalità delle sviste più frequenti tra i contribuenti italiani. Se hai investimenti in azioni, ETF o criptovalute, la complessità aumenta ulteriormente: ti consigliamo di leggere la nostra guida completa alla tassazione degli investimenti in Italia per capire come gestire plusvalenze, minusvalenze e redditi da capitale senza lasciare nulla al caso.