Disclosure affiliazione: obbligo legale e come farlo

A cura della Redazione · Aggiornato il 19 agosto 2026 · 10 min di lettura

Se gestisci un blog, un canale social o una newsletter e inserisci link di affiliazione nei tuoi contenuti, la disclosure non è una scelta: è un obbligo di legge. In Italia le norme di riferimento sono precise, le sanzioni esistono, eppure la maggior parte dei creator italiani sottovaluta il tema o lo tratta con frasi copia-incolla che non rispettano i requisiti minimi. Questo articolo chiarisce tutto: quale norma si applica, come redigere una disclosure corretta, dove posizionarla, cosa cambia tra blog, social e newsletter, e quali rischi corri se la ometti.

Perché la disclosure affiliazione è un obbligo legale in Italia

Il principio alla base è semplice: il consumatore ha diritto di sapere se chi gli sta raccomandando un prodotto o un servizio riceve una commissione per farlo. Questo diritto è tutelato da due autorità distinte, con competenze che si sovrappongono parzialmente.

AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato): applica il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) e la direttiva UE sulle pratiche commerciali scorrette. Una raccomandazione commerciale non dichiarata come tale è considerata "pubblicità occulta" e rientra nelle pratiche commerciali ingannevoli, vietate dall'articolo 21 del Codice.

AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni): nel 2021 ha pubblicato la Delibera 7/21/CSP che regolamenta specificamente i contenuti promozionali sui media digitali, inclusi influencer, creator e chiunque pubblichi contenuti su piattaforme digitali in cambio di un compenso, anche in natura.

La logica è la stessa di quella applicata alla pubblicità televisiva: lo spettatore deve sapere quando sta guardando uno spot. Online il confine tra contenuto editoriale e contenuto sponsorizzato è più sfumato, e proprio per questo la disclosure diventa ancora più importante.

A chi si applica: blog, creator, influencer e non solo

Un errore comune è pensare che queste regole riguardino solo i grandi influencer o i media strutturati. Non è così. La normativa si applica a chiunque pubblichi contenuti online e riceva un vantaggio economico in cambio di una raccomandazione, indipendentemente dal numero di follower o dalla dimensione del sito.

Blog e siti web

Chi gestisce un blog con programmi di affiliazione (Amazon Affiliates, programmi bancari, broker, assicurazioni, piattaforme di investimento) deve segnalare la presenza di link affiliati. Questo vale per ogni singolo articolo che contenga link remunerati, non solo per una pagina generica "disclaimer".

Social media: Instagram, YouTube, TikTok, X

Per i social la normativa è ancora più stringente. La Delibera AGCOM 7/21/CSP prevede l'uso di hashtag specifici e leggibili, posizionati in modo visibile. Non basta nascondere "#ad" in mezzo a trenta altri hashtag: deve essere uno dei primi e ben visibile anche senza espandere il testo.

Newsletter e comunicazioni via email

Anche le newsletter rientrano nell'obbligo. Se un'email contiene link affiliati, il lettore deve saperlo prima di cliccare. Una riga chiara all'inizio o immediatamente prima del link è la soluzione corretta.

Podcast

Nel caso dei podcast, la disclosure deve essere verbale e avvenire prima della menzione del prodotto o del servizio sponsorizzato, non alla fine dell'episodio. Una frase come "questo episodio contiene link affiliati, li trovate in descrizione" all'inizio è sufficiente.

Come scrivere una disclosure corretta: requisiti minimi

La disclosure deve rispettare tre criteri fondamentali: chiarezza, visibilità e posizione. Non esiste una formula legalmente obbligatoria, ma ci sono elementi che devono essere presenti.

Chiarezza del linguaggio

Il testo deve essere comprensibile per un lettore medio, non solo per chi conosce il settore. Frasi come "questo articolo contiene link di affiliazione: se acquisti tramite questi link potrei ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te" sono chiare. Frasi criptiche come "some links may be compensated" o sigle non spiegate non lo sono.

Evita anche formule eccessivamente tecniche o legali che il lettore non capisce. La disclosure serve a informare, non a confondere.

Visibilità

Il testo deve essere leggibile: stesso font del corpo dell'articolo o comunque non più piccolo al punto da renderlo invisibile. Non può essere nascosto in un footer con caratteri grigi su sfondo bianco o in una pagina separata raggiungibile solo da tre link.

Posizione

Questa è la parte più critica. La disclosure deve apparire prima del contenuto sponsorizzato, non dopo. Sul blog significa: inizio dell'articolo, prima del primo link affiliato. Sui social: nelle prime righe del post, prima del "leggi di più". Su YouTube: nel primo terzo del video e nella descrizione.

