Come calcolare le tasse sui dividendi in Italia 2026

A cura della Redazione · Aggiornato il 29 giugno 2026 · 5 min di lettura

Se investi in azioni o ETF, prima o poi ricevi dividendi. La domanda che si pone ogni investitore è sempre la stessa: quanto ne rimane effettivamente in tasca dopo le tasse? In Italia, la risposta è abbastanza chiara: i dividendi sono soggetti a una ritenuta fissa del 26%, applicata direttamente alla fonte dal tuo broker o banca se agiscono da sostituto d'imposta. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, non devi fare nulla: la tassa viene trattenuta automaticamente. Ma quando si tratta di dividendi esteri, fondi in regime amministrato o situazioni particolari, il calcolo diventa più articolato. Questa guida ti spiega tutto quello che devi sapere per il 2026.

Come funziona la tassazione dei dividendi in Italia

In Italia, i dividendi percepiti da persone fisiche che non detengono partecipazioni nell'ambito di attività d'impresa sono soggetti a un'imposta sostitutiva del 26%, introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 e tuttora in vigore nel 2026. Questa aliquota si applica sia ai dividendi di società italiane che a quelli di società estere.

Dividendi italiani

Quando una società italiana distribuisce dividendi, applica una ritenuta a titolo d'imposta del 26% direttamente sull'importo erogato. Se investi tramite una banca o un broker italiano in regime di risparmio amministrato, il sostituto d'imposta gestisce tutto in automatico: ricevi il netto, senza ulteriori adempimenti fiscali.

Dividendi esteri

Per i dividendi provenienti da società estere (ad esempio azioni USA, tedesche o britanniche), la procedura è leggermente diversa. Lo Stato estero applica una propria ritenuta alla fonte (la withholding tax), e successivamente il broker italiano applica il 26% sul cosiddetto netto frontiera, ovvero sull'importo già decurtato della ritenuta estera. Questo può portare a una doppia tassazione parziale, che in alcuni casi si recupera tramite credito d'imposta.

Il regime dichiarativo

Se il tuo broker opera in regime dichiarativo (tipico di alcuni broker esteri non sostituti d'imposta), sei tu a dover calcolare e versare le imposte tramite la dichiarazione dei redditi. In questo caso, la corretta compilazione del quadro RM o RN del modello Redditi PF diventa essenziale. Verifica sempre la posizione del tuo intermediario prima di assumere che la ritenuta sia automatica.

Come calcolare le tasse sui dividendi: passo per passo

Passo 1 — Identifica il dividendo lordo

Il dividendo lordo è l'importo deliberato dalla società prima di qualsiasi tassazione. Se investi tramite un broker italiano, il rendiconto periodico indica solitamente sia il lordo che il netto accreditato. Prendi sempre come base di calcolo il valore lordo.

Esempio: Hai ricevuto un dividendo lordo di 1.000 euro da una società italiana.

Passo 2 — Applica l'aliquota del 26%

Moltiplica il dividendo lordo per 0,26 per ottenere l'imposta dovuta.

Esempio: 1.000 € × 26% = 260 € di imposta → netto accreditato: 740 €

Passo 3 — Gestisci i dividendi esteri (netto frontiera)

Per dividendi provenienti dall'estero, il calcolo avviene in due fasi:

  1. Lo Stato estero trattiene la sua ritenuta. Ad esempio, gli USA applicano il 15% (grazie alla convenzione contro la doppia imposizione con l'Italia).
  2. Il broker italiano applica il 26% sul netto frontiera, ovvero sul dividendo dopo la ritenuta estera.

Esempio con azione USA: Dividendo lordo 1.000 €. Ritenuta USA 15% = 150 €. Netto frontiera: 850 €. Ritenuta italiana 26% su 850 € = 221 €. Netto finale: 629 €.

La ritenuta estera del 15% può essere recuperata come credito d'imposta fino a concorrenza dell'imposta italiana dovuta (26% sul lordo = 260 €). In questo esempio, il credito massimo spettante è 260 € - 221 € = 39 €, da richiedere tramite dichiarazione dei redditi.

