Dal 2026 le criptovalute sono soggette a un'imposta sostitutiva del 33% sulle plusvalenze realizzate, introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (L.207/2024). Se hai venduto Bitcoin, Ethereum o qualsiasi altro asset digitale durante l'anno fiscale e hai realizzato un guadagno netto, sei tenuto a dichiararlo nella tua dichiarazione dei redditi e a versare l'imposta tramite modello F24. In questa guida ti spieghiamo come funziona il meccanismo, quali passaggi seguire, come compensare le perdite e quali scadenze rispettare per essere in regola con il Fisco italiano. Per qualsiasi dubbio specifico sul tuo caso, ti consigliamo sempre di verificare sul sito ufficiale dell'Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it) o di rivolgerti a un commercialista.
Come funziona la tassazione delle criptovalute in Italia
Le criptovalute sono classificate fiscalmente come attività finanziarie estere. I guadagni che ne derivano — detti plusvalenze — sono soggetti a imposta sostitutiva nella misura del 33% (L.207/2024), aliquota applicabile alle operazioni realizzate a partire dall'anno fiscale 2026.
La plusvalenza si calcola come differenza positiva tra il prezzo di vendita (o di conversione, o di utilizzo per acquisto di beni) e il costo di acquisto documentato. Se il risultato netto dell'anno — calcolando tutte le operazioni — è negativo, si parla di minusvalenza, che non genera imposta ma può essere utilizzata in compensazione.
Rientrano nel perimetro fiscale non solo le vendite in euro o valuta fiat, ma anche:
- Lo scambio di una criptovaluta con un'altra (crypto-to-crypto);
- L'utilizzo di crypto per acquistare beni o servizi;
- La conversione in stablecoin, salvo specifiche eccezioni interpretative ancora in evoluzione.
La semplice detenzione di criptovalute senza operazioni di realizzo non genera imposta sostitutiva, ma può comportare obblighi di monitoraggio fiscale nel quadro RW della dichiarazione dei redditi se le crypto sono detenute presso exchange esteri.
Passo dopo passo: come pagare le tasse sulle crypto con F24
Passo 1 — Raccogli tutta la documentazione delle operazioni
Prima di tutto, esporta dallo/dagli exchange che hai utilizzato lo storico completo delle transazioni dell'anno fiscale di riferimento. Molti exchange forniscono un file CSV o PDF con data, tipo di operazione, quantità e controvalore in euro o dollari al momento dell'operazione. Conserva questi documenti: sono la base per il calcolo delle plusvalenze e possono essere richiesti dall'Agenzia delle Entrate in caso di controllo.
Passo 2 — Calcola le plusvalenze e le minusvalenze nette
Per ogni operazione di realizzo, calcola la differenza tra prezzo di vendita e costo di acquisto documentato. Somma tutti i risultati positivi e negativi dell'anno: il saldo netto determina se sei in utile o in perdita. Se il saldo netto è positivo, su quella somma si applica l'aliquota del 33%. Se è negativo (minusvalenza), non paghi nulla per quell'anno ma puoi riportare la perdita nei quattro anni successivi per compensarla con future plusvalenze.
Passo 3 — Compila la dichiarazione dei redditi (Quadro RT e Quadro RW)
Le plusvalenze da criptovalute vanno indicate nel Quadro RT del Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico). Se utilizzi il modello 730, verifica se il tuo CAF o sostituto di imposta è abilitato a gestire questo quadro — in molti casi è necessario integrare con il Modello Redditi. Il Quadro RW serve invece per dichiarare le disponibilità di criptovalute detenute al 31 dicembre ai fini del monitoraggio fiscale e dell'eventuale IVAFE (imposta sul valore delle attività finanziarie estere), la cui applicabilità alle crypto è da verificare anno per anno secondo le circolari ADE vigenti.
Passo 4 — Versa l'imposta tramite modello F24
L'imposta sostitutiva del 33% sulle plusvalenze crypto si paga attraverso il modello F24, indicando il codice tributo specifico per le imposte sostitutive sulle attività finanziarie (verifica il codice aggiornato sul sito dell'Agenzia delle Entrate, poiché i codici tributo possono variare). Il versamento segue le stesse scadenze della dichiarazione dei redditi:
- Saldo e primo acconto: entro il 30 giugno (con possibilità di proroga al 31 luglio con una maggiorazione dello 0,40%);
- Secondo acconto: entro il 30 novembre.