Una pagina "Disclaimer" nel menu del sito non è sufficiente da sola. Puoi averla come riferimento generale, ma ogni contenuto con link affiliati deve avere la sua disclosure specifica.

Differenze tra canali: blog, social e newsletter a confronto

Blog: la disclosure nell'articolo

Per un articolo di blog la formula standard è un box o un paragrafo in evidenza all'inizio del contenuto. Esempio pratico:

"Questo articolo contiene link di affiliazione. Se acquisti un prodotto o apri un conto tramite questi link, potrei ricevere una commissione. Per te non cambia nulla: il prezzo è identico. Le mie opinioni restano indipendenti."

Puoi aggiungere uno stile grafico (un box colorato, un'icona) per renderlo ancora più visibile, ma non è obbligatorio. L'importante è che sia sopra il fold, cioè visibile senza scorrere.

Social: hashtag e menzioni

Per i social la Delibera AGCOM indica che i contenuti promozionali devono essere identificati con termini come:

  • #adv o #advertising
  • #sponsorizzato
  • #pubblicità
  • #linkinbio non basta se il link è affiliato ma non sponsorizzato direttamente

Per contenuti di affiliazione (non sponsorizzazioni dirette, ma commissioni su vendite) la prassi consolidata è usare frasi come "link affiliato in bio" o "contiene link affiliati" nelle prime righe del caption, visibili prima del "leggi di più".

Newsletter: disclosure nel corpo

Per le newsletter la soluzione più efficace è una riga chiara in apertura o immediatamente prima della sezione con i link affiliati. Esempio:

"Nota: questa newsletter contiene link di affiliazione. Se ti iscrivi o acquisti tramite questi link ricevo una piccola commissione. Grazie per il supporto."

Alcuni creator scelgono di inserire la disclosure nel footer di ogni email. Va bene come integrazione, ma se i link affiliati sono nel corpo del testo la disclosure nel footer arriva troppo tardi.

Sanzioni per omissione: cosa rischi

Le sanzioni sono concrete, non teoriche. L'AGCM può intervenire direttamente per pratiche commerciali scorrette e le multe possono arrivare a 5 milioni di euro per le violazioni più gravi. Per i creator individuali le sanzioni sono proporzionalmente più basse, ma il procedimento amministrativo e la pubblicità negativa che ne deriva sono comunque dannosi.

L'AGCOM può irrogare sanzioni fino a 250.000 euro per violazioni della Delibera 7/21/CSP, con diffide e ordini di rimozione o rettifica del contenuto.

Nella pratica, AGCM e AGCOM tendono a concentrare le azioni sui soggetti con maggiore visibilità, ma i procedimenti contro creator di medie dimensioni sono già avvenuti. Il rischio reputazionale - essere accusati pubblicamente di pubblicità occulta - esiste a prescindere dalla sanzione economica.

Va anche considerato l'aspetto fiscale: le commissioni di affiliazione sono redditi imponibili. Chi opera in regime forfettario le include nel fatturato (con il limite di 85.000 euro annui), chi è in regime ordinario le dichiara come redditi da lavoro autonomo o d'impresa. Non dichiarare i proventi di affiliazione espone a ulteriori rischi con l'Agenzia delle Entrate.

La pagina Disclaimer generale: serve o non serve?

La pagina disclaimer generale del sito (spesso chiamata "Disclosure" o "Affiliazioni") è utile ma non sufficiente da sola. Serve come riferimento permanente dove il lettore può capire la politica editoriale del sito, i programmi a cui aderisci e il tuo approccio alla selezione dei contenuti.

Una buona pagina disclaimer generale dovrebbe contenere:

  • L'elenco dei principali programmi di affiliazione a cui partecipi
  • Una spiegazione chiara di come funziona l'affiliazione e cosa significa per il lettore
  • La conferma che le commissioni non influenzano le opinioni espresse
  • I criteri di selezione dei prodotti raccomandati
  • I riferimenti normativi (AGCM, AGCOM, Codice del Consumo)

Questa pagina non sostituisce la disclosure nei singoli articoli. Le due cose devono coesistere.

Disclosure e credibilità editoriale

Oltre all'aspetto legale, c'è una dimensione pratica che vale la pena sottolineare: la disclosure ben fatta aumenta la fiducia del lettore, non la diminuisce. Chi legge un blog di finanza personale sa già che i siti si finanziano anche con affiliazioni. Essere trasparenti su questo non fa perdere credibilità; anzi, nasconderlo fa perdere credibilità quando il lettore se ne accorge.

I lettori più attenti riconoscono i link affiliati (soprattutto su Amazon, con il tag "tag=" nell'URL, o i link di tracciamento dei broker). Trovare una disclosure chiara prima ancora di cercarla è un segnale di rispetto nei loro confronti.