Passo 4 — Verifica il trattato fiscale applicabile

L'Italia ha stipulato convenzioni contro la doppia imposizione con la maggior parte dei Paesi. Queste convenzioni determinano la percentuale massima di ritenuta che lo Stato estero può applicare. Per i Paesi senza convenzione, la ritenuta estera può essere più alta e il recupero tramite credito d'imposta più complesso. Consulta sempre il sito dell'Agenzia delle Entrate per il trattato specifico del Paese di origine del dividendo.

Passo 5 — Dichiarazione dei redditi (quando necessario)

Se il tuo broker è sostituto d'imposta in regime amministrato, non devi fare nulla: l'imposta è già stata assolta. Se invece operi in regime dichiarativo, devi riportare i dividendi nel quadro RM (redditi soggetti a tassazione separata) o nel quadro CE per il credito d'imposta estero. Per verificare la procedura aggiornata, fai sempre riferimento alle istruzioni ufficiali pubblicate dall'Agenzia delle Entrate su agenziaentrate.gov.it.

Domande frequenti sui dividendi e le tasse

I dividendi vanno dichiarati nel modello 730?

Se li hai ricevuti tramite un broker italiano in regime di risparmio amministrato, no: la ritenuta è già stata applicata alla fonte e non devi inserirli nel 730. Se invece il broker opera in regime dichiarativo (tipico di alcuni intermediari esteri), devi usare il modello Redditi PF (non il 730) e compilare i quadri appositi. Verifica sempre il regime applicato dal tuo intermediario.

Come funziona il credito d'imposta per le ritenute estere?

Il credito d'imposta per le ritenute estere consente di evitare la doppia tassazione. Puoi recuperare la ritenuta pagata all'estero fino a concorrenza dell'imposta italiana dovuta (26% sul dividendo lordo). Il recupero avviene in sede di dichiarazione dei redditi compilando il quadro CE del modello Redditi PF. In molti casi, i broker italiani applicano già automaticamente la compensazione; verifica il tuo rendiconto annuale.

Cosa cambia per i dividendi da partecipazioni qualificate?

Dal 2018, anche i dividendi derivanti da partecipazioni qualificate (ovvero partecipazioni superiori al 20% dei diritti di voto o al 25% del capitale nelle società non quotate, o superiori al 5% nelle quotate) sono soggetti alla ritenuta del 26% a titolo d'imposta, come le partecipazioni non qualificate. Il regime transitorio che prevedeva la concorrenza parziale al reddito IRPEF si applicava solo agli utili prodotti fino al 31 dicembre 2017 e, per il 2026, è ormai esaurito nella quasi totalità dei casi pratici.

I dividendi degli ETF sono tassati allo stesso modo?

Dipende dalla struttura dell'ETF. Gli ETF a distribuzione che erogano proventi periodici applicano la stessa ritenuta del 26%. Gli ETF ad accumulazione, invece, non distribuiscono dividendi: i proventi vengono reinvestiti automaticamente nel fondo e la tassazione scatta solo al momento della vendita delle quote, come capital gain al 26%. Per gli ETF armonizzati, il broker italiano in regime amministrato gestisce tutto in automatico.

Conclusione

La tassazione dei dividendi in Italia nel 2026 è tutto sommato semplice nella sua struttura di base: un'aliquota fissa del 26% applicata alla fonte. La complessità emerge soprattutto con i dividendi esteri, dove la gestione delle ritenute estere e del credito d'imposta richiede attenzione, e nei casi in cui il broker non opera come sostituto d'imposta e occorre provvedere autonomamente in dichiarazione dei redditi.

Se vuoi capire come incidono le tasse sulle tue entrate complessive, puoi usare il nostro calcolatore IRPEF per simulare il tuo carico fiscale annuale. Se stai valutando su quale piattaforma investire per beneficiare del regime amministrato automatico, leggi la nostra recensione di DEGIRO o confronta i migliori broker disponibili in Italia. Per qualsiasi dubbio sulla compilazione della dichiarazione, fai sempre riferimento alle istruzioni ufficiali dell'Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it) o a un consulente fiscale abilitato.