Passo 5 — Gestisci le minusvalenze degli anni precedenti
Se negli anni fiscali precedenti hai registrato minusvalenze da criptovalute non ancora compensate, puoi utilizzarle per abbattere le plusvalenze dell'anno corrente. Il riporto è ammesso per un massimo di quattro anni successivi a quello in cui la perdita si è realizzata. Tieni traccia delle minusvalenze dichiarate anno per anno: il commercialista o il software dichiarativo le recupera automaticamente dal quadro RT degli anni precedenti.
Passo 6 — Considera il regime del risparmio amministrato (se disponibile)
Alcuni exchange o intermediari finanziari italiani abilitati possono agire da sostituto di imposta nell'ambito del regime del risparmio amministrato, calcolando e versando automaticamente l'imposta per tuo conto a ogni operazione di realizzo. In questo caso non devi compilare il Quadro RT per quelle operazioni. Verifica con il tuo exchange se offre questo servizio: la maggior parte degli exchange esteri non è abilitata, mentre alcuni operatori italiani lo sono.
Domande frequenti sulle tasse crypto in Italia
Devo pagare le tasse se ho solo detenuto crypto senza venderle?
No. La semplice detenzione (holding) non genera plusvalenze tassabili. L'imposta del 33% scatta solo al momento del realizzo, ossia quando vendi, converti o utilizzi le criptovalute. Tuttavia, se le tue crypto sono detenute su exchange esteri potresti avere obblighi di dichiarazione nel Quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale, indipendentemente dall'avere realizzato guadagni.
Cosa succede se ho realizzato sia guadagni che perdite nello stesso anno?
Puoi compensare minusvalenze e plusvalenze realizzate nello stesso anno fiscale: si tassa solo il saldo netto positivo. Se il saldo netto è negativo (perdita complessiva), non paghi alcuna imposta e puoi riportare la minusvalenza a riduzione delle plusvalenze dei quattro anni successivi. Questa compensazione vale all'interno della stessa categoria fiscale (plusvalenze da crypto con minusvalenze da crypto).
Come si calcolano le plusvalenze se ho acquistato le stesse crypto in momenti diversi?
In assenza di un metodo specifico obbligatorio indicato dall'Agenzia delle Entrate per le crypto, la prassi prevalente — in linea con i principi generali — è il metodo LIFO (Last In, First Out) o il costo medio ponderato. Dato che la normativa in questo ambito si evolve frequentemente, ti raccomandiamo di verificare le circolari ADE più recenti o di farti assistere da un professionista per scegliere il metodo corretto e applicarlo in modo coerente anno dopo anno.
Quali sono le scadenze per dichiarare e pagare le tasse sulle crypto nel 2026?
Per il periodo d'imposta 2025 (dichiarazione presentata nel 2026): la dichiarazione tramite Modello Redditi PF va presentata entro il 31 ottobre 2026. Il versamento del saldo e del primo acconto è in genere fissato al 30 giugno (o 31 luglio con maggiorazione), il secondo acconto al 30 novembre. Le scadenze esatte possono subire proroghe: verifica sempre sul sito ufficiale dell'Agenzia delle Entrate prima di procedere.
Conclusione
Pagare le tasse sulle criptovalute in Italia nel 2026 richiede organizzazione e una buona raccolta dei dati. I passaggi fondamentali sono: documentare ogni operazione, calcolare il saldo netto tra plusvalenze e minusvalenze, compilare correttamente il Quadro RT (e RW se necessario) e versare il 33% sull'eventuale guadagno netto tramite F24 entro le scadenze previste. Le minusvalenze non perdono valore: puoi riportarle fino a quattro anni dopo.
Se stai valutando dove tenere o investire le tue criptovalute, potresti trovare utili queste risorse del sito:
- Calcolatore IRPEF 2026 — per stimare il tuo carico fiscale complessivo
- Recensione DeGiro — broker regolamentato per chi investe anche in ETF e azioni
- Come investire in ETF — alternativa regolamentata con tassazione al 26%
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e sono basate sulla normativa vigente alla data di pubblicazione (giugno 2026). Per la tua situazione specifica, rivolgiti a un commercialista o consulta il sito ufficiale dell'Agenzia delle Entrate.