La disclosure diventa un problema di credibilità solo quando il contenuto è evidentemente guidato dalla commissione e non dall'interesse del lettore. Una disclosure onesta accompagnata da contenuti genuinamente utili - come una guida su come iniziare a investire da zero o un confronto sui migliori conti deposito - non indebolisce il messaggio.

Al contrario, omettere la disclosure su contenuti di qualità è un errore sia legale che strategico: si rischia la sanzione senza ottenere nessun vantaggio in termini di percezione.

Aspetti pratici: implementazione tecnica

WordPress e CMS

Su WordPress puoi usare shortcode personalizzati o plugin per inserire automaticamente il box di disclosure in ogni articolo di una determinata categoria. Molti temi consentono di aggiungere un campo personalizzato "disclosure" che appare automaticamente sopra il contenuto. Questa automazione riduce il rischio di dimenticare la disclosure su un articolo specifico.

Identificazione dei link affiliati

Oltre al testo della disclosure, alcuni creator scelgono di marcare visivamente i link affiliati con un'icona o un'asterisco (*). Non è obbligatorio per legge, ma aiuta il lettore a identificarli a colpo d'occhio e rafforza la trasparenza.

Aggiornamento periodico

Se entri in nuovi programmi di affiliazione, aggiorna sia la pagina disclaimer generale sia - se necessario - gli articoli più datati. La normativa può evolversi: AGCOM ha già aggiornato le sue linee guida nel tempo, ed è ragionevole aspettarsi ulteriori precisazioni con la crescita del settore creator economy.

Se ti interessa capire meglio come funziona il mondo dell'affiliate marketing nel suo complesso, puoi leggere la guida su come funziona l'affiliate marketing pubblicata su questo sito.

Per chi è agli inizi e non ha ancora aperto una partita IVA, vale la pena valutare la struttura fiscale prima di scalare i proventi: la guida su come aprire partita IVA può essere un punto di partenza utile, soprattutto per capire se il regime forfettario (aliquota al 15%, o al 5% per i primi cinque anni con i requisiti necessari) sia adatto alla propria situazione.

Domande frequenti

Una pagina "Disclaimer" nel menu è sufficiente o devo mettere la disclosure in ogni articolo?

La pagina disclaimer generale è necessaria ma non sufficiente. Ogni articolo che contiene link di affiliazione deve avere la propria disclosure, visibile prima del primo link affiliato. La pagina generale serve come riferimento permanente e complementa le disclosure specifiche, non le sostituisce. Questo è il requisito pratico derivante dalle indicazioni AGCM e dalla Delibera AGCOM 7/21/CSP.

Posso usare la dicitura in inglese come "#ad" o "affiliate link"?

Per i contenuti rivolti a un pubblico italiano è preferibile usare termini in italiano come "#pubblicità", "#sponsorizzato" o "contiene link di affiliazione". L'inglese può creare ambiguità per una parte del pubblico e non soddisfa pienamente il requisito di chiarezza richiesto dalla normativa italiana. Per i social, la Delibera AGCOM cita esplicitamente termini come "pubblicità" e "sponsorizzato".

Le commissioni di affiliazione si dichiarano al fisco? Come vengono tassate?

Sì, le commissioni di affiliazione sono redditi imponibili a tutti gli effetti. Se operi in regime forfettario, concorrono al limite annuo di 85.000 euro e vengono tassate con l'aliquota sostitutiva del 15% (o 5% per i nuovi contribuenti nei primi cinque anni con i requisiti previsti). In regime ordinario rientrano nei redditi da lavoro autonomo o d'impresa, soggetti alle aliquote IRPEF ordinarie (23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro). Non dichiararli espone a rischi con l'Agenzia delle Entrate oltre che con le autorità di vigilanza.

Quanto può essere la sanzione per omissione della disclosure?

Le sanzioni variano in base all'autorità che interviene. L'AGCM, per pratiche commerciali scorrette (pubblicità occulta), può applicare sanzioni fino a 5 milioni di euro; per i creator individuali le sanzioni sono proporzionalmente ridotte ma comunque significative. L'AGCOM può irrogare sanzioni fino a 250.000 euro per violazioni della Delibera 7/21/CSP. In entrambi i casi si aggiunge il danno reputazionale derivante dalla procedura pubblica.

La disclosure vale anche se il link non genera vendite e non ricevo commissioni?

La disclosure si applica se il link è strutturalmente affiliato, cioè se in linea di principio potresti ricevere una commissione in caso di conversione. Non importa se quella specifica visita generi poi una vendita o meno. Il fatto che il link sia tracciato e possa generare compenso è sufficiente per rendere obbligatoria la disclosure.